05 ottobre 2016

Dove regna la confusione assoluta


Caro Giuseppe D’Arrigo, 

interessante il tuo scritto, tanto da far capire quello che è successo e continua a succedere, ma quello che conta è la storia vissuta in ANSE. Mi riferisco alla storia personale di ciascuno di noi. Valgono i risultati che si sono raggiunti stando a stretto contatto con i Soci e la soddisfazione degli stessi, come valutazione a tutto campo su ciò che abbiamo fatto ed i livelli di riconoscimento raggiunti sul piano personale. Il giudizio che loro ci  danno per l’impegno profuso ci gratifica soprattutto in un mondo fatto anche di ipocrisie e disinteresse. La forbice si allarga di più se si va sempre più in alto. E’ questo che fa la differenza tra coloro che hanno fatto e fanno ed altri che non hanno fatto e continuano a non fare, anzi……!
Ti voglio raccontare un qualcosa di veramente accaduto. Un’insegnante di scuola elementare assegna ai suoi alunni della quarta classe un tema da svolgere a casa: “Una gita fuori porta”.  Uno degli  alunni così svolge il suo componimento.

<< Domenica scorsa sono andato assieme con tutta la famiglia (nonni, genitori, figli, nipoti e altri parenti) a fare una gita. Era una gita fuori porta programmata da mia mamma, perché doveva chiedere un favore a un Santo. Dopo tanti chilometri siamo arrivati in una chiesa, mia madre, avvicinandosi alla statua del Santo, dice: Siamo venuti a pregarti di esaudire un nostro desiderio e chiederti un grosso favore. Ho una figlia sposata da quattro anni e fino ad ora, sebbene abbiano tentato con lo sposo, non sono riusciti ad avere un figlio. Ci raccomandiamo a te per un miracolo. Dopo aver mangiato le abbondanti pietanze che avevamo portato, siamo tornati a casa.  Passa un po’ di tempo e dopo due mesi mia sorella aspetta un bambino. Ma…forse…abbiamo pregato poco… o il Santo si è “confonduto”: anziché restare incinta mia sorella, la sposata, è rimasta incinta l’altra mia sorella, quella non sposata. >>

Riflessione: chissà se anche qualche manager volontario si sia anche lui “confonduto” per il troppo lavoro.


                                                                              Stefano Di Vincenzo




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