Caro Giuseppe D’Arrigo,
interessante il tuo scritto, tanto da far
capire quello che è successo e continua a succedere, ma quello che conta è la
storia vissuta in ANSE. Mi riferisco alla storia personale di ciascuno di noi. Valgono
i risultati che si sono raggiunti stando a stretto contatto con i Soci e la
soddisfazione degli stessi, come valutazione a tutto campo su ciò che
abbiamo fatto ed i livelli di riconoscimento raggiunti sul piano personale. Il
giudizio che loro ci danno per l’impegno
profuso ci gratifica soprattutto in un mondo fatto anche di ipocrisie e disinteresse.
La forbice si allarga di più se si va sempre più in alto. E’ questo che fa la
differenza tra coloro che hanno fatto e fanno ed altri che non hanno fatto e continuano
a non fare, anzi……!
Ti voglio raccontare un qualcosa di veramente accaduto. Un’insegnante
di scuola elementare assegna ai suoi alunni della quarta classe un tema da
svolgere a casa: “Una gita fuori porta”. Uno degli
alunni così svolge il suo componimento.
<< Domenica scorsa sono
andato assieme con tutta la famiglia (nonni, genitori, figli, nipoti e altri
parenti) a fare una gita. Era una gita fuori porta programmata da mia mamma,
perché doveva chiedere un favore a un Santo. Dopo tanti chilometri siamo arrivati
in una chiesa, mia madre, avvicinandosi alla statua del Santo, dice: Siamo
venuti a pregarti di esaudire un nostro desiderio e chiederti un grosso favore.
Ho una figlia sposata da quattro anni e fino ad ora, sebbene abbiano tentato
con lo sposo, non sono riusciti ad avere un figlio. Ci raccomandiamo a te per
un miracolo. Dopo aver mangiato le abbondanti pietanze che avevamo portato,
siamo tornati a casa. Passa un po’ di tempo
e dopo due mesi mia sorella aspetta un bambino. Ma…forse…abbiamo pregato poco…
o il Santo si è “confonduto”: anziché restare incinta mia sorella, la sposata,
è rimasta incinta l’altra mia sorella, quella non sposata. >>
Riflessione: chissà se anche qualche manager volontario si sia anche
lui “confonduto” per il troppo
lavoro.
Stefano
Di Vincenzo
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