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17 dicembre 2017

I (lu)cani sciolti




Qualcuno, alludendo ai soci che non condividono la ristrutturazione dell’ANSE, li ha definiti cani sciolti (in senso evidentemente dispregiativo), per significare che si tratta di pochi soggetti non in grado di ostacolare la “grande riforma”.
Tra i suddetti cani ci siamo (e ne siamo fieri) anche noi, i (lu)cani, sciolti sì, ma nel vero significato dell’espressione, cioè non legati al guinzaglio, non fermati o trattenuti e liberi da vincoli, schierati a guardia della loro comunità sociale e a presidio del loro territorio per vanificare gli assalti di un branco di lupi che tenta di colonizzarlo.

22 giugno 2017

Se il parere negativo dei soci diventa “moderatamente positivo”


La questione della ristrutturazione della rete territoriale ANSE, al centro dell’attenzione della comunità associativa negli ultimi mesi, ha avuto il suo epilogo nelle assemblee dei soci, convocate allo scopo presso i Nuclei territoriali, che si sono espresse a favore o contro gli accorpamenti ipotizzati nel progetto nazionale. Poiché il quesito proposto ai soci era secco, logica vuole che i risultati delle votazioni svoltesi nelle assemblee non possano prestarsi ad equivoci o essere strumentalizzati. E invece nell’ANSE, più della logica dei numeri, vale la parola del Presidente nazionale, il quale, nel comunicare tali risultati alle strutture organizzative dell’Associazione, con sua lettera del 1° giugno scorso, ha scritto testualmente, riferendo dei risultati delle assemblee svoltesi in Puglia e Basilicata: “[…] Sezioni Puglia - Basilicata: parere negativo espresso dalla Sezione Basilicata e moderatamente positivo espresso dalla Sezione Puglia.” Particolarmente incuriositi dall’espressione “moderatamente positivo” utilizzata per definire il risultato espresso dalle assemblee della Puglia, ci siamo chiesti cosa volesse dire esattamente il Presidente nazionale, sopratutto perché le notizie in nostro possesso erano del tutto diverse.
Per questo motivo, abbiamo voluto approfondire i fatti attraverso una scrupolosa verifica, pervenendo alla puntuale conferma di ciò che già sapevamo: la citata espressione è stata utilizzata dal Presidente per nascondere il vero risultato delle assemblee dei soci svoltesi nella Sezione Puglia, che è stato negativo, contrariamente alla definizione edulcorata contenuta nella missiva presidenziale. Per essere chiari, tutti i Nuclei della Puglia hanno espresso parere contrario riguardo all’accorpamento della loro Sezione con la Sezione Basilicata; inoltre hanno espresso sempre parere contrario all’accorpamento di alcuni Nuclei della stessa Sezione, con la sola eccezione del Nucleo di Monopoli che ha detto no all’accorpamento delle due Sezioni e si è espresso positivamente sulla sua confluenza nel Nucleo di Bari.
Il Presidente nazionale, dunque, ha mentito spudoratamente sui risultati della Puglia, con l’intento di mistificare i fatti, che invece andrebbero affrontati con coraggio e senso della realtà. Un Presidente avveduto non ricorre a sotterfugi meschini per sostenere i suoi disegni, perché, come accade nel poker, qualcuno "va a vedere" le carte e scopre il bluff. Ai soci non si possono raccontare mezze verità o addirittura bugie, considerandoli dei cretini disposti ad accettare tutto standosene zitti, perché, in ogni caso, la verità non tarda a farsi strada, anche in un ambiente irto di ostacoli. L’accaduto né è la prova evidente.
Il rispetto verso gli altri presuppone sempre un comportamento e un contegno adeguati, tanto più se si rappresenta una comunità di persone. Non si può dire che il comportamento e il contegno, siano stati all’altezza della situazione, mentre è emersa l’arroganza di chi vuole imporre ad ogni costo la sua volontà.
La gravità dell’accaduto dovrebbe suggerire al Presidente e all’intero Comitato Direttivo nazionale, che con lui condivide il governo dell’Associazione, un dignitoso gesto riparatore, come le dimissioni immediate, assumendosi fino in fondo la responsabilità di non aver detto ai soci tutta la verità. Tuttavia, non accadrà nulla, non abbiamo dubbi, perché il coraggio di farsi carico delle proprie azioni, ammettendo gli errori comunque commessi, è una virtù molto rara nell’ANSE.






17 maggio 2017

La verità ignorata

Lettera aperta al Presidente nazionale dell'ANSE



Signor Presidente,
come da lei espressamente richiesto, l’amico Luigi Punzi, Presidente della Sezione ANSE della Basilicata, ha portato a conoscenza dei soci il contenuto della sua lettera del 9 maggio 2017, inviatagli per puntualizzare alcuni rilievi formulati dai soci sull’ipotesi di ristrutturazione della rete territoriale associativa, nel corso dalle assemblee dei Nuclei di Potenza e di Matera. Per questo motivo, come iscritto al Nucleo di Matera della Sezione Basilicata e destinatario indiretto della citata missiva, ho pieno titolo a darle la mia risposta.

Le sue puntualizzazioni non scalfiscono assolutamente i rilievi formulati, frutto del partecipato dibattito svoltosi nelle Assemblee suddette, che motivano l’unanime voto contrario all’ipotesi di ristrutturazione. Anzi, il tono assertivo della sua lettera dimostra che la volontà dei soci chiamati a esprimersi non ha, per lei, alcun valore e che nessuna ragione potrà ostacolare la realizzazione dell’ipotizzata ristrutturazione territoriale dell’Anse che le sta a cuore.
Non mi soffermerò, quindi, sui rilievi; tanto sono riportati nei verbali delle Assemblee e nella petizione indirizzata, tra gli altri, anche a lei da 228 soci iscritti alla Sezione. Mi preme soltanto farle pubblicamente qualche osservazione.

La prima riguarda l’asserita regolarità della convocazione dell’Assemblea nazionale, in merito alla quale lei afferma:
“L’Assemblea nazionale del 13/14 dicembre 2016 è stata regolarmente convocata ed ha approfonditamente discusso il progetto di ristrutturazione tempestivamente messo all’ordine del giorno, […].”
Tale affermazione non corrisponde alla realtà dei fatti, perché l’ordine del giorno originario della convocazione, datata 8 novembre 2016, non prevedeva l’approvazione dell’ipotesi di ristrutturazione. Al contrario di quanto sostiene, Lei ha integrato l’ordine del giorno della riunione all’ultimo momento - e non tempestivamente - con lettera n. 225 del 6 dicembre 2016, aggiungendo il seguente punto:
“2 bis) Esame e approvazione del Documento “Ipotesi di ristrutturazione dell’Anse” (già trasmesso ai Membri del Comitato direttivo nazionale con prot. n. 214 del 28/11/2016 ed ai Presidenti di Sezione con comunicazione n. 223, del 1° dicembre u.s.).”.
Come ben sa, lo Statuto prescrive che la convocazione, e di conseguenza l’ordine del giorno, siano trasmessi ai membri dell’Assemblea con il preavviso di almeno un mese. Pertanto, nel caso in esame, il potere di integrare eventualmente l’ordine del giorno, inserendo il nuovo argomento, spettava solo all’Assemblea nazionale, alla cui approvazione lei avrebbe dovuto sottoporre la proposta. Dal verbale di riunione non risulta che l’Assemblea abbia formalmente deliberato in tal senso.

L’altra osservazione si riferisce all’affermazione contenuta nella sua lettera, secondo cui (riporto testualmente):
“Il Progetto di ristrutturazione - e questo è un aspetto che intendo sottolineare con decisione - è stato definito a conclusione di una serie di incontri tra il Comitato direttivo nazionale ed i Presidenti ed i Responsabili di Nucleo della quasi totalità delle Sezioni (in proposito ti ricordo l’incontro di Salerno del dicembre 2015 con le Sezioni Basilicata, Puglia e Calabria).
Nel corso di tali incontri sono stati approfonditamente esaminati il funzionamento e le prospettive dell’Associazione nei singoli ambiti territoriali, a conferma dell’attenzione posta dagli Organi nazionali a preservare il radicamento territoriale dell’Associazione, pur in un contesto di adeguamento della rete associativa alle modifiche organizzative nel frattempo introdotte in Azienda.”.

La verità è totalmente diversa, perché, non risulta da alcun documento che negli incontri richiamati nella sua lettera si sia parlato di adeguamento della rete associativa territoriale dell’ANSE. Lei stesso, infatti, nel riferire dell’esito di tali incontri all’Assemblea nazionale, riunita il 9 e 10 dicembre 2015, si esprime in termini del tutto opposti a quello che scrive oggi. Lo testimoniano gli atti ufficiali, che sono costretto a citare di nuovo per evitare qualsiasi dubbio o fraintendimento. Riporto quanto è scritto nel verbale di riunione:
“Pardini, interviene per evidenziare che già in passato sono state attivate (CDN e Presidenza) iniziative per organizzare sul territorio incontri tra Sezioni contigue per realizzare una sorta di solidarietà orizzontale […].
La finalità di questi incontri è al tempo stesso operativa e formativa nonché quella di far conoscere i Responsabili territoriali e di sviluppare un comune sentire finalizzato a fare in modo che si possano generare delle ricadute positive nei confronti di soci, ferma restante l'attuale organizzazione territoriale. La capillarità della nostra organizzazione viene riconosciuta quale elemento fondamentale per l'interazione ed interlocuzione con i soci che devono percepire l'Anse come una struttura il più possibile vicina alle loro esigenze.".

Dichiarazione inequivocabile e rassicurante la sua, resa nella più alta (dopo il Congresso) sede istituzionale dell’Associazione, che conferma la validità dell’attuale organizzazione territoriale, considerandola elemento fondamentale per l’interazione e l’interlocuzione con i soci.
Se le parole hanno un significato, che in questo caso - scusi la ripetizione - è inequivocabile, lei non può oggi tentare di far passare il concetto che il progetto di ristrutturazione di cui si discute sia, in qualche modo, il risultato della partecipazione corale dei rappresentanti delle strutture periferiche intervenuti ai citati incontri, e che gli stessi partecipanti siano stati informati dai rappresentanti nazionali della loro intenzione di procedere a un drastico ridimensionamento della rete territoriale dell’Associazione.
La coerenza, evidentemente, non rientra tra le sue virtù e potrebbe essere affar suo, se attinente a una vicenda privata. Nel caso specifico, invece, riguarda l’Associazione e i suoi iscritti, molti dei quali (me compreso) non possono accettare di essere trattati dal Presidente nazionale alla stregua di bravi e docili “dopolavoristi”, disposti ad accettare acriticamente i mutamenti del suo pensiero e le correlate acrobazie dialettiche.

                                                                                       Prospero Figundio








15 aprile 2017

L'editto di Roma

La contestata ristrutturazione della rete territoriale dell’ANSE, predisposta dagli organi centrali, ha stimolato, oltre agli addetti ai lavori, anche molti soci, che si sono sforzati di comprendere i veri motivi che sono alla base del progetto. Sull’argomento, il socio Antonio Rita, iscritto alla Sezione Basilicata, ha indirizzato al Presidente nazionale dell’Associazione la lettera aperta che pubblichiamo insieme alla risposta di quest’ultimo.
Lasciamo ai lettori il compito di valutare tutti gli aspetti della questione e trarre le loro conclusioni. Qui ci limitiamo a poche semplici considerazioni, suggeriteci dalla lettura della risposta del Presidente nazionale.
L’ipotesi di ristrutturazione, definita eufemisticamente “progetto”, è nella sostanza un vero e proprio ordine esecutivo senza spazi di interpretazione; è un’imposizione unilaterale di volontà che esclude ogni possibilità di interloquire. La conferma viene anche dalla perentoria frase finale della risposta presidenziale, che fuga eventuali dubbi residui: “Osservo poi, conclusivamente, che il progetto di ristrutturazione è stato approfonditamente discusso dai massimi Organi associativi che - me lo consenta - credo dispongano della giusta prospettiva per adottare le decisioni del caso.” Detto in termini meno aulici, liquida il socio, che ha avuto l’ardire di motivare il perché oltre 500 soci della Sezione Basilicata sono demoralizzati e delusi e chiedere al Presidente una mediazione e una fase di riflessione per comporre le lacerazioni emerse, con un messaggio sottinteso: non hai le basi e la competenza per fare osservazioni di questa natura. 

Quanto alle finalità dichiarate della ristrutturazione, in virtù della quale “la reintroduzione della specularità della “rete” associativa all’attuale organizzazione dell’Azienda (in primis di E - Distribuzione) combinata ad una fase successiva tesa a favorire un rinnovamento culturale dei quadri direttivi”, rileviamo prima di tutto che la definizione di “quadri direttivi”, tanto cara al Signor Presidente, è adatta a contesti aziendali e non a un'associazione. La terminologia assume un rilievo importante in questo caso, perché evidenzia un modo di considerare i titolari di cariche associative a dir poco singolare. Non si tratta, infatti, di quadri direttivi, bensì di rappresentanti dei soci, cioè di soci scelti dalla comunità associativa a rappresentarla attraverso libere elezioni. Piaccia o no al Signor Presidente - non ci troviamo di fronte a funzionari o comunque a subordinati, selezionati in base a criteri stabiliti unilateralmente dall’imprenditore, ma di persone che accedono alle cariche sociali per mandato elettivo conferito dai soci, i quali ne conoscono e ne valutano la probità, l’esperienza, le capacità e anche il bagaglio culturale. La differenza è sostanziale.
Per tornare al rinnovamento culturale dei rappresentanti dei soci, è chiaro a tutti che si tratta di un’asserzione priva di significato, non essendoci alcun nesso con la ristrutturazione della rete territoriale della dell’Associazione. Notiamo soltanto che gli attuali degni e stimati rappresentanti dei soci, sarebbero - secondo il presidenziale pensiero - praticamente poco idonei a svolgere il loro ruolo, non possedendo la necessaria capacità di aggiornarsi culturalmente. Gli interessati possono essere più che soddisfatti di tanta considerazione! 
Ai soci ANSE della Sezione Basilicata resta invece l’obbligo di chiedersi come mantenere gli impegni più importanti che la Sezione aveva in programma per i prossimi anni. E sapranno trovare la soluzione, ne siamo certi.


La lettera di Antonio Rita

                                      
                                                        Al Sig. Presidente Nazionale dell’ANSE

Sig. Presidente,
sono un iscritto  della Sezione ANSE Basilicata e Le scrivo  queste poche righe per manifestare  un profondo convincimento di contrarietà, condiviso non solo da tutti i soci della Basilicata ma anche da molti di altre Sezioni, alla proposta di  “accorpare” le Sezioni delle Regioni più piccole a quelle più grandi.
L’Associazione che Lei presiede è percepita dai soci come una “Istituzione” importante non solo perché tiene vivo nel tempo il senso di appartenenza alla “grande famiglia ENEL” che ha svolto, e continuerà a farlo, un ruolo decisivo nello sviluppo della nostra nazione, ma anche perché le singole Sezioni regionali ANSE hanno esperienze e competenze tali per “trattare” tematiche specifiche del territorio di appartenenza.
La “modernizzazione” di un’istituzione non può avvenire con un atto di “imperio”, ma viene preceduta sempre da una fase “costituente” dove i singoli sono protagonisti del nuovo progetto proprio per scongiurare imposizioni dall’alto. Quando questa via non è interamente percorsa, significa che si sta preparando la “morte” della stessa istituzione.
Nelle Regioni più piccole e, quindi, anche in Basilicata, il “Suo Progetto” è inteso da molti non solo come un “ridimensionamento del ruolo” ma come un esplicito invito a “scomparire per non arrecare disturbo”. A noi Lucani, cittadini di periferia, la storia ha insegnato che l’iter dei “forti” segue una sua standardizzazione: prima porta all’isolamento, segue la marginalizzazione e, infine, ha come ultima meta l’annullamento.  
Il nostro “no” unanime non La vuole irritare ma solo far riflettere se è il caso di privarci di uno strumento importante ( la nostra Sezione), del Suo personale contributo e di quello di tutta l’ANSE proprio nel momento in cui molti soci stanno maturando idee su come  e con quali progetti partecipare a “Matera 2019” e  con quali proposte tentare di  incidere sulla pianificazione energetica della Regione d’Italia (Basilicata), più ricca di petrolio ma molto povera, degradata e senza prospettive per il futuro.  
Tuttavia, se Lei è convinto  che, in pratica, nulla cambierà a livello di autonomia decisionale nonostante il declassamento della Sezione a Nucleo, dobbiamo prendere atto che si vuole attuare un ampio progetto geopolitico in cui le periferie non devono “avere parola”. Non possiamo rinunciare alla nostra Sezione ANSE proprio perché  si è intrapresa la via peggiore per noi Lucani cioè quella che “isola, emargina, annulla”. La saluto con rispetto.
Potenza, 10/04/2016
                                                                Antonio Rita - socio della Sezione ANSE Basilicata


...e la risposta del Presidente nazionale 















16 febbraio 2017

Ricordo di Paolo Castellani, padre fondatore dell'ANSE


La scomparsa dell’Avvocato Paolo Castellani suscita grande tristezza in tutti quelli che lo hanno conosciuto e apprezzato, sia nella veste di alto dirigente dell’Enel e sia come dirigente nazionale dell’ANSE, di cui fu uno dei padri fondatori e grande animatore.  
Anch’io ho avuto il privilegio di conoscerlo tanti anni or sono e poi di godere della sua amicizia e dei suoi consigli; perciò l’emozione non mi rende facile il compito di scrivere queste modeste righe per ricordare la sua nobile figura e la sua profonda umanità.
La sua grande saggezza, frutto delle sue alte capacità intellettuali e del suo valore professionale, ne caratterizzavano la sua personalità e la sua autorevolezza. L’Avvocato Castellani, come usavamo chiamarlo, è stato per l’ANSE sempre un punto di riferimento importantissimo, anche quando ha scelto di rinunciare a ricoprire cariche sociali a causa del progredire dell’età, preferendo continuare la sua militanza come semplice e fedele iscritto e interessandosi sempre alle vicende dell’Associazione. 
Rendo omaggio al caro amico e, unendomi nella preghiera, esprimo, anche a nome di tanti soci ANSE, il cordoglio alla famiglia, e in particolar modo alla figlia Chiara, medico missionario, splendido esempio di solidarietà umana e di dedizione al prossimo.
                                                                                           
                                                                                           Prospero Figundio






01 febbraio 2017

ANSE, chi l’ha vista?


Non volevamo crederci, ma il documento che ci è stato mostrato parla chiaro: l’ANSE non ha la sua sede legale in Viale Regina Margherita n. 125 del comune di Roma. L’Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio Unico presso la Corte di Appello di Roma, recatosi all’indirizzo suddetto per consegnare un atto destinato all’ANSE, ha infatti certificato, nella “Relazione di notificazione” del 16/12/2016, l’impossibilità di eseguire la notifica “poiché, da informazioni assunte sul posto, il predetto risulta non avere la sede presso Enel S.p.A. come mi dichiara il Sig.[….] imp.to Enel.”  
All’incredulità iniziale è subentrato lo sconcerto, perché è noto a tutti che la sede legale dell’ANSE è da oltre dieci anni all’indirizzo sopra indicato, nel palazzo dell’Enel, nel quale, peraltro, è ospitata la Sezione ANSE del Lazio. La riportano tutti i documenti ufficiali dell’Associazione ed è piuttosto singolare che gli addetti ai servizi dell’Enel non sappiano nulla.  
In ogni caso, non ci interessa indagare sui motivi che hanno indotto l’impiegato dell’Enel a dichiarare quanto riportato dall’Ufficiale Giudiziario. Pensiamo che si sia trattato di un errore, anche perché siamo certi che l’Associazione, di cui facciamo parte, non ricorre a metodi conosciuti dai furbi e dal malaffare per non farsi trovare. Tuttavia, non possiamo sottovalutare la gravità dell’episodio, inammissibile in un’Associazione di dimensione nazionale. Il fatto che l’ANSE risulti “irreperibile” presso la sua sede legale fa emergere seri dubbi sul funzionamento dell’organizzazione associativa e chiama in causa gli amministratori - in primis il Presidente - che ne sono responsabili. Una seria analisi della situazione associativa, di cui quanto accaduto rappresenta solo un episodio, dovrebbe indurli, al di là delle loro certezze, a valutare con onestà intellettuale il proprio operato e i risultati ottenuti, traendone le relative conseguenze.  




05 gennaio 2017

ANSE in tribunale


A conclusione del mio post pubblicato su questo blog il 29 settembre 2016, sotto il titolo “Se l'esercizio del diritto di critica comporta l’espulsione dall’ANSE”, ponevo alcuni interrogativi, tra i quali il seguente:
“È normale che per difendersi da accuse infondate e infamanti occorre farsi assistere da un avvocato, e non basta appellarsi all’Organo di garanzia statutaria (Collegio dei Probiviri), ma è necessario procedere per via giudiziaria?”
A questo quesito gli organi centrali dell’ANSE (Presidenza, Comitato direttivo e Assemblea nazionale) non hanno mai dato una qualsivoglia risposta, perché evidentemente ritengono che il loro comportamento sia adamantino e perciò esente da qualsiasi censura, tanto da poter affrontare anche un procedimento giudiziario, da cui sperano di uscire vittoriosi. Beati loro, vien da dire, aggiungendo subito che una dirigenza più accorta e meno sprezzante, dovrebbe sempre avvertire la responsabilità di saper gestire la vita associativa con imparzialità e nel rispetto delle regole della democrazia. Purtroppo, i fatti dimostrano il contrario.
Quanto sia stata equilibrata ed imparziale la gestione dell’annosa vicenda della Sezione Sicilia, che, tra l’altro, ha portato all’estromissione dall’Associazione del sottoscritto e di un altro socio, è cosa nota ed è inutile tornarci sopra, visto che ora dovrà occuparsene il giudice.
È spiacevole dover constatare che, a causa della presunzione senza limiti della sua dirigenza, prossima alla temerarietà,  l’Associazione debba difendersi in un’aula di tribunale per aver adottato due provvedimenti di espulsione ingiusti e lesivi delle regole statutarie, oltre che contrari al comune buon senso.
L’atto di citazione per la revoca di detti provvedimenti è stato depositato al Tribunale di Roma,  presso cui  è stata fissata la prima udienza del procedimento per il prossimo 10 aprile 2017.
                                                                                                                                                                                                                                           Giuseppe D’Arrigo



02 gennaio 2017

Una ristrutturazione dell’Anse che non piace

di Pasquale Cutino

La letterina di Natale scritta da alcuni soci dell’Anse, in risposta alla cartolina di auguri di Franco Pardini, suscita alcune riflessioni. In primo luogo, richiama alla mente una canzone in voga oltre cinquant’anni fa che, tra il serio e il canzonatorio, evidenziava alcuni momenti di esaltazione dei capi. E’ opportuno precisare che all’autore della cartolina vanno i miei più sinceri  ringraziamenti per il gentile pensiero e gli auguri per il nuovo anno. Avrei gradito che la stessa fosse inviata anche a nome dell’Anse e non solo del suo rappresentante. La mia ironia, che può sembrare esagerata, nasce dal fatto che assistiamo in continuazione, nella gestione dell’Associazione, a diversi esempi di egocentrismo e dimentichiamo che faticosamente si è arrivati a formulare lo statuto attuale dell’Anse, nato da quello dell’Uglae, attraverso continui aggiustamenti e confronti tra le diverse realtà regionali; ancora ora occorrerebbe continuare quest’azione di modifica al fine di pervenire ad una struttura solidamente  democratica, in grado di affrontare in maniera coerente tutte le problematiche che pongono i soci e che nascono dall’esercizio quotidiano della gestione dell’associazione. Quando osserviamo, invece, che gli sforzi di tanti anni di lavoro vengono disattesi e interpretati in maniera da evidenziare solo l’autoaffermazione di una sola persona, nasce in chi ha seguito l’associazione fin dalle sue origini, una legittima reazione a questa deriva. 
Gli organi istituzionali previsti dallo statuto e dal regolamento elettorale vanno onorati e non ignorati. Ad esempio nel verbale della riunione dei Probiviri del 16 Maggio 2014, in merito ad un quesito posto da alcuni soci dell’Anse Campania  relativo all’applicazione corretta del regolamento elettorale, evidenziato dagli stessi con la nota del 28 Aprile 2014, il Collegio ha ritenuto di non poter formulare alcuna valutazione stante il silenzio normativo dei testi sociali, auspicando per la soluzione del caso un’integrazione statutaria da parte degli organi associativi a ciò deputati. Fino a questo momento non mi risulta esserci stata alcuna iniziativa atta ad onorare l’invito rivolto dal Collegio dei Probiviri. Questo comportamento da Ponzio Pilato ha fatto prevalere in sostanza la tesi sostenuta da elementi che hanno adoperato un linguaggio scurrile minaccioso e violento.
Debbo ritenere che tale comportamento sia una scelta voluta che agevola chi non ha alcuna voglia di applicare i testi sociali e che l’aver ridotto l’attività dell’Associazione, in alcune aree, solamente alla stipula di convezioni e all’organizzazione di gitarelle, ci abbia completamente allontanati dagli intenti istituzionali dell’Anse, a cui l’Enel dette, alla sua nascita, tutto il suo appoggio materiale, ma soprattutto morale. Era compito di coloro che si sono avvicendati nella conduzione dell’Anse, operare sempre in autonomia ed in coerenza con questi intenti, senza alcuna necessità di legare la struttura territoriale dell’ANSE a quella dell’Enel, perché le esigenze organizzative dell’Associazione sono del tutto diverse da quelle dell’Enel. Sintetizzando: è normale che la fine del monopolio abbia imposto all’Enel di modificare anche radicalmente le strutture che la nostra generazione aveva contribuito a creare, per adeguarle alla innovazione tecnologica e alle più pressanti esigenze dei clienti; di contro non risponde ad alcun senso logico eliminare alcune strutture territoriali ANSE, solo allo scopo di rendere la rete territoriale dell’Associazione speculare a quella del’Enel. 
Non occorre essere dei veggenti per concludere che l’eliminazione di un consistente numero strutture periferiche dalla rete Anse darà l’avvio ad un progressivo e lento impoverimento dell’Associazione. Tutto il rispetto per come si vuole ristrutturare l’Enel, ma occorre tener presente che gli obiettivi della nostra Associazione sul territorio sono ben diversi da quelli dell’Enel.          


       

05 ottobre 2016

Dove regna la confusione assoluta


Caro Giuseppe D’Arrigo, 

interessante il tuo scritto, tanto da far capire quello che è successo e continua a succedere, ma quello che conta è la storia vissuta in ANSE. Mi riferisco alla storia personale di ciascuno di noi. Valgono i risultati che si sono raggiunti stando a stretto contatto con i Soci e la soddisfazione degli stessi, come valutazione a tutto campo su ciò che abbiamo fatto ed i livelli di riconoscimento raggiunti sul piano personale. Il giudizio che loro ci  danno per l’impegno profuso ci gratifica soprattutto in un mondo fatto anche di ipocrisie e disinteresse. La forbice si allarga di più se si va sempre più in alto. E’ questo che fa la differenza tra coloro che hanno fatto e fanno ed altri che non hanno fatto e continuano a non fare, anzi……!
Ti voglio raccontare un qualcosa di veramente accaduto. Un’insegnante di scuola elementare assegna ai suoi alunni della quarta classe un tema da svolgere a casa: “Una gita fuori porta”.  Uno degli  alunni così svolge il suo componimento.

<< Domenica scorsa sono andato assieme con tutta la famiglia (nonni, genitori, figli, nipoti e altri parenti) a fare una gita. Era una gita fuori porta programmata da mia mamma, perché doveva chiedere un favore a un Santo. Dopo tanti chilometri siamo arrivati in una chiesa, mia madre, avvicinandosi alla statua del Santo, dice: Siamo venuti a pregarti di esaudire un nostro desiderio e chiederti un grosso favore. Ho una figlia sposata da quattro anni e fino ad ora, sebbene abbiano tentato con lo sposo, non sono riusciti ad avere un figlio. Ci raccomandiamo a te per un miracolo. Dopo aver mangiato le abbondanti pietanze che avevamo portato, siamo tornati a casa.  Passa un po’ di tempo e dopo due mesi mia sorella aspetta un bambino. Ma…forse…abbiamo pregato poco… o il Santo si è “confonduto”: anziché restare incinta mia sorella, la sposata, è rimasta incinta l’altra mia sorella, quella non sposata. >>

Riflessione: chissà se anche qualche manager volontario si sia anche lui “confonduto” per il troppo lavoro.


                                                                              Stefano Di Vincenzo




29 settembre 2016

Se l'esercizio del diritto di critica comporta l’espulsione dall’ANSE


Chi scrive è stato espulso dall’Associazione, insieme con un altro socio, per recente decisione adottata dal Comitato direttivo nazionale, su proposta della Presidenza nazionale. Secondo quanto è scritto nel provvedimento di espulsione, io e l’altro socio avremmo violato gli obblighi di correttezza e di rispetto nei confronti degli Organi Associativi Nazionali e, più in generale, gli obblighi di trasparenza e probità. La violazione di imprecisate norme statutarie consisterebbe nell’aver tentato di dare legittimazione sostanziale” all’istituto della “sfiducia”.
Che cosa avremmo fatto di tanto grave, dunque, per meritare il provvedimento estremo dell’esclusione dall’Associazione, al termine di un processo sommario? Abbiamo semplicemente e legittimamente esercitato, nella rispettiva qualità di Vice Presidente di Sezione e di membro del Comitato, il sacrosanto diritto di critica sulla gestione dell’attuale Presidente della Sezione Sicilia, in osservanza del principio di democrazia sul quale si fonda l’ordinamento dell’ANSE.  A nulla sono valse la nostre difese, esposte per iscritto prima dell’adozione del provvedimento e poi nell’impugnazione davanti al Collegio dei Probiviri, con l’assistenza di uno Studio Legale. Difese del tutto inutili, perché l’epilogo della vicenda era già segnato e si è puntualmente materializzato con il verdetto del Collegio che ha respinto il nostro ricorso, confermando l’espulsione, nonostante la genericità e l’infondatezza degli addebiti che ci sono stati mossi e i vizi di forma contenuti nel provvedimento, puntualmente dimostrati dal nostro legale. Il provvedimento che l’ANSE ha tentato e tenta di far passare come un atto dovuto, altro non è che una rappresaglia per liberarsi di due soci, che facevano parte della maggioranza del Comitato di Sezione, e sostituirli con i primi due dei non eletti, amici del Presidente di Sezione, per ribaltare a suo favore la maggioranza e potere agire liberamente, mettendo in atto i suoi propositi.

In data 14/10/2014 il neo eletto Presidente Petrucci invia a tutta la Sezione la seguente mail che ha come oggetto "volontariato e solidarietà".
"Carissimi, Vi scrivo da Bologna, in occasione del mio primo incontro nazionale al quale partecipo da Presidente...Lasciate che ognuno sappia che sopporteremo ogni carico, affronteremo ogni difficoltà, aiuteremo ogni amico, ci opporremo a chi ci ostacola, pur di assicurare il successo del ns. impegno. Ci impegniamo a fare molto, e anche di più. Ci impegniamo con la lealtà dei fedeli amici. Uniti, c'è poco che non si possa fare, in un clima di accordo e cooperazione. Non ci aspetteremo sempre che appoggino i nostri punti di vista, ma speriamo di vedere sempre sostenuti i nostri veri valori. Si ricordi che nella società quelli che cercavano il potere cavalcando la tigre, hanno fatto una brutta fine. Tuttavia, poniamoci all'opera. Nelle vostre mani, miei amici, più che nelle mie, sarà posto il successo finale o il fallimento della nostra opera".
Noi soci, nel commentare quanto scritto dal neo Presidente, siamo rimasti sbalorditi. Sembrava un roboante bollettino di guerra, trasmesso da un generale alle sue truppe per incitarle e per ammonirle a comportarsi da soldati. Invece, era semplicemente il proclama di un socio, eletto Presidente della Sezione Sicilia (su consiglio dell'ex Presidente, Pietro Solli, elevatosi a garante delle sue capacità) per guidare persone associate all’ANSE, dedite alla solidarietà e allo sviluppo dell’Associazione, con un laborioso passato lavorativo in un'Azienda elettrica tra le più prestigiose al mondo, l'ENEL. 
Dopo il messaggio, il neo Presidente si mette subito all’opera per attuare i suoi fieri propositi, tentando di mettere al posto di Responsabile del Nucleo di Palermo un suo fedele amico, a scapito di chi legittimamente aveva titolo ad occuparlo. Inoltre, allarga il Comitato di Sezione ad altri suoi amici, chiamandoli “aggiunti”, figure assolutamente non previste dallo Statuto associativo. Per sue decisioni contestate si sono dimessi da cariche direttive, a partire dalla sua elezione, oltre dieci soci; tra questi anche l’ex Presidente Pietro Solli, che si è dimesso dalla carica di membro del Comitato di Sezione, che aveva mantenuto dopo le dimissioni da Presidente. La sua azione tesa a sostituire con soci a lui fedeli i titolari di cariche che non condividono la sua gestione è chiara ed indiscutibile. Come è altrettanto chiara l’acquiescenza della Sede Nazionale, che invece dovrebbe assolvere al suo compito istituzionale di garantire i diritti di tutti i soci. Sembra che il Presidente Nazionale non sia il Presidente di tutti i soci, bensì il Presidente dei Presidenti di Sezione. 

Non aggiungo altro, perché il merito della vicenda va valutato in altra sede. Chiedo ospitalità al blog “Anse fuori dal Coro” soltanto per fare poche considerazioni e porre qualche interrogativo.
Nell’ANSE, democrazia e uguaglianza dei soci sono diventati soltanto due principi scritti nello Statuto, ma nella pratica ignorati sia dai vertici nazionali che dal Presidente della Sezione Sicilia. Nell’ANSE Sicilia, i soci e i loro rappresentanti eletti negli organismi contano poco o nulla. Il loro ruolo è svuotato e ininfluente e se si permettono di muovere critiche alla gestione del Presidente sono sprezzantemente bollati dagli Organi nazionali dell’Associazione come oligarchi autoreferenziali e proposti per l’espulsione, cosa che poi è puntualmente avvenuta senza un approfondimento serio di tutti gli aspetti della vicenda, più che doveroso in casi del genere.
È moralmente, oltre che giuridicamente, lecito espellere dall’Associazione i soci che manifestano nelle forme democratiche il proprio punto di vista o il loro dissenso rispetto alla gestione del Presidente della Sezione in cui sono iscritti? O piuttosto ci troviamo di fronte ad una palese dimostrazione di incapacità dei vertici dell’ANSE si saper garantire la dialettica interna e il libero confronto delle idee? È normale che per difendersi da accuse infondate e infamanti occorre farsi assistere da un avvocato, e non basta appellarsi all’Organo di garanzia statutaria (Collegio dei Probiviri), ma è necessario procedere per via giudiziaria? È normale tutto ciò accada in un’Associazione che si autodefinisce di solidarietà e che dichiara di ispirarsi ai valori e al codice etico dell’Enel, da cui è patrocinata?
Noi riteniamo di no, e come noi lo pensano molti altri soci siciliani e tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere la vicenda di cui siamo stati le vittime sacrificali. Mi auguro che i benpensanti vogliano riflettere sulla situazione e vogliano prendere qualche iniziativa affinché l’ANSE non somigli sempre più ad una sorta di un califfato: non lo affermo io, lo dicono i comportamenti cui siamo costretti ad assistere.   
                                                                                
                                                                                      Giuseppe D'Arrigo





19 settembre 2016

Tutte le strade portano a Roma (o quasi)



Per il pernottamento dei responsabili delle sue strutture periferiche invitati alla cerimonia di celebrazione del 25° anniversario dell’Associazione, fissata per il 13 ottobre prossimo a Roma, l’ANSE ha scelto una struttura alberghiera posta all’estrema periferia della città eterna, oltre il Grande Raccordo Anulare, non lontana dalla Riserva naturale di Decima Malafede.
La sistemazione agreste, sicuramente adatta a creare un’atmosfera idilliaca per la circostanza, non facilita gli spostamenti degli ospiti e perciò non è gradita da quelli che, arrivando a Roma il pomeriggio precedente, immaginavano di potersi ritagliare il tempo strettamente necessario per una breve passeggiata romana o per compiere, in occasione del Giubileo della Misericordia, il loro atto di fede visitando una Basilica.  Pazienza se dovranno rinunciarci, vedranno Roma la mattina dopo attraversandola in pullman, come si fa nei pellegrinaggi, quando si recheranno all’Auditorium dell’Enel per assistere alla cerimonia, a testimonianza della loro fedeltà all’ANSE. Comunque sia, la fede ci entra sempre.






15 settembre 2016

Le purghe atto secondo


di Stefano Di Vincenzo


E la mano dei Probi(viri) ha colpito con fermezza e rigore nel nome della trasparenza, dell’obiettività, della giustizia  e dell’applicazione delle norme statutarie (tanto per dire), non avendo sentito le ragioni che uno studio Legale aveva fatto presente e giuridicamente dimostrato, appellando l’ingiusto provvedimento di espulsione inflitto a due Soci siciliani.
Siamo alle solite, tutto era stato detto e scritto prima ancora di avere inizio. Dopo mesi e mesi di batti e ribatti, finalmente è stato tutto risolto secondo la locuzione latina “pro domo mea” ed è venuta la condanna  definitiva. La mia lealtà ed onestà intellettuale mi impongono di dire, come già in altri casi ho avuto occasione di manifestare apertamente,  che anche su questa condanna ho seri dubbi. Abbiamo due soci ANSE in meno. Ma che cosa sono due Soci che insieme ad altri hanno avuto il coraggio, non la  tracotanza,  di opporsi e di far valere la propria indipendenza, libertà in nome della sovranità del diritto, della dignità personale, della democrazia e delle norme che regolano la vita dei Soci ANSE?  Potrebbe darsi che tutto si sia concluso,  ma chissà se  gli assetti sono ancora  da definire. Il tempo forse ci farà ricredere. C’è un detto che dice…..sino a quando la guerra non è finita nessuno può dichiarare di avere vinto; l’avere perso una battaglia non pregiudica l’esito dell’intera vicenda.  Pensiamoci un po’.

I due Soci si sentono offesi, ma con loro ci sono tantissimi altri Soci che già prima, quale segno premonitore,  hanno espresso loro solidarietà morale e non solo. Ne vedremo delle belle. Tra un mese ci sarà la grande festa per il 25° anniversario della nascita dell’ANSE e ci presenteremo dinanzi all’ENEL con la bella medaglia al petto per aver cacciato due soci che hanno dedicato all’ANSE molte delle loro energie e del loro impegno. È il primo caso che si verifica nella storia di circa 50 anni di vita associativa, totalizzati non solo dall’ANSE, ma anche dall’ANPE e dall’UGLAE che l’hanno preceduta e che insieme l’hanno generata nel 1991.  Forse si poteva risolvere la situazione evitando la soluzione traumatica, ma di uomini benpensanti, capaci di saper gestire con equilibrio situazioni associative difficili, ce ne sono pochi. Personalmente esprimo tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza  agli amici interessati coinvolti in questa non piacevole vicenda.  



12 luglio 2016

Le purghe

di Stefano Di Vincenzo

La conoscenza dell’uomo è poca… quasi insignificante in rapporto alla globale conoscenza, alla scienza, all’arte etc. etc., nonché ai fatti trascorsi, ai presenti ed a quelli futuri succedutesi negli millenni della storia. Eppure bisogna dire che la storia non esisterebbe se tutti noi non facessimo parte integrante della storia nella storia, nella rappresentazione di tre periodi l’uno collegato all’altro tra il passato, il presente ed il futuro. Il primo tempo è il presente del passato ossia quello che abbiamo vissuto in prima persona, quello che abbiamo appreso dagli studi , dalla esperienza nostra e quella di altri, spinti sempre più dalla nostra curiosità del sapere, del conoscere e del fare. Il secondo tempo è il presente del presente ossia le intuizioni e la percezione di quello che avvertiamo al momento con tutta la passione, l’amore ed altro sentimento. Il terzo periodo è il presente del futuro che potrebbe essere l’attesa, non fine a se stessa, ma come ricca di sogni, di aspettative per il bene non solo di se stesso ma anche della intera umanità da non confondere sulla definizione della “umanità” riportata nella pagina della cultura di questo blog che, comunque, consiglio di leggere. Questi tre tempi ampliati concettualmente e filosoficamente da S. Agostino nelle sue “Confessioni” sono stai ripresi più volte anche dal punto di vista storiografico, ma anche lo stesso Leibniz ebbe a dire “che il presente è carico del passato e gravido dell’avvenire” all’interno di un avvenire dominato da una assoluta continuità. Oggi, oltre ad una dietrologia relativa a tanti fatti e misfatti succedutesi in regime molto oligarchico, se non, a volte, di una sola persona, vengono in mente, per rimanere nella storia contemporanea, i misfatti compiuti da Stalin, da Hitler, da Mao; quelli di tanti altri personaggi storici, di personaggi importanti anche politici (negli ultimi anni in Italia ne abbiamo visto e ne vediamo delle belle), ma anche di gente comune meno nota. Tutta “brava gente” (si fa per dire), che servendosi delle purghe ha dato un certo corso alla storia o più semplicemente alla vita delle persone. Le purghe intese, appunto, come epurazione. 
Il termine, dunque, indica due concetti diversi e lo si deve a un fatto storico. Il Vescovo di Tessalonica, Certusio, scrisse una lunghissima pastorale nella quale ordinava ai religiosi di purgarsi, cioè di purificare la loro anima con digiuni, penitenze e preghiere. Il Priore del Convento del Monte Tofa, un cessaiuolo semianalfabeta, convertitosi in tarda età, di tutta la pastorale riuscì a capire solo purgare e, non capendo il resto, interpretò la cosa secondo l'esperienza del suo antico mestiere: distribuì ai monaci un’abbondante quantità di olio di ricino, intimando loro di ingurgitarlo all'istante. Il Convento, purtroppo, disponeva di un solo servizio igienico, e così i monaci, in difficoltà, invasero ogni dove. Dal Convento si sollevò un infernale olezzo, che scese a valle e investì con violenza la città di Tessalonica. Questo equivoco fece sì che da allora i termini purgare, purga, purgativo, purgante etc. assumessero un doppio significato, “teologico” ed “espulsivo”, “liberarsi di qualcuno”. Ovviamente, ogni riferimento ad accadimenti o a persone è del tutto casuale, con l’auspicio che non si faccia confusione tra i diversi significati.














01 luglio 2016

Nel silenzio ufficiale il compleanno dell’ANSE

di Prospero Figundio

Negli ultimi tempi, ci siamo astenuti di proposito dal parlare direttamente dell’ANSE per non tediare i tanti lettori del blog non iscritti all’Associazione, per nulla interessati alle sue vicende.
Non possiamo, però, non occuparci della ricorrenza del venticinquesimo anniversario dalla costituzione dell’Associazione, passata nel più assoluto silenzio ufficiale. L’atto di nascita dell’ANSE risale, infatti, al 21 giugno 1991, data in cui fu sottoscritto in Roma, davanti al Notaio Giovanni Pocaterra.
Ebbene, a parte il preannuncio della cerimonia celebrativa prevista in ottobre, chi aveva l’onere e l’onore di ricordarne la data, non ha ritenuto di dover fare qualcosa per condividere con tutti i soci e con gli altri portatori di interessi la legittima soddisfazione per l'importante traguardo raggiunto .
Dare risonanza alla ricorrenza, oltre che un atto doveroso, era anche occasione propizia per cercare di riannodare un difficile dialogo con il corpo sociale, deluso e disaffezionato per la condotta totalmente rinunciataria adottata dall’ANSE su problemi ai quali gli iscritti erano e sono particolarmente interessati e perciò sensibili. Non ci riferiamo soltanto alla vertenza della riduzione tariffaria sull’energia elettrica, ma anche ad altri problemi di natura previdenziale da cui l’ANSE ha deciso di estraniarsi completamente. Ci fermiamo qui, in primo luogo perché il discorso diventerebbe molto lungo, e poi perché sarebbe comunque inutile, conoscendo le granitiche certezze sul modo di intendere e di gestire l’Associazione degli attuali reggitori dell’ANSE, peraltro impegnati a perseguire qualsiasi accenno di opposizione alla loro linea, fino ad adottare nei confronti di alcuni soci, ritenuti a loro giudizio “ribelli”, la massima sanzione statutaria: l’espulsione dall’Associazione.
La ricorrenza della costituzione dell’ANSE, quindi, non era evidentemente considerata tanto importante da consigliare di rievocarla almeno con qualche frase di circostanza o spiegazione, magari anche per porre l’accento sugli sforzi di coloro che contribuirono alla fondazione dell'odierna realtà associativa. L’unico timido segno è rappresentato da un’immagine pubblicata sul sito web, che vorrebbe assomigliare a un logo, composta dal numero 25, nel cui interno è stato incollato il “marchietto” Anse, 1991 - 2016. L’immagine, sbiadita e sfocata, piazzata sul sito in modo “asettico”, non stimola sentimenti o emozioni; al massimo la sfocatura evoca visivamente la distanza che separa l’ANSE dai suoi associati. Non vogliamo essere accusati di sparare sulla Croce Rossa e perciò ci limitiamo a dire che sussistevano le condizioni più favorevoli per trasmettere ai soci un messaggio più positivo, ma è mancata la volontà di coglierle.  







06 giugno 2016

Un pensionato Enel racconta la sua esperienza per ottenere l’importo una tantum per la soppressione dello sconto energia

Sono pensionato Enel dal 1996. Ho seguito tutte le fasi di quell'accordo tra Sindacati e Enel (accordo non autorizzato da nessuno) e purtroppo per motivi familiari ho deciso di accettare quella transazione. Vorrei però fare alcune considerazioni sull'andamento di questa vicenda che mi sta infastidendo molto: a parte il fatto degli indirizzi errati dei CAF, nell'ultima raccomandata venivano indicati quelli giusti, corrispondenti alle Regioni di appartenenza (io vivo a Mantova pertanto Lombardia).
Ho contattato il CAF di Mantova CGIL per fissare l'appuntamento, chiedendo contemporaneamente quale importo mi sarebbe stato chiesto per lo svolgimento della pratica, la risposta è stata che nulla era dovuto. Il giorno.23 maggio, recandomi con altri 3 ex colleghi per la compilazione del mandato di conciliazione, mi veniva riferito che nulla era dovuto se eravamo iscritti al Sindacato, altrimenti vi era da pagare. In un primo momento ho contestato tale richiesta, poi per evitare discussioni ho accettato con il proposito intimo di dare immediata disdetta non appena conclusa la pratica. Quello che mi infastidisce notevolmente è che questo iter si dilunga in modo seccante, perché chiedendo al CAF ho saputo che prima dovranno completare tutte le richieste, poi inviarle all'Enel; l'Enel dovrebbe inviare tutti i verbali per la stipula definitiva, poi dovremmo essere richiamati di nuovo per un’altra firma. Io non capisco tutte queste lungaggini burocratiche: non era sufficiente inviare a casa di ognuno un modulo da completare e rispedire per raccomandata? Secondo me ci giocano dentro Sindacati ed Enel, così costringono con un ricatto morale ad aderire al Sindacato, ma questo è un gioco che durerà poco. Il fatto più grave è che questo maledetto bonus chissà quando ci verrà erogato. Sono tutti in combutta per fregare i pensionati; questa è la mia amara considerazione!

                                                                     Filiberto Crema via e-mail




La coraggiosa denuncia del collega non richiede commenti. È così eloquente che esige solo risposte. Le esige innanzitutto dall’Enel e dalle Organizzazioni sindacali di categoria, che hanno sottoscritto il contestato accordo sulla soppressione dello sconto sull’energia elettrica. 
Le esige anche dall’Organizzazione cui fa capo il CAF al quale si è rivolto il Signor Crema, che avrebbe richiesto l’iscrizione al sindacato o - in mancanza - il pagamento di una somma non precisata per la trattazione della sua pratica.
Se si verificano fatti come quello descritto dal collega, nessuno può far finta di nulla.
p.f.






10 aprile 2016

Lo sconto tariffario approda nelle aule giudiziarie

di Prospero Figundio -

La soppressione della riduzione tariffaria sull’energia elettrica agli ex dipendenti e loro superstiti, attuata da Enel dal 1° gennaio 2016, approda nelle aule giudiziarie. Con il deposito dei ricorsi, la vertenza passa all’esame dei Tribunali, cui numerosi interessati hanno deciso di rivolgersi per far valutare la condotta dell’Enel che, stracciando i patti, ha espropriato gli ex dipendenti e i superstiti del loro diritto, senza offrire come contropartita un’adeguata compensazione, in analogia al trattamento riservato ai dipendenti in servizio. Il tutto si è consumato con il consenso delle organizzazioni sindacali dei lavoratori elettrici, le quali hanno sottoscritto uno pseudo accordo con l’Enel, pur consapevoli di non rappresentare in alcun modo gli ex lavoratori in pensione, né tanto meno i loro superstiti, e perciò di non avere titolo a contrattare un diritto individuale appartenente a ciascuno dei soggetti interessati.   
Delle tante cose dette sull’argomento nelle migliaia di post pubblicati sui social network o nelle assemblee convocate dai sindacati dei pensionati, una prevale su tutte le altre: la reazione corale dei pensionati contro un’operazione di pura convenienza economica camuffata da finti scopi sociali, di cui tutti (Enel e organizzazioni sindacali), dal loro punto di vista, rimarcano il risultato e ne traggono beneficio. Tutti, tranne chi ne paga il conto, anche salato: gli ex dipendenti Enel in pensione, persone i cui diritti non meritano alcuna tutela e possono essere tranquillamente cancellati. Questo è il significato pratico dell’accordo sottoscritto dall’Enel e dalle Organizzazioni sindacali il 27 novembre 2015.

I diritti non meritano tutela da parte dell’ANSE, che si limita ad esprimere lo sconcerto e il malcontento dei soci. È del tutto evidente che nel caso specifico prevalga, su ogni altro interesse, solo quello di salvaguardare il sostegno economico dell’Enel, “attesa la natura della nostra Associazione che opera con il patrocinio e i finanziamenti largamente maggioritari dell’Azienda”, come dichiara il Presidente dell’ANSE nella riunione dell’Assemblea nazionale 9-10 dicembre 2015. Una sorta di “do ut des”, di scambio, che non pensiamo esista nelle intenzioni e nell’agire dell’Enel, ma che il Presidente dell’ANSE sembra voglia accreditare con la sua dichiarazione. 

Di tutela dei diritti da parte dei sindacati non è il caso di parlarne. Sono prive di qualsiasi consistenza le motivazioni addotte dai sindacati dei lavoratori elettrici a sostegno del proprio comportamento ed appare penoso e contraddittorio il tentativo dei sindacati dei pensionati confederali porre riparo, in qualche modo, ad una situazione irrimediabile. La posizione altalenante dei sindacati di stare da una parte e dall’altra non è nuova, ma stavolta è intollerabile. Comunque sia, alla fine vien fuori che anche i CAF (Centri di Assistenza Fiscale) di CGIL, CISL, UIL, UGL prenderanno parte all’operazione, perché presteranno l’assistenza necessaria per la firma del verbale in base al quale l’Enel poi corrisponderà - a chi accetta - l’importo lordo una tantum previsto nella tabella allegata all’accordo 27 novembre 2015.
Lo dice espressamente una nuova raccomandata che l’Enel sta inviando in questi giorni a tutti gli ex titolari dello sconto tariffario, con allegato un elenco di CAF dislocati sul territorio cui gli interessati dovrebbero rivolgersi. Peccato che l’elenco dei CAF allegato alla lettera non è sempre quello giusto, visto che in alcuni casi gli interessati sono invitati dall’Enel a rivolgersi a CAF con sede in regione diversa da quella in cui risiedono, distante parecchie centinaia di chilometri. Se non è una questione di rinverdire le conoscenze di geografia dimenticate da qualcuno, come pensiamo,  è certamente segno di scarsa attenzione (o di pressapochismo?) nel trattare la questione.

Nulla dice la lettera dell’Enel in tema di compenso dovuto al CAF per l’assistenza alla firma del verbale. Per questo motivo è legittimo domandare se il compenso sarà a totale carico dell’Enel, oppure anche chi richiede l’assistenza dovrà pagare la propria quota, e in tale eventualità in che misura. Per fugare ogni equivoco e prevenire eventuali intollerabili speculazioni, sarebbe bene comunicarlo agli interessati.  






10 gennaio 2016

Tutela dell’anziano, quante chiacchiere


“Incontro tra Enel ed Anse: passato, presente e futuro”. Con questo titolo il Notiziario Anse n. 3/2015 riporta il resoconto dell’incontro tra una Delegazione dell’Enel e i rappresentanti dell’ANSE a livello nazionale e regionale, avvenuto il 26 giugno del 2015. Lo stesso resoconto si premura di far sapere ai lettori che (riportiamo testualmente): “…Enel ed Anse si sono incontrati a Roma allo scopo di attualizzare reciproche conoscenze e rinsaldando i legami: un’Azienda proiettata al futuro che continua a valorizzare il proprio passato e le donne e gli uomini che hanno lavorato nelle Aziende Elettriche private, nell’Ente di Stato e nella nuova S.p.A.”.
Non per dissacrare il testo e il titolo dell’articolo in questione, ma, alla luce di quanto accaduto, sembra di stare su “Scherzi a parte”.

Poche semplici riflessioni. È verosimile che a fine giugno Enel stesse già preparandosi ad attuare la decisione di sopprimere l’agevolazione tariffaria agli ex dipendenti, ma i suoi rappresentanti all’incontro con l’ANSE evitano accuratamente qualsiasi accenno al progetto in cantiere. Di qui la domanda: ma Enel e ANSE non avevano organizzato – riteniamo di comune accordo - l’incontro con lo scopo di attualizzare le reciproche conoscenze? Il misterioso silenzio osservato sull'argomento, nonostante alcune voci di corridoio, si spiega solo con l'intenzione di voler servire a freddo la polpetta avvelenata (in senso metaforico) in corso di preparazione.
In effetti, il 12 ottobre successivo, le voci di corridoio si materializzano con l’arrivo della disdetta dell’Enel, che fa esplodere l’ira e la legittima reazione degli ex dipendenti. Chi non si scompone di fronte alla grave lesione dei diritti (che peraltro mina alla base uno dei principi fondanti dell’ANSE, lo “spirito di appartenenza”) è il Presidente nazionale dell’Associazione, il quale sceglie di non esprimere alcuna posizione – anche cauta – in difesa della quasi totalità degli iscritti che egli rappresenta. Non solo, ma il sagace Presidente, assecondato evidentemente dal Comitato direttivo nazionale, dimentica anche che l’ordinamento dell’Associazione si basa sulla democrazia e omette di investire della questione l’Assemblea nazionale, massimo Organo deliberante dell’Associazione (dopo il Congresso), nonostante la straordinarietà e la delicatezza della situazione. In casi di tale rilevanza, il passaggio è obbligatorio, oltre che opportuno. La valutazione e la gestione collegiale della vicenda non ne avrebbero cambiato l’esito, ma avrebbero avuto, se non altro, 
effetto sul suo corso, manifestando la vicinanza dell’Associazione agli iscritti e contribuendo probabilmente a svelenire il clima.

In definitiva, quanto accaduto in occasione di questa ed altre vicende di estrema importanza per gli interessi dei soci, mette a nudo un aspetto inconfutabile: la completa rinuncia dell’Associazione ad esercitare il suo ruolo. Lo hanno rilevato pubblicamente, talvolta con durezza, anche diversi soci. Se ne saranno accorti i responsabili?






Nella pagina Documentazione sono pubblicati documenti normativi e riferimenti giurisprudenziali riguardanti la riduzione tariffaria sull'energia elettrica.


04 gennaio 2016

Abolizione dello sconto: un provvedimento illegale

di Pasquale Cutino -

La soppressione dello sconto sull’ energia elettrica, a danno degli ultimi beneficiari, merita qualche più attenta riflessione circa le modalità con cui è avvenuta e le persone che sono state colpite non tanto per il danno economico, ma soprattutto perché si è spezzato quel filo che idealmente li legava ancora all’azienda. Il mio dire forse risulterà incomprensibile a tutte quelle persone che oggi sono interessati prevalentemente ai problemi di natura economica, tralasciando quelli che appartengono ai sentimenti e alla storia di coloro che hanno vissuto per circa quarant’anni all’interno dell’ Azienda. Dai numerosi commenti dei lettori del blog “Anse fuori dal coro”, a fronte degli articoli pubblicati in merito alla soppressione del benefit, emerge un profondo rammarico per l’atteggiamento assunto dall’Enel che costringerà parecchi di noi a ricorrere ad azioni giudiziarie per la difesa di un diritto ampiamente consolidato nel tempo. E’ lo stesso atteggiamento autoritario e violento assunto dal governo a fronte del provvedimento sulla perequazione delle pensioni, che interessa tutti i pensionati, ove la delibera della Consulta, massimo organo di garanzia legislativa, viene aggirata con altro provvedimento sulla cui costituzionalità sono sorti dubbi molto seri, che hanno indotto molti pensionati ad intraprendere azioni legali per renderlo non operativo. 

Di fronte a tutti questi esempi, che si poggiano non sul diritto, ma sulla violenza del diritto, nessuna associazione che pretende di tutelare i pensionati ha speso una parola. I dirigenti centrali e periferici, con il loro silenzio, hanno fatto da sponda a istituzioni e persone che hanno violato le leggi fondamentali dello stato di diritto, dando una veste di credibilità ai provvedimenti presi. Neanche l'ANSE, di fronte a problemi così sentiti dai soci, ha avvertito il dovere di convocare l’Assemblea nazionale, massimo organo deliberante dell'Associazione (dopo il Congresso);  ma visto che il Comitato direttivo nazionale ha colpevolmente omesso di farlo, spettava ai componenti dell’Assemblea stessa chiederne la convocazione, avvalendosi dello Statuto, per valutarli collegialmente e per deliberare un atteggiamento condiviso. Invece, hanno scelto di non gestire le diverse situazioni, similmente al capitano e all’equipaggio che rinunciano a governare la loro nave in mezzo alla tempesta. 

L’Enel giustifica la sua decisione partendo dalla perdurante crisi economico-finanziaria dell’intero sistema produttivo che implica significative ripercussioni sui costi. Di conseguenza gli oneri derivanti dalle agevolazioni tariffarie, agli ex dipendenti e superstiti, assumono una tale valenza da non essere più sopportati nel mutato quadro di mercato concorrenziale. Motivazione quanto mai strumentale e oggi usata e abusata per la liquidazione di ogni problema che comporti risvolti di natura economica ove i diritti acquisiti non hanno più alcun valore e si possono con grande facilità disconoscere. Questo scenario, decisamente avverso ai pensionati, mi fa pensare ai fiumi di parole che vengono spesi, inutilmente nei convegni indetti con la pretesa di insegnare agli anziani come devono invecchiare. E’ opportuno che queste risorse vengano impiegate per l’unica attività fiorente in queste associazioni, quella conviviale.

A questo punto vale la pena ricordare di che pasta è fatta la generazione che ha subìto il provvedimento dell’Enel. E’ quella generazione di lavoratori che ha accompagnato l’Ente nel non facile cammino che va dalla nazionalizzazione (1962) alla privatizzazione e alla liberalizzazione del mercato elettrico (decreto Bersani 1999),  che da monopolista elettrico pubblico è divenuto un operatore energetico multinazionale attivo in oltre 40 paesi di quattro continenti: grazie anche a queste solide radici, oggi è sempre leader nel campo energetico. Questi ex lavoratori, di ogni livello e grado, si sono trovati spesso a gestire impianti elettrici provenienti da piccole aziende familiari nazionalizzate. Impianti obsoleti e in condizioni spesso non conformi alle norme antinfortunistiche e per tenerli in esercizio, finché non vennero ricostruiti totalmente nuovi, si richiedeva notevole impegno sia dei tecnici che delle maestranze e una dose consistente di perizia e ingegnosità. Affermazioni non mie ma del prof. Castronuovo, già ordinario di storia contemporanea all’Università di Torino, nel volume “I cinquant’anni dell’Enel” pubblicato nel 2012 . E’ la generazione che gestì l’elettrificazione rurale per estendere il servizio elettrico a una miriade di piccoli borghi e di case sparse nelle campagne. Si calcolò allora che più di due milioni e mezzo di abitanti con residenze permanenti erano ancora privi di energia elettrica o non ne disponevano a sufficienza. Non fu un impegno di poco conto specialmente per gli operativi gestire quegli impianti con trenta classi di tensione diverse sulle linee di media tensione e circa diecimila tipi di apparecchiature e materiali diversi. Una vera unica e grande riforma strutturale che apportò grandi benefici al nostro Paese. Questa generazione è quindi portatrice di una storia significativa dell’Enel intrecciata con quella economica della nazione, ma oggi questi valori, molto diversi da quelli in voga, non hanno più alcun peso per chi ha in mano le leve decisionali, che non ha esitato a distruggerli rinnegando i patti sottoscritti per conseguire un vantaggio economico non certamente in favore della collettività, ma solo a beneficio dei profitti di una multinazionale.





Nella pagina Documentazione sono pubblicati documenti normativi e riferimenti giurisprudenziali riguardanti la riduzione tariffaria sull'energia elettrica.