25 giugno 2015
L’ANSE e la sua capacità di aggregazione
Un collega in pensione, esprimendo con una mail il suo interesse per il nostro blog, ha anche evidenziato di essere stato iscritto all’ANSE, ma di non avere più rinnovato la sua adesione. Ci ha colpito questa dichiarazione, perché riflette il sentimento di sfiducia di numerosi soci sul ruolo dell’Associazione, che è poi una delle cause determinanti del mancato rinnovo dell’iscrizione. Il fenomeno degli abbandoni ci offre, perciò, lo spunto per una riflessione sulla capacità di aggregazione dell’Associazione.
Qualcuno liquiderà la questione, attribuendola ad una sensazione avvertita solo da chi scrive, ma la situazione reale dimostra, purtroppo, che non si tratta di sensazione.
Basta soffermarsi sulle quote associative contabilizzate nell’anno 2014 e sulla partecipazione alla recente Manifestazione nazionale 2015, i cui numeri non possono ritenersi esaltanti.
Ci limitiamo a una sola considerazione sulle quote sociali, suggerita dalla lettura dei dati delle quote ripartite per categorie di soci. Tali dati evidenziano la consistente diminuzione di 505 unità, rispetto al 2013, registrata nelle categorie dei soci in servizio, in pensione e superstiti, cioè dei soggetti aventi titolo “originario” all’iscrizione all’ANSE. Tale diminuzione, benché sia in parte compensata dall’incremento registrato nella categoria dei Soci familiari a quota ridotta, costituisce comunque un dato su cui riflettere, perché la crescita di quest’ultima categoria accompagnata dalla contemporanea riduzione delle categorie dei soci “tradizionali” altera profondamente la composizione del corpo sociale, a parte i suoi riflessi di natura finanziaria. Ricordiamo che i Soci familiari a quota ridotta ormai rappresentano oltre un quinto degli iscritti (21,5%).
Tale stato di fatto è frutto della progressiva indifferenza di molti iscritti verso l’Associazione, la quale è percepita come “assente” su alcuni importanti problemi che interessano la maggior parte dei membri della comunità. Un’associazione che mostra scarsa sensibilità rispetto ai problemi di interesse generale più complessi, non alimenta quel rapporto di fiducia tra base e vertice che rappresenta l’essenza e il collante di qualsiasi sodalizio. In altre parole, al sentimento prevalente del corpo sociale, che esige un’azione più efficace ed appropriata sulle questioni maggiormente “sentite”, si contrappone l’assenza di iniziative con la motivazione (errata) che tali problemi non rientrerebbero nei compiti istituzionali dell’ANSE. Ciò genera quell’indifferenza che nel tempo induce il socio a non rinnovare più la sua adesione.
Tanto per fare qualche esempio concreto, soffermiamoci brevemente su due problemi di maggiore attualità, sui quali si concentra l’interesse dei soci: il contributo di solidarietà e la mancata rivalutazione delle pensioni. Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, nulla si è saputo della richiesta di valutazione legale, avviata poco tempo prima dell’ultimo Congresso per decisione della Presidenza di allora; verosimilmente la pratica è caduta nel dimenticatoio, perché non è stata più seguita dalla nuova Presidenza oppure per altri motivi. Sulla mancata rivalutazione delle pensioni, non abbiano potuto notare alcuna iniziativa promossa dall’ANSE. Né tanto meno si può affermare che sia stata avviata un’azione idonea attraverso il celebrato “Patto federativo a tutela degli anziani”, il quale sino ad oggi - almeno così risulta - oltre a un comunicato stampa sull'argomento, non ha prodotto nulla di rilevante. Come si vede, ben poca cosa.
Non contribuiscono, inoltre, a instaurare un clima di fiducia tra Associazione e iscritti, taluni comportamenti della dirigenza nazionale, dei quali non si riesce a comprendere la logica. Ovviamente, ci riferiamo alla logica comune, quella delle persone normali che si lasciano guidare dal buon senso e non dalla spocchia di chi dirige l’ANSE. Sempre per stare sul concreto, è incomprensibile che l’Assemblea nazionale, impegnata a discutere sul modo più efficace per incrementare le adesioni all’ANSE, finisca, nella stessa riunione, per occuparsi diffusamente delle modalità di iscrizione all’ANLA (cfr. verbale Assemblea nazionale 10-12 dicembre 2014). D’accordo, la discussione è stata originata dall’esigenza di conoscere quanti soci ANSE sono iscritti contemporaneamente anche all’ANLA, ma è a dir poco stravagante utilizzare il tempo dell’Assemblea nazionale per discutere di dettagli che non ci riguardano e vanno ben oltre l’esigenza di conoscere il fenomeno. Beninteso, non è in discussione la libertà delle persone, e quindi anche dei soci ANSE, di aderire a qualsiasi altra organizzazione, ma è contrario a ogni logica - lo ripetiamo - che l’Assemblea nazionale dell’ANSE si occupi con dovizia di particolari dell’importo della quota associativa dell’ANLA e dell’eventuale riduzione praticata per le adesioni di gruppo. Il messaggio implicito che si trasmette non è certamente positivo per l’ANSE, perché contribuisce ad aumentare il sospetto che tutto ciò preluda alla progressiva liquidazione della nostra Associazione e alla sua confluenza nell’ANLA. Se trattasi solo di supposizioni o di un disegno ben preciso, non possiamo saperlo. Ricordiamo solo che in un post pubblicato su questo blog abbiamo riportato le legittime preoccupazioni dei soci, che purtroppo permangono e si rafforzano, visto che dalla Presidenza nazionale non è arrivato alcun chiarimento.
Che la situazione sia destinata a cambiare è piuttosto improbabile. Il dibattito negli organismi nazionali sui problemi che interessano maggiormente i soci è quasi inesistente e l’atteggiamento dei membri dell’Assemblea nazionale è improntato alla massima prudenza. A parte i fedelissimi del Presidente, gli altri membri o si mostrano riluttanti a manifestare il proprio pensiero, preferendo uniformare il proprio comportamento a quello del leader, perché ritengono assai scarsa la possibilità di incidere sul corso impresso all’Associazione, oppure si limitano ad esprimere le loro critiche in privato, non lesinando qualche battuta sarcastica, ma evitando di manifestare il loro punto di vista nelle sedi competenti.
Risultato: tutto sembra andare per il meglio e perciò, almeno da un punto di vista formale, si ricava l'impressione che l’azione della dirigenza abbia un consenso convinto e diffuso, che non rispecchia però il sentimento reale degli associati.
Dal nostro punto di osservazione emerge, infatti, che tra i soci è diffuso più di quanto si possa pensare il convincimento che ANSE nazionale non riesca più a catturare la fiducia della gente, intesa come espressione di un consenso effettivo verso una “linea di azione” riconosciuta e fatta propria dall’intera comunità. In altre parole, l’attenzione verso i problemi della comunità compatibili con gli scopi sociali è fondamentale per alimentare il rapporto con i soci. Coltivare la memoria lavorativa e il rapporto di comunanza tra i soci va bene, ma non basta; come ha sintetizzato efficacemente il collega Luigi Marengo, commentando un post pubblicato su questo sito, "L'essere soci non significa solo partecipare a Congressi Nazionali o a incontri regionali conviviali."
Occorre che l'ANSE si faccia carico dei problemi di carattere generale riguardanti i soci per assisterli e tutelarli, impiegando le risorse eventualmente necessarie per promuovere ed attuare iniziative idonee finalizzate alla ricerca di soluzioni, in analogia a quanto praticato da altre associazioni. Individuare e condividere i problemi dei soci, attuando azioni di tutela, significa esercitare quel ruolo su cui si fonda il patto associativo, che genera fiducia e consenso. Al contrario, la scarsa attenzione o peggio l’inazione portano inevitabilmente al ritiro di uno dei soggetti del patto stesso: l’iscritto che decide di abbandonare la comunità associativa.
La tutela dei diritti è diventata un elemento essenziale del rapporto tra l'Associazione e i suoi soci, che chiedono all’ANSE di svolgere un ruolo attivo nel promuovere iniziative attraverso tutti i mezzi possibili, superando le remore che frenano o condizionano la sua azione. Non si tratta di cambiare i connotati dell’Associazione, né di stravolgere la sua “missione”, si tratta invece di realizzare quegli scopi sociali spesso negletti, dispiegando azioni adeguate al tempo in cui viviamo e alle necessità dei soci. Non farlo significa deludere le loro attese; significa ridurre l’ANSE a un sodalizio di soli nostalgici, cosa da evitare nel modo più assoluto.
26 maggio 2015
Pubblicato il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni
Nella
Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto
legge n. 65 di pari data, preannunciato dal governo per dare attuazione
alla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma sul blocco
della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a tra volte il minimo
INPS, introdotta dal governo Monti per gli anni 2012 e 2013.
19 maggio 2015
Quando lo Stato non rispetta i patti
Dopo il rincorrersi di tante voci sull’applicazione della
sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco della
rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il
minimo INPS, è arrivata la decisione del governo. È arrivata per decreto, di
cui sono stati anticipati i contenuti, ma non è stato ancora reso noto il testo
definitivo. Secondo l’abituale tecnica comunicativa del Premier, viene prima
l’annuncio e poi segue il provvedimento.
Come tutti hanno potuto apprendere, siamo di fronte alla solita scappatoia escogitata dal governo per aggirare la sentenza della Corte
Costituzionale. Infatti, il decreto prevede la restituzione molto parziale della
rivalutazione sotto forma di assegno "una
tantum", il cui ammontare va da 750 a 258 euro, in proporzione all’importo mensile lordo della pensione percepita, solo a una parte dei
pensionati rientranti nel provvedimento di blocco della rivalutazione adottato dal governo Monti. Inoltre, dal 2016, gli stessi soggetti
riceveranno una mini rivalutazione tra 180 e 60 euro annui, sempre
proporzionati alla pensione. Invece, chi ha una pensione superiore a € 3.200
lordi mensili non riceverà nulla.
Fin qui le anticipazioni sul provvedimento diffuse da
agenzie di stampa, giornali ed emittenti radiotelevisive. In assenza del testo del provvedimento, non
si conoscono purtroppo i dettagli, anch’essi molto importanti perché introdurrebbero un nuovo
meccanismo di perequazione automatica, diverso da quello adottato dal 1969 al fine
di adeguare il potere di acquisto delle pensioni al costo della vita. Il nuovo
meccanismo - è fin troppo ovvio precisarlo - sarebbe più penalizzante
per i pensionati. Alla mancia di Stato, dunque, potrebbe aggiungersi un'altra beffa!
La scelta adottata dal governo è peggiore di quanto si
potesse immaginare, perché le sorti dei pensionati sono decise non in base a criteri
di giustizia, bensì soggiacciono agli interessi perseguiti della classe
politica, alla quale poco importa di tener fede agli impegni presi dallo Stato nei
loro confronti. Strano Paese il nostro, dove i pensionati che hanno regolarmente versato i contributi previdenziali durante tutta la loro vita lavorativa non meritano la stessa salvaguardia accordata ad altre categorie di cittadini, i cui diritti sono intangibili. Il contratto sociale alla base del rapporto tra Stato e cittadini presuppone sempre il suo rispetto incondizionato, mentre il contrario genera inevitabilmente una situazione di estrema
incertezza, che, di fatto, è uno dei sintomi della perdita di
sovranità da parte del popolo a favore dei suoi rappresentanti. E non è un bene per la democrazia.
Quanto prenderanno per effetto del decreto
"Una
tantum" il 1° agosto 2015
Importo
pensione mensile fino a:
€ 1.700
lordi € 750
€ 2.200
lordi € 450
€ 2.700
lordi € 258
Rivalutazione
dal 2016
Importo pensione mensile fino a:
€ 1.700
lordi € 160 annui
€ 2.200
lordi € 99 annui
€ 2.700
lordi € 60 annui
26/5/2015
Pubblicato il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni
Pubblicato il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni
Nella
Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto
legge n. 65 di pari data, preannunciato dal governo per dare attuazione
alla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma sul blocco
della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a tra volte il minimo
INPS, introdotta dal governo Monti per gli anni 2012 e 2013.
16 maggio 2015
Pensioni: si rispetti la sentenza della Consulta
Dalle informazioni
che ci vengono chieste dai lettori di “Anse fuori dal coro” in merito agli
articoli in esso pubblicati, osserviamo un alto gradimento dei contenuti e una
lettura - specialmente per quelli di ordine fiscale e previdenziale - quasi
contestuale alla loro pubblicazione. La tempestività, la chiarezza e
l’essenzialità dell’informazione sono elementi imprescindibili nella società moderna.
Infatti, in merito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il
provvedimento del blocco della rivalutazione delle pensioni, con le note problematiche
sorte a livello governativo per i rimborsi, “Anse fuori dal coro” è stata una
delle poche voci che si sono levate - immediatamente dopo la pubblicazione
della pronuncia - a difesa dei pensionati. Nell’articolo pubblicato in data 6 maggio
2015, si sollecitava, tra l’altro, l’intervento di voci molto più rappresentative
per la soluzione legale del problema.
Finalmente qualche giorno fa abbiamo letto un comunicato stampa in cui i coordinatori del
recente “Patto federativo a tutela degli
anziani” fanno sentire la loro voce. Ci permettiamo osservare che nell’epoca di
internet i tempi di risposta a fronte di una notizia di così grande interesse
sono troppo lunghi e le argomentazioni piuttosto generiche. Evidenziare tutti i
nomi degli intervenuti con le loro cariche appartiene al passato. Chi legge
vuole sapere se e come i suoi diritti, non solo quelli economici ma anche
quelli morali, saranno tutelati.
Per contrastare la propaganda che viene attuata da anni nei confronti dei
pensionati, facendoli passare per quelli che hanno contribuito a determinare tutti
i mali della società attuale, i responsabili del Patto federativo, hanno un gran
lavoro da svolgere a difesa dei loro associati, fatto non solo di tavole
rotonde, ma soprattutto hanno il compito di far conoscere all’opinione pubblica
in maniera corretta la storia del nostro Paese, specialmente quella appartenente
ai lavoratori di tutti i livelli che dal dopoguerra in poi hanno contribuito
non poco alla rinascita e al consolidamento della democrazia. Se l’Enel attuale
è sempre leader nel suo campo, questo primato è anche dovuto alle solide radici
che la sorreggono. Certamente i pensionati, attraverso i loro rappresentanti,
sapranno farsi carico delle difficoltà di ogni genere che attraversa il Paese, però
i provvedimenti legislativi che verranno presi dovranno essere corretti ed
emanati con onestà intellettuale.
06 maggio 2015
Rivalutazione delle pensioni: il silenzio dell’ANSE e del Patto Federativo
A pochi giorni dal deposito della sentenza della Corte
Costituzionale sul blocco della rivalutazione automatica delle pensioni,
imperversano i commenti e le valutazioni. I giornali, le televisioni e la rete
riportano considerazioni e ipotesi sul modo di risarcire i pensionati danneggiati
dal blocco. Politici ed economisti, esperti e pseudo esperti discutono sui
riflessi che la decisione della Consulta avrà sui conti dello Stato, stimandone
l’onere e prospettando soluzioni, compreso qualche trucco per non rimborsare
i pensionati.
Se si affermasse un’idea del genere, una vasta categoria di
cittadini sarebbe ancora una volta sacrificata per soddisfare esigenze di
finanza pubblica, con buona pace dei principi Costituzionali, evocati da tutti,
ma traditi dallo Stato quando si tratta di far cassa in danno dei pensionati.
Nel dibattito in corso, però, si distingue il silenzio dell’ANSE e delle
altre associazioni che recentemente hanno costituito il “Patto federativo a
tutela degli anziani”. E' evidente, ci riferiamo a ciò che accade, o meglio non accade, in casa nostra. Infatti, dopo la
pubblicazione della sentenza e fino al momento in cui scriviamo, non abbiamo trovato
una riga di commento o qualsiasi considerazione sull’argomento da parte dell'ANSE, oppure da parte del “Patto Federativo”. Cadono, perciò, a
proposito alcune semplici domande: tra gli scopi del “Patto”
non vi è anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di
interesse degli anziani? Non credono i responsabili dell'ANSE o del “Patto” che far sentire
la voce delle Associazioni, in rappresentanza delle parecchie decine di migliaia
di iscritti, interessati dagli effetti della sentenza della Consulta, sia cosa importante? Significa proprio cogliere il momento adatto per dar corso a
quell’azione di sensibilizzazione scritta nel “Patto”, ma di cui finora non abbiamo trovato segno sul piano pratico.
Forse diranno qualcosa dopo l’incontro indetto per giovedì 7
maggio, di cui il sito internet dell'ANLA pubblica puntualmente la notizia, invece
ignorata - come di solito - dal sito dell’ANSE.
01 maggio 2015
Pensioni, inconstituzionale il blocco della rivalutazione
La Corte costituzionale ha bocciato la norma che prevede il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni nel biennio 2012-2013.
Con sentenza n. 70 del 10 marzo 2015, depositata il 30 aprile 2015, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del decreto legge del 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo INPS negli anni 2012 e 2013.
La questione
di legittimità costituzionale della norma suddetta era stata sollevata dal
Tribunale ordinario di Palermo - Sezione Lavoro - con ordinanza del 6 novembre
2013, dalla Corte dei Conti presso le regioni dell’Emilia-Romagna e della Liguria, rispettivamente con due ordinanze del 2014 e con un'ordinanza, sempre del 2014.
Arriva finalmente
una buona notizia per i pensionati, negli ultimi tempi bersaglio dei governi intenti a cercare quattrini per le asfittiche casse dello Stato. La sentenza ora rende giustizia a un numero molto considerevole di tali soggetti, a cui il governo Monti aveva negato, con l’iniquo provvedimento, finanche il modesto adeguamento del loro assegno al costo della vita, calcolato
secondo l’indice ISTAT, solo perché l’importo superava il limite di tre volte il
minimo INPS.
Per effetto di detta pronuncia, la norma dichiarata
illegittima si considera inesistente fin dal momento della sua emanazione e
quindi ai titolari di pensioni d’importo superiore a tre volte il minimo INPS dovrebbe
essere restituito il maltolto. Secondo logica, questi soggetti hanno diritto alla
corresponsione della rivalutazione negata ed anche in tempi ragionevolmente brevi.
Aspettiamo, perciò, di verificare l'atteggiamento del governo e soprattutto se i provvedimenti
che adotterà saranno coerenti con i principi costituzionali ribaditi dalla
Consulta.29 aprile 2015
Dichiarazione dei redditi, deduzioni e detrazioni
Chiarimenti
dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni e detrazioni, nell'imminenza della presentazione della dichiarazione dei redditi 2015.
L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, ha
fornito una serie di chiarimenti sulla deducibilità e sulla detraibilità di
alcune spese. Si tratta di importanti chiarimenti ad alcuni quesiti formulati da CAF e da altri operatori, riguardanti in particolar modo il bonus per ristrutturazioni edilizie, la detrazione di alcune spese sanitarie e di istruzione;
la deduzione delle somme corrisposte al coniuge separato per le spese di
alloggio; il credito d’imposta spettante
per il riacquisto della “prima casa”.
La circolare suddetta si può
consultare o scaricare selezionando il link:
28 aprile 2015
Il 25 Aprile. Festa di tutti
di Pasquale Cutino
Quest’anno il 25 Aprile, in occasione del settantesimo anniversario della Liberazione e della vittoria sul nazifascismo, si sono verificati due avvenimenti molto significativi che hanno dato finalmente il giusto valore alla ricorrenza: per la prima volta c’è stato l’ingresso in Parlamento dei partigiani e delle partigiane. La Presidente della Camera nell’accoglierli li ha considerati padroni di casa e non ospiti, perché il Parlamento rappresenta la sintesi più visibile della lotta per la liberazione. Il secondo momento è stato rappresentato dalla trasmissione in prima serata del programma “Viva il 25 aprile”. Fazio, noto presentatore della Rai, dalla piazza del Quirinale, Roberto Saviano in collegamento da Montecassino, Marco Paolini ed Elisabetta Salvatori da Sant’Anna di Stazzema, Antonio Albanese da Alba, e la staffetta partigiana Teresa Vergalli hanno raccontato in maniera corale alcuni dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale, che vanno dall’otto settembre del 1943 al 25 Aprile del 1945; circa due anni in cui i Partigiani di qualsiasi provenienza con le forze alleate ricacciarono fuori dal suolo italiano i tedeschi e i loro sostenitori. Durante la ritirata e la resa furono commessi crimini inenarrabili, che Fazio ha messo bene in evidenza facendoli raccontare da sopravvissuti o da persone che all’epoca erano bambini. Qualcuno si può meravigliare che si mettano in evidenza questi fatti, ma fino a qualche anno fa, bisogna dirlo, non era semplicissimo che i due avvenimenti si realizzassero perché una storiografia monca ha ignorato per decenni i sacrifici, il martirio e gli eroismi dei partigiani. Tra questi eroi vanno annoverati anche quelli con le stellette, anzi questi furono i primi che diedero origine alla guerra di liberazione. Basti ricordare il massacro di Cefalonia ove furono trucidati dai tedeschi circa 10.000 soldati italiani i quali preferirono non cedere le armi dopo l’otto settembre e consegnarsi, braccia alzate, al nemico. Questi Partigiani che per anni sono stati cancellati dalla memoria e ricordati per la prima volta dalle istituzioni solo nel 1980 e i 360 civili di Sant’Anna di Stazzema, barbaramente trucidati sono stati ricordati nel 1990 dopo il ritrovamento dei fascicoli dell’eccidio, dimenticati nell’armadio della vergogna. Molte altre violenze si potrebbero citare, ma esuleremmo dall’intento che si prefigge l’articolo che è solo quello di dimostrare che il 25 Aprile è una celebrazione patriottica, condivisa da tutti gli italiani. Infatti, dopo 70 anni di celebrazioni si sono potuto raccontare tramite testimonianze e documentazioni, senza alcuna soggezione tutti i fatti come realmente si svolsero, dimostrando che è stata recuperata completamente quella parte di memoria volutamente trascurata.
21 aprile 2015
Pensioni, ancora un allarme
Colpire i pensionati per erogare un sussidio agli over 55 senza lavoro. La discutibile ipotesi dell’INPS.
Le cronache odierne riferiscono della proposta del
Presidente dell’INPS rivolta ad assicurare un reddito minimo garantito alle
persone di età compresa tra i 55 e i 65 anni, rimaste senza lavoro. Trovare una
nuova sistemazione lavorativa costituisce un serio problema per tali soggetti e
il Presidente dell’INPS fa bene a sollevarlo. Non è apprezzabile, né
condivisibile la soluzione indicata, cioè il modo di recuperare le risorse
finanziarie necessarie per coprire l’ipotizzato sussidio: toccare al ribasso le
pensioni più alte.
Si propone il vecchio ritornello di colpire le pensioni,
tanto è la via più facile da percorrere se si tratta di trovare quattrini, dimenticando
che per effetto di riforme varie, blocchi di indicizzazione e contributi di
solidarietà, il potere di acquisto dell’assegno percepito da moltissimi
pensionati, che un tempo consentiva di affrontare con dignità l’ultima fase
della vita, ha subito nel tempo pesanti riduzioni.
Non va neanche sottaciuta la proposta abbastanza stravagante, circolata tempo addietro in tema di riforma del sistema pensionistico, per introdurre un contributo sulle pensioni d'importo superiore a duemila euro lordi mensili. Idea assolutamente priva di senso della realtà, la cui bocciatura non è riuscita a fugare del tutto l’incubo di un taglio alle pensioni, il quale viene riproposto con insistenza e con maggiore frequenza rispetto al passato.
In questa, come in altre occasioni, la motivazione è la stessa: molti pensionati incasserebbero un assegno superiore rispetto ai contributi versati durante la vita lavorativa. Si tratta di un’affermazione del tutto generica che tende a rappresentare una situazione non corrispondente alla realtà, perché i dati oggettivi dicono il contrario. Secondo esperti del settore di provata autorevolezza, la sproporzione tra contributi versati e assegno percepito risiede nelle pensioni integrate al minimo, e quindi in quelle più basse che sono la maggioranza. La vera causa dello squilibrio deriva dall’uso che si è fatto nel tempo del sistema previdenziale, caricato impropriamente degli oneri per fare assistenza. Anche nell’ipotesi prospettata si vorrebbe risolvere un problema di natura squisitamente assistenziale prelevando i quattrini necessari dalle pensioni, secondo una vecchia e abusata linea di politica sociale di cui prima o poi si paga il conto.
Non va neanche sottaciuta la proposta abbastanza stravagante, circolata tempo addietro in tema di riforma del sistema pensionistico, per introdurre un contributo sulle pensioni d'importo superiore a duemila euro lordi mensili. Idea assolutamente priva di senso della realtà, la cui bocciatura non è riuscita a fugare del tutto l’incubo di un taglio alle pensioni, il quale viene riproposto con insistenza e con maggiore frequenza rispetto al passato.
In questa, come in altre occasioni, la motivazione è la stessa: molti pensionati incasserebbero un assegno superiore rispetto ai contributi versati durante la vita lavorativa. Si tratta di un’affermazione del tutto generica che tende a rappresentare una situazione non corrispondente alla realtà, perché i dati oggettivi dicono il contrario. Secondo esperti del settore di provata autorevolezza, la sproporzione tra contributi versati e assegno percepito risiede nelle pensioni integrate al minimo, e quindi in quelle più basse che sono la maggioranza. La vera causa dello squilibrio deriva dall’uso che si è fatto nel tempo del sistema previdenziale, caricato impropriamente degli oneri per fare assistenza. Anche nell’ipotesi prospettata si vorrebbe risolvere un problema di natura squisitamente assistenziale prelevando i quattrini necessari dalle pensioni, secondo una vecchia e abusata linea di politica sociale di cui prima o poi si paga il conto.
A giudicare dalle prime reazioni, la proposta di soluzione prospettata dal Presidente dell’INPS non ha suscitato
consenso negli ambienti governativi.
Ciò può essere consolatorio per il momento, ma non è motivo di tranquillità per i pensionati.
Ciò può essere consolatorio per il momento, ma non è motivo di tranquillità per i pensionati.
13 aprile 2015
Punture di spillo - Quando la toppa è peggiore del buco
Il
sospetto era sorto con la pubblicazione del comunicato di ANSE nazionale che informava
della firma del Patto a tutela degli
anziani, avvenuta il 18 febbraio 2015, e riguardava la sottoscrizione da
parte del Presidente di un patto con organizzazioni terze, prima di averne
sottoposto il testo al preventivo vaglio dell’Assemblea nazionale
dell’Associazione, competente a deliberare sulla materia. Ricordiamo che tale
accordo comporta per i contraenti, e quindi anche per l’ANSE, impegni di varia
natura per tutta la sua durata, ivi compresi quelli di natura economica.
Il
sospetto di trasforma in certezza leggendo il verbale di riunione dell’Assemblea
nazionale del 5 marzo 2015, convocata con lettera datata il
giorno prima, e cioè il 4 marzo 2015, nell'imminenza dell'inizio dei lavori. La riunione aveva come unico punto all’ordine del giorno: “Delibera adesione dell’ANSE al “Patto
federativo a tutela degli anziani” sottoscritto il 18 febbraio 2015 (art. 25
comma 3 lettera l dello Statuto)”.
La
strana procedura adottata per convocare in tutta fretta l’Assemblea
nazionale pur in assenza dei necessari presupposti, rappresenta l'ammissione dell'interesse ad eliminare rapidamente una situazione imbarazzante, legittimando l’atto compiuto dal
Presidente senza il rigoroso rispetto delle regole associative; "metterci una pezza”, come si usa
dire. Tuttavia, come spesso accade, la toppa si è rivelata
peggiore del buco.
In primo luogo, la convocazione è viziata da
diverse irregolarità non sanabili e per questo motivo sono nulli la riunione e
gli atti conseguenti. Inoltre, se per ipotesi la riunione fosse stata valida,
il provvedimento che l’Assemblea avrebbe dovuto adottare riguardava semmai la ratifica
del Patto e non certamente l’ “Esame ed approvazione….”, come riporta paradossalmente
il verbale. Pensare di approvare “a posteriori” un atto ormai
definitivo, già sottoscritto con terzi senza mandato, è semplicemente una presa in giro.
Oltre a questi aspetti, ne vogliamo evidenziare un altro ben più importante: il
comportamento del Presidente nazionale, il quale nell’esercizio del suo mandato agisce,
di fatto, senza tener conto del ruolo e delle prerogative degli organi
statutari, dimostrando di considerare lo Statuto dell’Associazione un insieme
di regole alquanto noiose da rispettare solo formalmente se necessario, e il
caso in esame ne è la conferma lampante.
02 aprile 2015
26 marzo 2015
Modello 730/2015 precompilato
Un vademecum dell’Agenzia
delle Entrate con tutte le risposte alle domande dei contribuenti
Come si accede alla dichiarazione precompilata? Chi sono i
destinatari? Chi ne è escluso? Si può presentare la dichiarazione precompilata
in forma congiunta? E se il contribuente ha presentato più dichiarazioni l’anno
prima? Sono questi alcuni dei dubbi che l’Agenzia delle Entrate chiarisce con
la circolare n.11/E del 23 marzo 2015. Una sorta di vademecum che passa in rassegna i
contenuti della nuova dichiarazione precompilata in modo chiaro, con
l’obiettivo di fornire indicazioni dirette e di carattere pratico per tutti i
contribuenti.
Il commento
Quando fu lanciata, l’iniziativa fu accolta con favore perché
i contribuenti la consideravano un forte segnale per la semplificazione dei
rapporti tra fisco e contribuente. L’iniziale favore, però, si attenua man mano
che l’operazione 730 precompilato entra nella fase operativa. Valga a conferma
di questa affermazione l’impossibilità di presentare la dichiarazione
congiunta, che costituisce un oggettivo limite all’utilizzazione del 730
precompilato. I numerosissimi contribuenti
interessati, che speravano di risolvere tranquillamente da casa, per via
telematica, la pratica della presentazione della dichiarazione dei redditi, saranno
certamente delusi, perché, come in passato, dovranno ricorrere ancora una volta
al Caf o al professionista abilitato, con conseguenti attese e disagi vari. In questo caso
possiamo ancora parlare di semplificazione? 18 marzo 2015
Portabilità del conto corrente
Le nuove regole per il
trasferimento del conto corrente da una banca all’altra sono contenute nel Decreto
Legge del Governo n. 3 del 24 gennaio 2015 che fissa “Misure urgenti per il
sistema bancario e gli investimenti”.
Il trasferimento del conto corrente da una banca all'altra,
che finora ha messo a dura prova la pazienza dei clienti, avrà ora regole
precise, termini stabiliti e azzeramento dei costi. È pur vero che la così detta
portabilità senza oneri era già prevista dalla legge sin dal 2007, ma non era
previsto alcun termine per completare il trasferimento, né c’era una procedura
di riferimento che rendesse trasparente l’operazione ed escludesse addebiti al
cliente in caso di trasferimento di titoli di investimento. Tutta l’operazione, quindi, era autoregolamentata dal sistema bancario con conseguenze non certamente apprezzate
dai clienti che avendo, per necessità o per libera scelta, deciso nel tempo di
cambiare banca, hanno dovuto superare innumerevoli difficoltà.
Le nuove norme, che recepiscono la direttiva europea sulla
comparabilità delle spese riguardanti il conto e sulla sua portabilità, limitano
al massimo la discrezionalità delle banche e prevedono che la richiesta di
trasferimento sia presentata al nuovo istituto di credito, il quale dovrà
curare e portare a termine l’operazione. Disciplinano, inoltre, la questione
delle domiciliazioni bancarie, in modo da prevenire disguidi che generano
conseguenze negative per il cliente e prevedono che il trasferimento del conto avvenga
in tempi certi.
Altra novità importante è costituita dall’indennizzo a
favore del cliente, previsto in caso di inadempienza della banca in misura
proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento
al momento della richiesta di trasferimento, e dalle multe a carico dei
rispettivi dirigenti e funzionari.
09 marzo 2015
La Sardegna e la Manifestazione nazionale ANSE
di Federico Memo
Prima che vengano spente le luci sull'avvenimento, ritengo giusto fare una riflessione a voce alta, per il rispetto che ho sempre avuto verso i soci dell'Associazione. Dopo tanti anni di rinvio nonostante le richieste pervenute, ho appreso che quest'anno il Raduno nazionale dell’ANSE avviene in Sardegna. La notizia mi ha riempito di grande gioia, pensando che finalmente si potranno far godere ai soci partecipanti alcune bellezze che caratterizzano la nostra terra, tra le quali - cito a titolo di esempio - i caratteristici e unici siti, il suo stupendo mare, i suoi meravigliosi centri turistici dalla Costa del corallo alla Costa Smeralda, dalla Costa Orientale, con le famose Grotte del Bue marino, alle coste sud orientali e occidentali; Santa Margherita di Pula, Isola di S. Antioco e Carloforte, Masua e il suo Pan di zucchero. Per non parlare dei suoi centri abitati, grandi e piccoli, ognuno con una sua particolare storia ultra millenaria, che va dalla civiltà nuragica, alla punica, alla fenicia e romana, sino ai tempi nostri; la Barbagia con tutte le sue bellezze rappresentative anche dal punto di vista gastronomico.
Però, una volta conosciuto il programma, devo dire, sia pure a malincuore, che le scelte operate dall’ANSE nazionale hanno suscitato in me una profonda delusione. Venire in Sardegna e non offrire ai partecipanti l’opportunità di visitare qualcuno dei suoi luoghi più belli e rappresentativi è come andare a Parigi e non visitare il Louvre. Mi dispiace, si poteva fare di meglio, ma visto che stavolta è andata così, nutro la speranza che ci siano altre occasioni......
Prima che vengano spente le luci sull'avvenimento, ritengo giusto fare una riflessione a voce alta, per il rispetto che ho sempre avuto verso i soci dell'Associazione. Dopo tanti anni di rinvio nonostante le richieste pervenute, ho appreso che quest'anno il Raduno nazionale dell’ANSE avviene in Sardegna. La notizia mi ha riempito di grande gioia, pensando che finalmente si potranno far godere ai soci partecipanti alcune bellezze che caratterizzano la nostra terra, tra le quali - cito a titolo di esempio - i caratteristici e unici siti, il suo stupendo mare, i suoi meravigliosi centri turistici dalla Costa del corallo alla Costa Smeralda, dalla Costa Orientale, con le famose Grotte del Bue marino, alle coste sud orientali e occidentali; Santa Margherita di Pula, Isola di S. Antioco e Carloforte, Masua e il suo Pan di zucchero. Per non parlare dei suoi centri abitati, grandi e piccoli, ognuno con una sua particolare storia ultra millenaria, che va dalla civiltà nuragica, alla punica, alla fenicia e romana, sino ai tempi nostri; la Barbagia con tutte le sue bellezze rappresentative anche dal punto di vista gastronomico.
Però, una volta conosciuto il programma, devo dire, sia pure a malincuore, che le scelte operate dall’ANSE nazionale hanno suscitato in me una profonda delusione. Venire in Sardegna e non offrire ai partecipanti l’opportunità di visitare qualcuno dei suoi luoghi più belli e rappresentativi è come andare a Parigi e non visitare il Louvre. Mi dispiace, si poteva fare di meglio, ma visto che stavolta è andata così, nutro la speranza che ci siano altre occasioni......
07 marzo 2015
8 MARZO, FESTA DELLA DONNA
Nella ricorrenza della festa dedicata alle donne, esprimiamo, attraverso il nostro blog,
l’augurio affinché le loro lotte per la piena parità, per il lavoro e contro la
violenza siano coronate da rapido successo. Lo facciamo con semplicità, cercando
di evitare ogni forma retorica, animati
da profondo sentimento di rispetto per tutte le donne e per i loro diritti.
06 marzo 2015
ANSE, un’associazione/azienda?
I componenti degli organi nazionali ANSE
sono stati convocati il 4 e 5 marzo, a Casalecchio di Reno, per partecipare a un altro
seminario formativo. Il seminario - come riportato nella lettera di invito - “animato” dal “qualificato esperto formatore…ben
conosciuto” dai convocati, era “finalizzato
ad una riflessione sulle evoluzioni di ruolo funzionali al miglioramento della
gestione ed allo sviluppo della nostra Associazione”.
Sembra che Casalecchio sia divenuta la
sede di una sorta di scuola per i quadri dell’ANSE, come lo era una volta
Frattocchie, la frazione del Comune di Marino nei pressi di Roma, che dette il
nome alla meglio conosciuta Scuola delle Frattocchie per la formazione dei quadri
di un noto partito politico. Beninteso, la nostra è soltanto
un’esemplificazione e nient’altro.
Come soci ANSE, siamo interessati,
invece, a manifestare le nostre perplessità sull’impostazione di tali seminari formativi
e sui benefici che ne possono trarre l’ANSE e i partecipanti (Membri del
Comitato direttivo nazionale e Presidenti delle Sezioni regionali). È arcinoto che si
tratta di persone chiamate per elezione (o, in qualche caso, per designazione)
a ricoprire cariche nell’Associazione, avendo scelto volontariamente di
dedicare una parte del loro tempo ad attività in campo sociale. Sono quindi soggetti
molto motivati e, per giunta, portatori di una lunga esperienza professionale e
di vita.
È abbastanza chiaro che l’organizzazione di seminari
o incontri di tal genere è perfettamente funzionale all’idea (non condivisibile) di
associazione gestita come se fosse un'azienda, cui il Presidente attuale dimostra con il suo modo di agire di essere molto
affezionato. Sussistono invece
fortissimi e seri dubbi che i titolari delle cariche suddette abbiano un reale bisogno di incontri o seminari, con tanto di psicologo formatore, per
occuparsi di argomenti altisonanti quanto fumosi (a conferma, basta rileggere
quello dell’ultimo incontro riportato in apertura).
Sono persone competenti e formate da una
lunga militanza in ANSE, in grado di esercitare il ruolo di volontario e di
svolgere i compiti richiesti dalla carica ricoperta, perché abituate ad operare nell'ambito di organizzazioni, e sono oltretutto dotate di un’elevata sensibilità ai
problemi sociali, che ne affina le loro capacità. Perciò sarebbe più appropriato
e produttivo ipotizzare per loro - che costituiscono la cerniera tra i soci e l'azione dell’Associazione - un processo permanente di “autoformazione”, sviluppato all'interno degli organi collegiali, che tragga gli stimoli da una partecipazione
effettiva allo studio e alla realizzazione di iniziative a respiro nazionale finalizzate
a risolvere i problemi dei soci. Valorizzare il ruolo dei quadri facendo funzionare effettivamente gli organi statutari, sarebbe
un modo virtuoso per innescare e alimentare un processo formativo capace
di contribuire davvero allo sviluppo dell’Associazione.
A che serve, dunque, seguire la
linea scelta dal vertice dell’ANSE? Cui prodest? (a chi giova?). 02 marzo 2015
Arriva la Certificazione Unica dei redditi
È disponibile sul sito internet dell’INPS il modello di Certificazione Unica dei redditi percepiti nel 2014, che da quest’anno sostituisce il CUD. Per ottenere la Certificazione Unica, si può accedere al servizio online di detto sito dall’area “Servizi al cittadino”.
Accedi al servizio col tuo PIN
24 febbraio 2015
730 precompilato - Regole per l'accesso
Dopo il via libera del Garante della privacy, sono state fissate le regole per l’accesso, a partire dal prossimo 15 aprile, al modello 730 precompilato da parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari.
Chi sceglierà di gestire il 730 precompilato in via autonoma potrà accedere nel sito on-line con le credenziali dell’Agenzia delle Entrate (PIN), se ne è dotato, o in alternativa, con le credenziali INPS (PIN dispositivo).
20 febbraio 2015
Punture di spillo. Se il Patto favorisce uno dei contraenti
Un comunicato dell’ANSE ci informa
che il 18 febbraio "otto fra le maggiori Associazioni nazionali di persone più avanti in età” hanno sottoscritto un "Patto Federativo a tutela degli
anziani". Incidentalmente osserviamo che nel comunicato la Fondazione Esperienza, fra le otto firmatarie, è considerata
impropriamente un'associazione, malgrado non associ alcuna persona, giovane o
anziana che sia.
Lo stesso comunicato ci fa sapere altresì
che al Presidente dell’ANLA, una delle firmatarie, è stato attribuito il ruolo
di Coordinatore del Patto, e ai Presidenti di ANSE e di FEDER.S.P.eV. quello di
Vice coordinatori, stabilendo così una sorta di gerarchia. Questa notizia e
qualche altro recente episodio sono forse le prime avvisaglie di una progressiva rinuncia da parte dell'ANSE alla propria autonomia, in previsione di una futura confluenza nell’ANLA?
L’ANSE è stata sempre gelosa custode dalla
sua indipendenza e, non a caso, nel Patto federativo stipulato nel 2003 tra ANLA,
ANSE e UGAF la rappresentanza fu affidata in modo
paritario ai Presidenti delle tre Associazioni ANLA, ANSE e UGAF.
Che sia solo un
dubbio! “Honni soit qui mal y pense” (“sia svergognato colui che pensa male”).
P.S. Particolare non irrilevante: ad oggi il testo del Patto non è disponibile sul sito internet dell'ANSE; lo abbiamo invece scaricato dal sito dell'ANLA.
Patto federativo
P.S. Particolare non irrilevante: ad oggi il testo del Patto non è disponibile sul sito internet dell'ANSE; lo abbiamo invece scaricato dal sito dell'ANLA.
Patto federativo
16 febbraio 2015
Lavori usuranti
Scade il 2 marzo il termine per la presentazione all'INPS della domanda di riconoscimento
Le persone
che hanno svolto (o che svolgono) lavori usuranti per almeno 7 anni negli ultimi
10 anni e cioè:
- lavori particolarmente faticosi e pesanti in galleria, sotterranei pozzetti, in cassoni ecc.;
- nelle linee di catena;
- lavori notturni in turni di 6 giorni per almeno 64 giorni, senza turni con ciclo continuo dl almeno 3 ore al giorno ecc.;
- trasporto pubblico come conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo con almeno 9 posti;
devono
presentare - entro lunedì 2 marzo 2015 -
domanda per ottenere ufficialmente dall’INPS il riconoscimento di aver svolto e di
svolgere una delle attività protette che consentono di ottenere la pensione anticipata.
La domanda va
presentata solo dai lavoratori che raggiungono nell’anno 2015 i requisiti di
età e di contribuzione richiesti dalla legge.
Solo
dopo che l’INPS avrà confermato che la
pratica è a posto, indicando anche quale sarà l’esatta decorrenza della
prestazione, si potrà presentare la
domanda di pensione.
I
requisiti di età e di contribuzione sono diversi a seconda del tipo di attività:
- per lavori faticosi e pesanti, per trasporto pubblico e per lavori notturni svolti nell’intero anno è richiesta la quota 97,3 formata da un minimo di 61 anni e 3 mesi di età e da un minimo di 35 anni di contribuzione;
- per lavori notturni svolti con il sistema del turno, i requisiti sono diversi in relazione al numero di notti:
da 72 a 77 notti la quota sale a 98 e 3 mesi con età minima di 62 anni e 3 mesi;
da 64 a 71 notti la quota sale a 99 e 3 mesi con età minima di 63 anni e 3 mesi.
Ai lavoratori autonomi è richiesto un anno in più di età.
Inoltre, per la
liquidazione della pensione occorre attendere l’apertura della c.d.
“finestra”, che comporta un’aggiunta di 12 mesi, elevati a 18 mesi se la
pensione è liquidata nella gestione dei lavoratori autonomi.
La domanda di
riconoscimento dei periodi di svolgimento di attività usuranti va inviata
all’INPS completa di tutte le informazioni utili per gli accertamenti e il
giudizio finale dell’istituto, compilata sul modulo disponibile sul sito www.inps.it
10 febbraio 2015
Scompare il servizio di maggior tutela per le forniture di gas e di energia elettrica
Il servizio di maggior tutela per le forniture di gas e di
energia elettrica è in via di abolizione. La fine dei contratti protetti, ossia
quelli cui si applica la tariffa di vendita fissata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), è stabilita nel Disegno
di legge governativo annuale sulla tutela della concorrenza. Le scadenze previste
sono due: 30 giugno 2015, per il gas, e 30 giugno 2016, per l’energia
elettrica. Fanno eccezione le utenze elettriche di aziende allacciate in bassa
tensione con meno di 50 dipendenti e con un fatturato non superiore a 10
milioni di Euro, per le quali la scadenza è anticipata al 30 giugno 2015.
La notizia che circolava da qualche tempo è stata comunicata ufficialmente dall’AEEGSI. Pertanto, salvo modifiche al Disegno di legge, entro le suddette date, le forniture (comprese quelle domestiche) gestite dal servizio di maggior tutela dovranno migrare verso il mercato libero. Ciò significa che i consumatori saranno obbligati a scegliere un operatore di tale settore con il quale stipulare contratti di somministrazione di gas e di energia elettrica regolati da una delle offerte tariffarie del mercato libero.
La notizia che circolava da qualche tempo è stata comunicata ufficialmente dall’AEEGSI. Pertanto, salvo modifiche al Disegno di legge, entro le suddette date, le forniture (comprese quelle domestiche) gestite dal servizio di maggior tutela dovranno migrare verso il mercato libero. Ciò significa che i consumatori saranno obbligati a scegliere un operatore di tale settore con il quale stipulare contratti di somministrazione di gas e di energia elettrica regolati da una delle offerte tariffarie del mercato libero.
Per gli ex dipendenti elettrici in pensione assunti prima
del 1996 ed i loro superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilità,
sorge una complicazione in più, considerato che l’agevolazione tariffaria su un
determinato quantitativo annuo di energia elettrica consumata, di cui sono
beneficiari, è applicata sulle forniture gestite dal servizio di maggior
tutela. La migrazione obbligatoria verso il libero mercato impone, perciò, l’individuazione
tempestiva di soluzioni idonee alla salvaguardia di tale beneficio, che deriva -
è bene ricordarlo - dai patti contenuti nel C.C.N.L., al cui adempimento le
aziende elettriche restano comunque obbligate.
Dal punto di vista dei consumatori l’abolizione del servizio
di maggior tutela, seppure prevista, avviene a scadenze molto ravvicinate,
comunque non ritenute congrue, sia per l’elevatissimo numero di clienti
interessati alla migrazione, e sia perché nell’ambito del settore energetico il
mercato libero ha fatto registrare uno sviluppo assai modesto, a circa dieci
anni dalla sua apertura. Lo dimostrano le poco esaltanti percentuali di utenti rispetto al totale, che
in un periodo abbastanza lungo hanno scelto di abbandonare il mercato di
maggior tutela del gas e dell’energia elettrica, stipulando un contratto con un
operatore del mercato libero.
Per i pensionati elettrici (e loro superstiti) si apre, dunque,
una fase molto delicata ai fini della difesa dello sconto sulla tariffa. Senza fare
proclami, siamo legittimati a vigilare sull’intangibilità del nostro diritto e
a difenderlo, se necessario. Ma insieme con noi ha il dovere di sentirsi
legittimata l’ANSE - la nostra Associazione - che, in aderenza ai suoi scopi
sociali riportati all’articolo 2 dello Statuto, è impegnata a “tutelare la
dignità dei propri associati e promuovere le più opportune iniziative a salvaguardia
dei legittimi interessi materiali e morali dei Soci”.
Nel Disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio 2015, le scadenze sopra indicate sono state fissate definitivamente al 2018, come risulta dal comunicato del governo:
"Energia elettrica, gas e carburanti. Allo scopo di superare le residue regolamentazioni di prezzo, viene previsto: a) per il gas naturale, la graduale eliminazione della “tutela” a decorrere dal 2018 nel mercato domestico (prezzi fissati dall’Autorità per l’Energia per i consumatori che non hanno scelto un fornitore sul libero mercato); b) per l’energia elettrica la graduale restrizione dell’attuale perimetro di tutela (pmi e famiglie che non hanno scelto un fornitore sul mercato), sempre a decorrere dal 2018. c) per i carburanti si vieta l’introduzione, in particolare da parte delle Regioni, di norme discriminatori ad esempio a carico dei nuovi entranti".
Nel Disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio 2015, le scadenze sopra indicate sono state fissate definitivamente al 2018, come risulta dal comunicato del governo:
"Energia elettrica, gas e carburanti. Allo scopo di superare le residue regolamentazioni di prezzo, viene previsto: a) per il gas naturale, la graduale eliminazione della “tutela” a decorrere dal 2018 nel mercato domestico (prezzi fissati dall’Autorità per l’Energia per i consumatori che non hanno scelto un fornitore sul libero mercato); b) per l’energia elettrica la graduale restrizione dell’attuale perimetro di tutela (pmi e famiglie che non hanno scelto un fornitore sul mercato), sempre a decorrere dal 2018. c) per i carburanti si vieta l’introduzione, in particolare da parte delle Regioni, di norme discriminatori ad esempio a carico dei nuovi entranti".
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Energia elettrica,
Vita associativa
08 febbraio 2015
Il 730 precompilato ai nastri di partenza
Si avvicina un importante appuntamento col fisco: la dichiarazione annuale dei redditi. Dal 2015, l’Agenzia delle Entrate inaugura un nuovo tipo di rapporto con i cittadini contribuenti, rendendo disponibile per via telematica il modello 730 precompilato. L’obiettivo del nuovo servizio è di semplificare gli adempimenti del contribuente, fornendogli direttamente, mediante il modello precompilato, i dati utili per la sua dichiarazione, prelevati dalle banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. L’innovazione è di notevole portata perché inverte il flusso dei dati: in passato dal contribuente all’Agenzia delle Entrate, ora da questa al contribuente, il quale può accettarli, correggerli o integrarli, e quindi trasmettere la sua dichiarazione. Ciò riduce la necessità di controlli da parte dell’Agenzia.
Com’è ben evidente,
non siamo ancora al fisco sul modello dei Paesi più avanzati di noi in questo
campo; per arrivarci dobbiamo colmare un abisso, tuttavia l’intento è positivo
e il nuovo servizio costituisce un buon avvio verso un rapporto tra fisco e
contribuente più snello, privo di complicazioni burocratiche e improntato alla leale
collaborazione e al rispetto reciproco. Non resta che auspicare la riuscita dell’operazione,
come primo passo verso un reale cambiamento di tale rapporto.
Ora che sono stati
definitivamente approvati i modelli di dichiarazione, riepiloghiamo, con
l’ausilio delle istruzioni ministeriali, gli aspetti più importanti della
dichiarazione 2015, con particolare attenzione alla novità del modello 730
precompilato.
Chi sono i contribuenti interessati al 730 precompilato
· Lavoratori dipendenti e pensionati con
redditi di lavoro di pensione e assimilati percepiti nel 2014, che hanno
presentato il modello 730/2014 per i redditi del 2013 e che hanno ricevuto dal
sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (che da quest’anno sostituisce
il CUD).
La dichiarazione precompilata è predisposta anche per
i contribuenti in possesso della Certificazione Unica 2015, che per l’anno 2013
hanno presentato il modello Unico Persone Fisiche 2014 pur avendo i requisiti
per presentare il modello 730, oppure hanno presentato, oltre al modello 730,
anche i quadri RM, RT e RW del modello Unico Persone fisiche 2014.
La dichiarazione precompilata non viene, invece,
predisposta per i contribuenti che per l’anno d’imposta precedente, hanno
presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al
momento dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, è ancora in corso
l’attività di liquidazione automatizzata.
Un chiarimento
importante. I contribuenti che riceveranno la dichiarazione precompilata non
sono obbligati ad utilizzarla. Il servizio è aggiuntivo e perciò chi lo ritiene
può anche ignorarlo e presentare il modello 730 “tradizionale”, avvalendosi come
di consueto dell’assistenza fiscale dei soggetti abilitati (sostituto d’imposta,
professionista o CAF). Può scegliere, inoltre, di dichiarare i propri redditi
attraverso il modello UNICO anziché col 730.
Quali
informazioni contiene il 730/2015 precompilato
- Dati contenuti nella Certificazione Unica 2015 (ad esempio il reddito di lavoro dipendente, di pensione o assimilato, le ritenute Irpef, le trattenute a titolo di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei familiari a carico).
- Redditi derivanti da terreni e fabbricati, presenti nella dichiarazione presentata nel 2014 per i redditi del 2013.
- Interessi passivi sui mutui, premi assicurativi e contributi previdenziali, comunicati all’Agenzia delle Entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali.
- Spese derivanti dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente che danno diritto a una detrazione ripartita in più rate annuali (ad esempio, le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili a nuovo).
- Altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio, i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).
Nel corrente anno, saranno adottati particolari criteri per l’inserimento nel 730 precompilato dei dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate da enti esterni, nell’ottica di evitare l’attribuzione di deduzioni o detrazioni non spettanti; quindi non è escluso che un dato, ancorché comunicato, non figuri nel 730 precompilato. In tal caso il contribuente può far valere il suo diritto alla deduzione o alla detrazione inserendolo in sede di integrazione della dichiarazione.
Come sarà reso disponibile il 730/2015 precompilato
Come sarà reso disponibile il 730/2015 precompilato
La dichiarazione precompilata sarà messa a
disposizione del contribuente on-line dal 15 aprile 2015, in un’area riservata
del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, cui si accede mediante codice PIN
(chi ne è in possesso, può accedervi anche mediante la Carta Nazionale dei
Servizi – CNS). I contribuenti che non hanno il codice PIN possono richiederlo
all’Agenzia delle Entrate on-line, per telefono o recandosi personalmente allo
sportello di un Ufficio dell’Agenzia.
Allo scopo di agevolare chi non ha il codice PIN, l’Agenzia
sta mettendo a punto altre modalità per
l’accesso alla dichiarazione precompilata on-line, che comunicherà nei prossimi
giorni. Una di queste potrebbe essere l’accesso tramite INPS.
In alternativa, il
contribuente può sempre incaricare un intermediario abilitato - CAF o
professionista - di scaricare o gestire interamente la propria dichiarazione
precompilata, rilasciandogli delega.
Che deve fare
il contribuente che si avvale del 730 precompilato
Il contribuente, prima di accettare la dichiarazione, deve
verificare l’esattezza dei dati riportati. Nell’ipotesi che abbia percepito,
oltre a quelli di lavoro dipendente, di pensione o assimilati, anche altri
redditi derivanti per esempio da partita IVA, non può utilizzare il 730
precompilato, ma deve presentare il modello UNICO.
Una volta accertata la corrispondenza dei dati
riportati nella dichiarazione, il contribuente può accettarla integralmente e
presentarla direttamente on-line. In questo caso sono esclusi i controlli da
parte dell’Agenzia sui dati riguardanti deduzioni e detrazioni comunicati da
soggetti terzi.
Se invece riscontra dati mancanti o inesatti, può
integrarla o correggerla sulla scorta di dati reddituali (per esempio, nuovi
redditi fondiari) o di documentazione relativa ad oneri deducibili o detraibili
in suo possesso (per esempio, spese sanitarie, spese per lavori di recupero
edilizio iniziati nel 2014 ecc.), e quindi presentarla.
Il calendario del modello 730/2015
Entro il 28 febbraio 2015
Il sostituto d’imposta consegna al contribuente la
Certificazione Unica dei redditi percepiti e delle ritenute subite.
Entro il 7 marzo 2015
Il sostituto d'imposta invia all’Agenzia delle Entrate le certificazioni
uniche rilasciate.
A partire dal 15 aprile 2015
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del
contribuente, tramite i servizi telematici, il modello 730 precompilato.
Entro il 7 luglio 2015
- Il contribuente presenta al sostituto d’imposta, al Caf o al professionista abilitato la dichiarazione modello 730 e la busta contenente il 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, cinque e due per mille dell’Irpef, ricevendo copia della dichiarazione modello 730 e il prospetto di liquidazione 730-3;
- presenta direttamente all’Agenzia delle Entrate - per via telematica - la dichiarazione precompilata modello 730 e il 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, cinque e due per mille dell’Irpef. Nei giorni successivi alla presentazione del modello 730 gli perviene, sempre per via telematica, la ricevuta dell’avvenuta presentazione.
Dal mese di luglio 2015 (per i pensionati dal mese di
agosto o di settembre 2015)
Il contribuente riceve la retribuzione (o la pensione)
con i rimborsi o con le trattenute delle somme dovute. In caso di rateizzazione
dei versamenti di saldo e degli eventuali acconti è trattenuta la prima rata.
Le altre rate, maggiorate dell’interesse dello 0,33% mensile, saranno
trattenute dalle retribuzioni dei mesi successivi.
Se la retribuzione (o la pensione) è insufficiente per
il pagamento delle imposte (ovvero degli importi rateizzati) la parte residua,
maggiorata dell’interesse nella misura dello 0,4% mensile, sarà trattenuta
dalle retribuzioni dei mesi successivi.
Entro il 30 settembre 2015
Il contribuente che prevede di realizzare nel 2015 minori
redditi, può comunicare al sostituto d’imposta di non voler versare il secondo
o unico acconto dell'Irpef o di volerlo eseguire in misura inferiore rispetto a
quello indicato nel modello 730-3.
Entro il 25 ottobre 2015
Nell’eventualità che il contribuente abbia commesso
errori nella dichiarazione, può presentare al CAF o al professionista abilitato
la dichiarazione 730 correttiva o integrativa.
A novembre 2015
Il contribuente riceve la retribuzione con le
trattenute delle somme dovute a titolo di acconto per l’Irpef. Se la
retribuzione è insufficiente per il pagamento delle imposte, la parte residua,
maggiorata dell’interesse nella misura dello 0,4% mensile, sarà trattenuta
dalla retribuzione del mese di dicembre.
Entro il 10 novembre 2015
Il contribuente riceve dal Caf o dal professionista
abilitato copia dell’eventuale dichiarazione modello 730 integrativo e il
prospetto di liquidazione modello 730-3 integrativo.
24/2/2015
Dopo il
via libera del Garante della privacy, sono state fissate le regole per
l’accesso, a partire dal prossimo 15 aprile, al modello 730 precompilato da
parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari.
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