25 giugno 2015

L’ANSE e la sua capacità di aggregazione


Un collega in pensione, esprimendo con una mail il suo interesse per il nostro blog, ha anche evidenziato di essere stato iscritto all’ANSE, ma di non avere più rinnovato la sua adesione. Ci ha colpito questa dichiarazione, perché riflette il sentimento di sfiducia di numerosi soci sul ruolo dell’Associazione, che è poi una delle cause determinanti del mancato rinnovo dell’iscrizione. Il fenomeno degli abbandoni ci offre, perciò, lo spunto per una riflessione sulla capacità di aggregazione dell’Associazione.
Qualcuno liquiderà la questione, attribuendola ad una sensazione avvertita solo da chi scrive, ma la situazione reale dimostra, purtroppo, che non si tratta di sensazione.
Basta soffermarsi sulle quote associative contabilizzate nell’anno 2014 e sulla partecipazione alla recente Manifestazione nazionale 2015, i cui numeri non possono ritenersi esaltanti.
Ci limitiamo a una sola considerazione sulle quote sociali, suggerita dalla lettura dei dati delle quote ripartite per categorie di soci. Tali dati evidenziano la consistente diminuzione di 505 unità, rispetto al 2013, registrata nelle categorie dei soci in servizio, in pensione e superstiti, cioè dei soggetti aventi titolo “originario” all’iscrizione all’ANSE. Tale diminuzione, benché sia in parte compensata dall’incremento registrato nella categoria dei Soci familiari a quota ridotta, costituisce comunque un dato su cui riflettere, perché la crescita di quest’ultima categoria accompagnata dalla contemporanea riduzione delle categorie dei soci “tradizionali” altera profondamente la composizione del corpo sociale, a parte i suoi riflessi di natura finanziaria. Ricordiamo che i Soci familiari a quota ridotta ormai rappresentano oltre un quinto degli iscritti (21,5%).

Tale stato di fatto è frutto della progressiva indifferenza di molti iscritti verso l’Associazione, la quale è percepita come “assente” su alcuni importanti problemi che interessano la maggior parte dei membri della comunità. Un’associazione che mostra scarsa sensibilità rispetto ai problemi di interesse generale più complessi, non alimenta quel rapporto di fiducia tra base e vertice che rappresenta l’essenza e il collante di qualsiasi sodalizio. In altre parole, al sentimento prevalente del corpo sociale, che esige un’azione più efficace ed appropriata sulle questioni maggiormente “sentite”, si contrappone l’assenza di iniziative con la motivazione (errata) che tali problemi non rientrerebbero nei compiti istituzionali dell’ANSE. Ciò genera quell’indifferenza che nel tempo induce il socio a non rinnovare più la sua adesione.
Tanto per fare qualche esempio concreto, soffermiamoci brevemente su due problemi di maggiore attualità, sui quali si concentra l’interesse dei soci: il contributo di solidarietà e la mancata rivalutazione delle pensioni. Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, nulla si è saputo della richiesta di valutazione legale, avviata poco tempo prima dell’ultimo Congresso per decisione della Presidenza di allora; verosimilmente la pratica è caduta nel dimenticatoio, perché non è stata più seguita dalla nuova Presidenza oppure per altri motivi. Sulla mancata rivalutazione delle pensioni, non abbiano potuto notare alcuna iniziativa promossa dall’ANSE. Né tanto meno si può affermare che sia stata avviata un’azione idonea attraverso il celebrato “Patto federativo a tutela degli anziani”, il quale sino ad oggi - almeno così risulta - oltre a un comunicato stampa sull'argomento, non ha prodotto nulla di rilevante. Come si vede, ben poca cosa.
Non contribuiscono, inoltre, a instaurare un clima di fiducia tra Associazione e iscritti, taluni comportamenti della dirigenza nazionale, dei quali non si riesce a comprendere la logica. Ovviamente, ci riferiamo alla logica comune, quella delle persone normali che si lasciano guidare dal buon senso e non dalla spocchia di chi dirige l’ANSE. Sempre per stare sul concreto, è incomprensibile che l’Assemblea nazionale, impegnata a discutere sul modo più efficace per incrementare le adesioni all’ANSE, finisca, nella stessa riunione, per occuparsi diffusamente delle modalità di iscrizione all’ANLA (cfr. verbale Assemblea nazionale 10-12 dicembre 2014). D’accordo, la discussione è stata originata dall’esigenza di conoscere quanti soci ANSE sono iscritti contemporaneamente anche all’ANLA, ma è a dir poco stravagante utilizzare il tempo dell’Assemblea nazionale per discutere di dettagli che non ci riguardano e vanno ben oltre l’esigenza di conoscere il fenomeno. Beninteso, non è in discussione la libertà delle persone, e quindi anche dei soci ANSE, di aderire a qualsiasi altra organizzazione, ma è contrario a ogni logica - lo ripetiamo - che l’Assemblea nazionale dell’ANSE si occupi con dovizia di particolari dell’importo della quota associativa dell’ANLA e dell’eventuale riduzione praticata per le adesioni di gruppo. Il messaggio implicito che si trasmette non è certamente positivo per l’ANSE, perché contribuisce ad aumentare il sospetto che tutto ciò preluda alla progressiva liquidazione della nostra Associazione e alla sua confluenza nell’ANLA. Se trattasi solo di supposizioni o di un disegno ben preciso, non possiamo saperlo. Ricordiamo solo che in un post pubblicato su questo blog abbiamo riportato le legittime preoccupazioni dei soci, che purtroppo permangono e si rafforzano, visto che dalla Presidenza nazionale non è arrivato alcun chiarimento.
Che la situazione sia destinata a cambiare è piuttosto improbabile. Il dibattito negli organismi nazionali sui problemi che interessano maggiormente i soci è quasi inesistente e l’atteggiamento dei membri dell’Assemblea nazionale è improntato alla massima prudenza. A parte i fedelissimi del Presidente, gli altri membri o si mostrano riluttanti a manifestare il proprio pensiero, preferendo uniformare il proprio comportamento a quello del leader, perché ritengono assai scarsa la possibilità di incidere sul corso impresso all’Associazione, oppure si limitano ad esprimere le loro critiche in privato, non lesinando qualche battuta sarcastica, ma evitando di manifestare il loro punto di vista nelle sedi competenti.
Risultato: tutto sembra andare per il meglio e perciò, almeno da un punto di vista formale, si ricava l'impressione che l’azione della dirigenza abbia un consenso convinto e diffuso, che non rispecchia però il sentimento reale degli associati.
Dal nostro punto di osservazione emerge, infatti, che tra i soci è diffuso più di quanto si possa pensare il convincimento che ANSE nazionale non riesca più a catturare la fiducia della gente, intesa come espressione di un consenso effettivo verso una “linea di azione” riconosciuta e fatta propria dall’intera comunità. In altre parole, l’attenzione verso i problemi della comunità compatibili con gli scopi sociali è fondamentale per alimentare il rapporto con i soci. Coltivare la memoria lavorativa e il rapporto di comunanza tra i soci va bene, ma non basta; come ha sintetizzato efficacemente il collega Luigi Marengo, commentando un post pubblicato su questo sito, "L'essere soci non significa solo partecipare a Congressi Nazionali o a incontri regionali conviviali."

Occorre che l'ANSE si faccia carico dei problemi di carattere generale riguardanti i soci per assisterli e tutelarli, impiegando le risorse eventualmente necessarie per promuovere ed attuare iniziative idonee finalizzate alla ricerca di soluzioni, in analogia a quanto praticato da altre associazioni. Individuare e condividere i problemi dei soci, attuando azioni di tutela, significa esercitare quel ruolo su cui si fonda il patto associativo, che genera fiducia e consenso. Al contrario, la scarsa attenzione o peggio l’inazione portano inevitabilmente al ritiro di uno dei soggetti del patto stesso: l’iscritto che decide di abbandonare la comunità associativa.
La tutela dei diritti è diventata un elemento essenziale del rapporto tra l'Associazione e i suoi soci, che chiedono all’ANSE di svolgere un ruolo attivo nel promuovere iniziative attraverso tutti i mezzi possibili, superando le remore che frenano o condizionano la sua azione. Non si tratta di cambiare i connotati dell’Associazione, né di stravolgere la sua “missione”, si tratta invece di realizzare quegli scopi sociali spesso negletti, dispiegando azioni adeguate al tempo in cui viviamo e alle necessità dei soci. Non farlo significa deludere le loro attese; significa ridurre l’ANSE a un sodalizio di soli nostalgici, cosa da evitare nel modo più assoluto.




26 maggio 2015

Pubblicato il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni

Nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto legge n. 65 di pari data, preannunciato dal governo per dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma sul blocco della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a tra volte il minimo INPS, introdotta dal governo Monti per gli anni 2012 e 2013. 

19 maggio 2015

Quando lo Stato non rispetta i patti

Dopo il rincorrersi di tante voci sull’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo INPS, è arrivata la decisione del governo. È arrivata per decreto, di cui sono stati anticipati i contenuti, ma non è stato ancora reso noto il testo definitivo. Secondo l’abituale tecnica comunicativa del Premier, viene prima l’annuncio e poi segue il provvedimento.
Come tutti hanno potuto apprendere, siamo di fronte alla solita scappatoia escogitata dal governo per aggirare la sentenza della Corte Costituzionale. Infatti, il decreto prevede la restituzione molto parziale della rivalutazione sotto forma di assegno "una tantum", il cui ammontare va da 750 a 258 euro, in proporzione all’importo mensile lordo della pensione percepita, solo a una parte dei pensionati rientranti nel provvedimento di blocco della rivalutazione adottato dal governo Monti. Inoltre, dal 2016, gli stessi soggetti riceveranno una mini rivalutazione tra 180 e 60 euro annui, sempre proporzionati alla pensione. Invece, chi ha una pensione superiore a € 3.200 lordi mensili non riceverà nulla. 
Fin qui le anticipazioni sul provvedimento diffuse da agenzie di stampa, giornali ed emittenti radiotelevisive. In assenza del testo del provvedimento, non si conoscono purtroppo i dettagli, anch’essi molto importanti perché introdurrebbero un nuovo meccanismo di perequazione automatica, diverso da quello adottato dal 1969 al fine di adeguare il potere di acquisto delle pensioni al costo della vita. Il nuovo meccanismo - è fin troppo ovvio precisarlo - sarebbe più penalizzante per i pensionati. Alla mancia di Stato, dunque, potrebbe aggiungersi un'altra beffa!

La scelta adottata dal governo è peggiore di quanto si potesse immaginare, perché le sorti dei pensionati sono decise non in base a criteri di giustizia, bensì soggiacciono agli interessi perseguiti della classe politica, alla quale poco importa di tener fede agli impegni presi dallo Stato nei loro confronti. Strano Paese il nostro, dove i pensionati che hanno regolarmente versato i contributi previdenziali durante tutta la loro vita lavorativa non meritano la stessa salvaguardia accordata ad altre categorie di cittadini, i cui diritti sono intangibili. Il contratto sociale alla base del rapporto tra Stato e cittadini presuppone sempre il suo rispetto incondizionato, mentre il contrario genera inevitabilmente una situazione di estrema incertezza, che, di fatto, è uno dei sintomi della perdita di sovranità da parte del popolo a favore dei suoi rappresentanti.  E non è un bene per la democrazia.



Quanto prenderanno per effetto del decreto 


"Una tantum" il 1° agosto 2015                 
Importo pensione mensile fino a:
€ 1.700 lordi       € 750                                                               
€ 2.200 lordi       € 450
€ 2.700 lordi       € 258

Rivalutazione dal 2016
Importo pensione mensile fino a:
€ 1.700 lordi       € 160 annui
€ 2.200 lordi       €   99 annui
€ 2.700 lordi       €   60 annui

26/5/2015
Pubblicato il decreto legge sulla rivalutazione delle pensioni
Nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 21 maggio 2015 è stato pubblicato il decreto legge n. 65 di pari data, preannunciato dal governo per dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma sul blocco della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a tra volte il minimo INPS, introdotta dal governo Monti per gli anni 2012 e 2013.  


16 maggio 2015

Pensioni: si rispetti la sentenza della Consulta

di Pasquale Cutino

Dalle informazioni che ci vengono chieste dai lettori di “Anse fuori dal coro” in merito agli articoli in esso pubblicati, osserviamo un alto gradimento dei contenuti e una lettura -  specialmente per quelli di ordine fiscale e previdenziale - quasi contestuale alla loro pubblicazione. La tempestività, la chiarezza e l’essenzialità dell’informazione sono elementi imprescindibili nella società moderna. Infatti, in merito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il provvedimento del blocco della rivalutazione delle pensioni, con le note problematiche sorte a livello governativo per i rimborsi, “Anse fuori dal coro” è stata una delle poche voci che si sono levate - immediatamente dopo la pubblicazione della pronuncia - a difesa dei pensionati. Nell’articolo pubblicato in data 6 maggio 2015, si sollecitava, tra l’altro, l’intervento di voci molto più rappresentative per la soluzione legale del problema.
Finalmente qualche giorno fa abbiamo letto  un comunicato stampa in cui i coordinatori del recente  “Patto federativo a tutela degli anziani” fanno sentire la loro voce. Ci permettiamo osservare che nell’epoca di internet i tempi di risposta a fronte di una notizia di così grande interesse sono troppo lunghi e le argomentazioni piuttosto generiche. Evidenziare tutti i nomi degli intervenuti con le loro cariche appartiene al passato. Chi legge vuole sapere se e come i suoi diritti, non solo quelli economici ma anche quelli morali, saranno tutelati. 
Per contrastare la propaganda che viene attuata da anni nei confronti dei pensionati, facendoli passare per quelli che hanno contribuito a determinare tutti i mali della società attuale, i responsabili del Patto federativo, hanno un gran lavoro da svolgere a difesa dei loro associati, fatto non solo di tavole rotonde, ma soprattutto hanno il compito di far conoscere all’opinione pubblica in maniera corretta la storia del nostro Paese, specialmente quella appartenente ai lavoratori di tutti i livelli che dal dopoguerra in poi hanno contribuito non poco alla rinascita e al consolidamento della democrazia. Se l’Enel attuale è sempre leader nel suo campo, questo primato è anche dovuto alle solide radici che la sorreggono. Certamente i pensionati, attraverso i loro rappresentanti, sapranno farsi carico delle difficoltà di ogni genere che attraversa il Paese, però i provvedimenti legislativi che verranno presi dovranno essere corretti ed emanati con onestà intellettuale.



06 maggio 2015

Rivalutazione delle pensioni: il silenzio dell’ANSE e del Patto Federativo

A pochi giorni dal deposito della sentenza della Corte Costituzionale sul blocco della rivalutazione automatica delle pensioni, imperversano i commenti e le valutazioni. I giornali, le televisioni e la rete riportano considerazioni e ipotesi sul modo di risarcire i pensionati danneggiati dal blocco. Politici ed economisti, esperti e pseudo esperti discutono sui riflessi che la decisione della Consulta avrà sui conti dello Stato, stimandone l’onere e prospettando soluzioni, compreso qualche trucco per non rimborsare i pensionati.
Se si affermasse un’idea del genere, una vasta categoria di cittadini sarebbe ancora una volta sacrificata per soddisfare esigenze di finanza pubblica, con buona pace dei principi Costituzionali, evocati da tutti, ma traditi dallo Stato quando si tratta di far cassa in danno dei pensionati.

Nel dibattito in corso, però, si distingue il silenzio dell’ANSE e delle altre associazioni che recentemente hanno costituito il “Patto federativo a tutela degli anziani”. E' evidente, ci riferiamo a ciò che accade, o meglio non accade, in casa nostra. Infatti, dopo la pubblicazione della sentenza e fino al momento in cui scriviamo, non abbiamo trovato una riga di commento o qualsiasi considerazione sull’argomento da parte dell'ANSE, oppure da parte del “Patto Federativo”. Cadono, perciò, a proposito alcune semplici domande: tra gli scopi del “Patto” non vi è anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di interesse degli anziani? Non credono i responsabili dell'ANSE o del “Patto” che far sentire la voce delle Associazioni, in rappresentanza delle parecchie decine di migliaia di iscritti, interessati dagli effetti della sentenza della Consulta, sia cosa importante? Significa proprio cogliere il momento adatto per dar corso a quell’azione di sensibilizzazione scritta nel “Patto”, ma di cui finora non abbiamo trovato segno sul piano pratico.

Forse diranno qualcosa dopo l’incontro indetto per giovedì 7 maggio, di cui il sito internet dell'ANLA pubblica puntualmente la notizia, invece ignorata - come di solito - dal sito dell’ANSE.



01 maggio 2015

Pensioni, inconstituzionale il blocco della rivalutazione

La Corte costituzionale ha bocciato la norma che prevede il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni nel biennio 2012-2013.


Con sentenza n. 70 del 10 marzo 2015, depositata il 30 aprile 2015, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del decreto legge del 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo INPS negli anni 2012 e 2013.
La questione di legittimità costituzionale della norma suddetta era stata sollevata dal Tribunale ordinario di Palermo - Sezione Lavoro - con ordinanza del 6 novembre 2013, dalla Corte dei Conti presso le regioni dell’Emilia-Romagna e della Liguria, rispettivamente con due ordinanze del 2014 e con un'ordinanza, sempre del 2014.
Arriva finalmente una buona notizia per i pensionati, negli ultimi tempi bersaglio dei governi intenti a cercare quattrini per le asfittiche casse dello Stato. La sentenza ora rende giustizia a un numero molto considerevole di tali soggetti, a cui il governo Monti aveva negato, con l’iniquo provvedimento, finanche il modesto adeguamento del loro assegno al costo della vita, calcolato secondo l’indice ISTAT, solo perché l’importo superava il limite di tre volte il minimo INPS.
Per effetto di detta pronuncia, la norma dichiarata illegittima si considera inesistente fin dal momento della sua emanazione e quindi ai titolari di pensioni d’importo superiore a tre volte il minimo INPS dovrebbe essere restituito il maltolto. Secondo logica, questi soggetti hanno diritto alla corresponsione della rivalutazione negata ed anche in tempi ragionevolmente brevi. Aspettiamo, perciò, di verificare l'atteggiamento del governo e soprattutto se i provvedimenti che adotterà saranno coerenti con i principi costituzionali ribaditi dalla Consulta.



29 aprile 2015

Dichiarazione dei redditi, deduzioni e detrazioni

Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni e detrazioni, nell'imminenza della presentazione della dichiarazione dei redditi 2015.

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, ha fornito una serie di chiarimenti sulla deducibilità e sulla detraibilità di alcune spese. Si tratta di importanti chiarimenti ad alcuni quesiti formulati da CAF e da altri operatori, riguardanti in particolar modo il bonus per ristrutturazioni edilizie, la detrazione di alcune spese sanitarie e di istruzione; la deduzione delle somme corrisposte al coniuge separato per le spese di alloggio; il credito d’imposta spettante per il riacquisto della “prima casa”.
La circolare suddetta si può consultare o scaricare selezionando il link:






28 aprile 2015

Il 25 Aprile. Festa di tutti

di Pasquale Cutino

Quest’anno il 25 Aprile, in occasione del settantesimo anniversario della Liberazione e della vittoria sul nazifascismo, si sono verificati due avvenimenti molto significativi che hanno dato finalmente il giusto valore alla ricorrenza: per la prima volta c’è stato l’ingresso in Parlamento dei partigiani e delle partigiane. La Presidente della Camera nell’accoglierli li ha considerati padroni di casa e non ospiti, perché il Parlamento rappresenta la sintesi più visibile della lotta per la liberazione. Il secondo momento è stato rappresentato dalla trasmissione in prima serata del programma “Viva il 25 aprile”. Fazio, noto presentatore della Rai, dalla piazza del Quirinale, Roberto Saviano in collegamento da Montecassino, Marco Paolini ed Elisabetta Salvatori da Sant’Anna di Stazzema, Antonio Albanese da Alba, e la staffetta partigiana Teresa Vergalli hanno raccontato in maniera corale alcuni dei momenti più drammatici della seconda guerra mondiale, che vanno dall’otto settembre del 1943 al 25 Aprile del 1945; circa due anni in cui i Partigiani di qualsiasi provenienza con le forze alleate ricacciarono fuori dal suolo italiano i tedeschi e i loro sostenitori. Durante la ritirata e la resa furono commessi crimini inenarrabili, che Fazio ha messo bene in evidenza facendoli raccontare da sopravvissuti o da persone che all’epoca erano bambini. Qualcuno si può meravigliare che si mettano in evidenza questi fatti, ma fino a qualche anno fa, bisogna dirlo, non era semplicissimo che i due avvenimenti si realizzassero perché una storiografia monca ha ignorato per decenni i sacrifici, il martirio e gli eroismi dei partigiani. Tra questi eroi vanno annoverati anche quelli con le stellette, anzi questi furono i primi che diedero origine alla guerra di liberazione. Basti ricordare il massacro di Cefalonia ove furono trucidati dai tedeschi circa 10.000 soldati italiani i quali preferirono non cedere le armi dopo l’otto settembre e consegnarsi, braccia alzate, al nemico. Questi Partigiani che per anni sono stati cancellati dalla memoria e ricordati per la prima volta dalle istituzioni solo nel 1980 e i 360 civili di Sant’Anna di Stazzema, barbaramente trucidati sono stati ricordati nel 1990 dopo il ritrovamento dei fascicoli dell’eccidio, dimenticati nell’armadio della vergogna. Molte altre violenze si potrebbero citare, ma esuleremmo dall’intento che si prefigge l’articolo che è solo quello di dimostrare che il 25 Aprile è una celebrazione patriottica, condivisa da tutti gli italiani. Infatti, dopo 70 anni di celebrazioni si sono potuto raccontare tramite testimonianze e documentazioni, senza alcuna soggezione tutti i fatti come realmente si svolsero, dimostrando che è stata recuperata completamente quella parte di memoria volutamente trascurata.



  

21 aprile 2015

Pensioni, ancora un allarme

Colpire i pensionati per erogare un sussidio agli over 55 senza lavoro. La discutibile ipotesi dell’INPS.


Le cronache odierne riferiscono della proposta del Presidente dell’INPS rivolta ad assicurare un reddito minimo garantito alle persone di età compresa tra i 55 e i 65 anni, rimaste senza lavoro. Trovare una nuova sistemazione lavorativa costituisce un serio problema per tali soggetti e il Presidente dell’INPS fa bene a sollevarlo. Non è apprezzabile, né condivisibile la soluzione indicata, cioè il modo di recuperare le risorse finanziarie necessarie per coprire l’ipotizzato sussidio: toccare al ribasso le pensioni più alte.
Si propone il vecchio ritornello di colpire le pensioni, tanto è la via più facile da percorrere se si tratta di trovare quattrini, dimenticando che per effetto di riforme varie, blocchi di indicizzazione e contributi di solidarietà, il potere di acquisto dell’assegno percepito da moltissimi pensionati, che un tempo consentiva di affrontare con dignità l’ultima fase della vita, ha subito nel tempo pesanti riduzioni.
Non va neanche sottaciuta la proposta abbastanza stravagante, circolata tempo addietro in tema di riforma del sistema pensionistico, per introdurre un contributo sulle pensioni d'importo superiore a duemila euro lordi mensili. Idea assolutamente priva di senso della realtà, la cui bocciatura non è riuscita a fugare del tutto l’incubo di un taglio alle pensioni, il quale viene riproposto con insistenza e con maggiore frequenza rispetto al passato.
In questa, come in altre occasioni, la motivazione è la stessa: molti pensionati incasserebbero un assegno superiore rispetto ai contributi versati durante la vita lavorativa. Si tratta di un’affermazione del tutto generica che tende a rappresentare una situazione non corrispondente alla realtà, perché i dati oggettivi dicono il contrario. Secondo esperti del settore di provata autorevolezza, la sproporzione tra contributi versati e assegno percepito risiede nelle pensioni integrate al minimo, e quindi in quelle più basse che sono la maggioranza. La vera causa dello squilibrio deriva dall’uso che si è fatto nel tempo del sistema previdenziale, caricato impropriamente degli oneri per fare assistenza. Anche nell’ipotesi prospettata si vorrebbe risolvere un problema di natura squisitamente assistenziale prelevando i quattrini necessari dalle pensioni, secondo una vecchia e abusata linea di politica sociale di cui prima o poi si paga il conto. 
A giudicare dalle prime reazioni, la proposta di soluzione prospettata dal Presidente dell’INPS non ha suscitato consenso negli ambienti governativi.
Ciò può essere consolatorio per il momento, ma non è motivo di tranquillità per i pensionati.    


13 aprile 2015

Punture di spillo - Quando la toppa è peggiore del buco

Il sospetto era sorto con la pubblicazione del comunicato di ANSE nazionale che informava della firma del Patto a tutela degli anziani, avvenuta il 18 febbraio 2015, e riguardava la sottoscrizione da parte del Presidente di un patto con organizzazioni terze, prima di averne sottoposto il testo al preventivo vaglio dell’Assemblea nazionale dell’Associazione, competente a deliberare sulla materia. Ricordiamo che tale accordo comporta per i contraenti, e quindi anche per l’ANSE, impegni di varia natura per tutta la sua durata, ivi compresi quelli di natura economica.
Il sospetto di trasforma in certezza leggendo il verbale di riunione dell’Assemblea nazionale del 5 marzo 2015, convocata con lettera datata il giorno prima, e cioè il 4 marzo 2015, nell'imminenza dell'inizio dei lavori. La riunione aveva come unico punto all’ordine del giorno: “Delibera adesione dell’ANSE al “Patto federativo a tutela degli anziani” sottoscritto il 18 febbraio 2015 (art. 25 comma 3 lettera l dello Statuto)”.
La strana procedura adottata per convocare in tutta fretta l’Assemblea nazionale pur in assenza dei necessari presupposti, rappresenta l'ammissione dell'interesse ad eliminare rapidamente una situazione imbarazzante, legittimando l’atto compiuto dal Presidente senza il rigoroso rispetto delle regole associative; "metterci una pezza”, come si usa dire.  Tuttavia, come spesso accade, la toppa si è rivelata peggiore del buco.
In primo luogo, la convocazione è viziata da diverse irregolarità non sanabili e per questo motivo sono nulli la riunione e gli atti conseguenti. Inoltre, se per ipotesi la riunione fosse stata valida, il provvedimento che l’Assemblea avrebbe dovuto adottare riguardava semmai la ratifica del Patto e non certamente l’ “Esame ed approvazione….”, come riporta paradossalmente il verbale. Pensare di approvare “a posteriori” un atto ormai definitivo, già sottoscritto con terzi senza mandato, è semplicemente una presa in giro. 
Oltre a questi aspetti, ne vogliamo evidenziare un altro ben più importante: il comportamento del Presidente nazionale, il quale nell’esercizio del suo mandato agisce, di fatto, senza tener conto del ruolo e delle prerogative degli organi statutari, dimostrando di considerare lo Statuto dell’Associazione un insieme di regole alquanto noiose da rispettare solo formalmente se necessario, e il caso in esame ne è la conferma lampante. 






26 marzo 2015

Modello 730/2015 precompilato

Un vademecum dell’Agenzia delle Entrate con tutte le risposte alle domande dei contribuenti


Come si accede alla dichiarazione precompilata? Chi sono i destinatari? Chi ne è escluso? Si può presentare la dichiarazione precompilata in forma congiunta? E se il contribuente ha presentato più dichiarazioni l’anno prima? Sono questi alcuni dei dubbi che l’Agenzia delle Entrate chiarisce con la circolare n.11/E del 23 marzo 2015. Una sorta di vademecum che passa in rassegna i contenuti della nuova dichiarazione precompilata in modo chiaro, con l’obiettivo di fornire indicazioni dirette e di carattere pratico per tutti i contribuenti.


Il commento
Quando fu lanciata, l’iniziativa fu accolta con favore perché i contribuenti la consideravano un forte segnale per la semplificazione dei rapporti tra fisco e contribuente. L’iniziale favore, però, si attenua man mano che l’operazione 730 precompilato entra nella fase operativa. Valga a conferma di questa affermazione l’impossibilità di presentare la dichiarazione congiunta, che costituisce un oggettivo limite all’utilizzazione del 730 precompilato.  I numerosissimi contribuenti interessati, che speravano di risolvere tranquillamente da casa, per via telematica, la pratica della presentazione della dichiarazione dei redditi, saranno certamente delusi, perché, come in passato, dovranno ricorrere ancora una volta al Caf o al professionista abilitato, con conseguenti attese e disagi vari. In questo caso possiamo ancora parlare di semplificazione? 




18 marzo 2015

Portabilità del conto corrente

Le nuove regole per il trasferimento del conto corrente da una banca all’altra sono contenute nel Decreto Legge del Governo n. 3 del 24 gennaio 2015 che fissa “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”.

Il trasferimento del conto corrente da una banca all'altra, che finora ha messo a dura prova la pazienza dei clienti, avrà ora regole precise, termini stabiliti e azzeramento dei costi. È pur vero che la così detta portabilità senza oneri era già prevista dalla legge sin dal 2007, ma non era previsto alcun termine per completare il trasferimento, né c’era una procedura di riferimento che rendesse trasparente l’operazione ed escludesse addebiti al cliente in caso di trasferimento di titoli di investimento. Tutta l’operazione, quindi, era autoregolamentata dal sistema bancario con conseguenze non certamente apprezzate dai clienti che avendo, per necessità o per libera scelta, deciso nel tempo di cambiare banca, hanno dovuto superare innumerevoli difficoltà.
Le nuove norme, che recepiscono la direttiva europea sulla comparabilità delle spese riguardanti il conto e sulla sua portabilità, limitano al massimo la discrezionalità delle banche e prevedono che la richiesta di trasferimento sia presentata al nuovo istituto di credito, il quale dovrà curare e portare a termine l’operazione. Disciplinano, inoltre, la questione delle domiciliazioni bancarie, in modo da prevenire disguidi che generano conseguenze negative per il cliente e prevedono che il trasferimento del conto avvenga in tempi certi.   

Altra novità importante è costituita dall’indennizzo a favore del cliente, previsto in caso di inadempienza della banca in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento, e dalle multe a carico dei rispettivi dirigenti e funzionari. 




09 marzo 2015

La Sardegna e la Manifestazione nazionale ANSE

di Federico Memo

Prima che vengano spente le luci sull'avvenimento, ritengo giusto fare una riflessione a voce alta, per il rispetto che ho sempre avuto verso i soci dell'Associazione. Dopo tanti anni di rinvio nonostante le richieste pervenute, ho appreso che quest'anno il Raduno nazionale dell’ANSE avviene in Sardegna. La notizia mi ha riempito di grande gioia, pensando che finalmente si potranno far godere ai soci partecipanti alcune bellezze che caratterizzano la nostra terra, tra le quali - cito a titolo di esempio - i caratteristici e unici siti, il suo stupendo mare, i suoi meravigliosi centri turistici dalla Costa del corallo alla Costa Smeralda, dalla Costa Orientale, con le famose Grotte del Bue marino, alle coste sud orientali e occidentali; Santa Margherita di Pula, Isola di S. Antioco e Carloforte, Masua e il suo Pan di zucchero. Per non parlare dei suoi centri abitati, grandi e piccoli, ognuno con una sua particolare storia ultra millenaria, che va dalla civiltà nuragica, alla punica, alla fenicia e romana, sino ai tempi nostri; la Barbagia con tutte le sue bellezze rappresentative anche dal punto di vista gastronomico.
Però, una volta conosciuto il programma, devo dire, sia pure a malincuore, che le scelte operate dall’ANSE nazionale hanno suscitato in me una profonda delusione. Venire in Sardegna e non offrire ai partecipanti l’opportunità di visitare qualcuno dei suoi luoghi più belli e rappresentativi è come andare a Parigi e non visitare il Louvre. Mi dispiace, si poteva fare di meglio, ma visto che stavolta è andata così, nutro la speranza che ci siano altre occasioni......






07 marzo 2015

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA

Nella ricorrenza della festa dedicata alle donne, esprimiamo, attraverso il nostro blog, l’augurio affinché le loro lotte per la piena parità, per il lavoro e contro la violenza siano coronate da rapido successo. Lo facciamo con semplicità, cercando di evitare ogni forma retorica, animati da profondo sentimento di rispetto per tutte le donne e per i loro diritti. 








06 marzo 2015

ANSE, un’associazione/azienda?

I componenti degli organi nazionali ANSE sono stati convocati il 4 e 5 marzo, a Casalecchio di Reno, per partecipare a un altro seminario formativo. Il seminario - come riportato nella lettera di invito - “animato” dal “qualificato  esperto formatore…ben conosciuto” dai convocati, era “finalizzato ad una riflessione sulle evoluzioni di ruolo funzionali al miglioramento della gestione ed allo sviluppo della nostra Associazione”.
Sembra che Casalecchio sia divenuta la sede di una sorta di scuola per i quadri dell’ANSE, come lo era una volta Frattocchie, la frazione del Comune di Marino nei pressi di Roma, che dette il nome alla meglio conosciuta Scuola delle Frattocchie per la formazione dei quadri di un noto partito politico. Beninteso, la nostra è soltanto un’esemplificazione e nient’altro.
Come soci ANSE, siamo interessati, invece, a manifestare le nostre perplessità sull’impostazione di tali seminari formativi e sui benefici che ne possono trarre l’ANSE e i partecipanti (Membri del Comitato direttivo nazionale e Presidenti delle Sezioni regionali). È arcinoto che si tratta di persone chiamate per elezione (o, in qualche caso, per designazione) a ricoprire cariche nell’Associazione, avendo scelto volontariamente di dedicare una parte del loro tempo ad attività in campo sociale. Sono quindi soggetti molto motivati e, per giunta, portatori di una lunga esperienza professionale e di vita.
È abbastanza chiaro che l’organizzazione di seminari o incontri di tal genere è perfettamente funzionale all’idea (non condivisibile) di associazione gestita come se fosse un'azienda, cui il Presidente attuale dimostra con il suo modo di agire di essere molto affezionato. Sussistono invece fortissimi e seri dubbi che i titolari delle cariche suddette abbiano un reale bisogno di incontri o seminari, con tanto di psicologo formatore, per occuparsi  di argomenti altisonanti quanto fumosi (a conferma, basta rileggere quello dell’ultimo incontro riportato in apertura).
Sono persone competenti e formate da una lunga militanza in ANSE, in grado di esercitare il ruolo di volontario e di svolgere i compiti richiesti dalla carica ricoperta, perché abituate ad operare nell'ambito di organizzazioni, e sono oltretutto dotate di un’elevata sensibilità ai problemi sociali, che ne affina le loro capacità. Perciò sarebbe più appropriato e produttivo ipotizzare per loro - che costituiscono la cerniera tra i soci e l'azione dell’Associazione - un processo permanente di “autoformazione”, sviluppato all'interno degli organi collegiali, che tragga gli stimoli da una partecipazione effettiva allo studio e alla realizzazione di iniziative a respiro nazionale finalizzate a risolvere i problemi dei soci. Valorizzare il ruolo dei quadri facendo funzionare effettivamente gli organi statutari, sarebbe un modo virtuoso per innescare e alimentare un processo formativo capace di contribuire davvero allo sviluppo dell’Associazione.
A che serve, dunque, seguire la linea scelta dal vertice dell’ANSE? Cui prodest? (a chi giova?). 





02 marzo 2015

Arriva la Certificazione Unica dei redditi



È disponibile sul sito internet dell’INPS il modello di Certificazione Unica dei redditi percepiti nel 2014, che da quest’anno sostituisce il CUD. Per ottenere la Certificazione Unica, si può accedere al servizio online di detto sito dall’area “Servizi al cittadino”.
Si può visualizzare e stampare direttamente on-line il modello della Certificazione Unica utilizzando il PIN rilasciato dall’INPS; in alternativa, è possibile richiedere la Certificazione tramite il Contact Center al numero 803164 (gratuito da rete fissa), un CAF o un professionista abilitato, oppure presso le sedi dell’Istituto.

Accedi al servizio col tuo PIN




24 febbraio 2015

730 precompilato - Regole per l'accesso

Dopo il via libera del Garante della privacy, sono state fissate le regole per l’accesso, a partire dal prossimo 15 aprile, al modello 730 precompilato da parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari. 

Chi sceglierà di gestire il 730 precompilato in via autonoma potrà accedere nel sito on-line con le credenziali  dell’Agenzia delle Entrate (PIN), se ne è dotato, o in alternativa, con le credenziali INPS (PIN dispositivo).







20 febbraio 2015

Punture di spillo. Se il Patto favorisce uno dei contraenti

Un comunicato dell’ANSE ci informa che il 18 febbraio "otto fra le maggiori Associazioni nazionali di persone più avanti in età” hanno sottoscritto un "Patto Federativo a tutela degli anziani". Incidentalmente osserviamo che nel comunicato la Fondazione Esperienza,  fra le otto firmatarie, è considerata impropriamente un'associazione, malgrado non associ alcuna persona, giovane o anziana che sia.
Lo stesso comunicato ci fa sapere altresì che al Presidente dell’ANLA, una delle firmatarie, è stato attribuito il ruolo di Coordinatore del Patto, e ai Presidenti di ANSE e di FEDER.S.P.eV.  quello di Vice coordinatori, stabilendo così una sorta di gerarchia. Questa notizia e qualche altro recente episodio sono forse le prime avvisaglie di una progressiva rinuncia da parte dell'ANSE alla propria autonomia, in previsione di una futura confluenza nell’ANLA?
L’ANSE è stata sempre gelosa custode dalla sua indipendenza e, non a caso, nel Patto federativo stipulato nel 2003 tra ANLA, ANSE e UGAF  la rappresentanza fu affidata in modo paritario ai Presidenti delle tre Associazioni ANLA, ANSE e UGAF.
Che sia solo un dubbio! “Honni soit qui mal y pense”  (“sia svergognato colui che pensa male”). 


P.S. Particolare non irrilevante: ad oggi il testo del Patto non è disponibile sul sito internet dell'ANSE; lo abbiamo invece scaricato dal sito dell'ANLA. 


Patto federativo




16 febbraio 2015

Lavori usuranti

Scade il 2 marzo il termine per la presentazione all'INPS della domanda di riconoscimento 

Le persone che hanno svolto (o che svolgono) lavori usuranti per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni e cioè:
  • lavori particolarmente faticosi e pesanti in galleria, sotterranei pozzetti, in cassoni ecc.;
  • nelle linee di catena;
  • lavori notturni in turni di 6 giorni per almeno 64 giorni, senza turni con ciclo continuo dl almeno 3 ore al giorno ecc.;
  • trasporto pubblico come conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo con almeno 9 posti;
devono presentare  - entro lunedì 2 marzo 2015 - domanda per ottenere ufficialmente dall’INPS il riconoscimento di aver svolto e di svolgere una delle attività protette che consentono di ottenere la  pensione anticipata.
La domanda va presentata solo dai lavoratori che raggiungono nell’anno 2015 i requisiti di età e di contribuzione richiesti dalla legge.
Solo dopo che l’INPS avrà confermato che la pratica è a posto, indicando anche quale sarà l’esatta decorrenza della prestazione, si potrà presentare la domanda di pensione.
I requisiti di età e di contribuzione sono diversi a seconda del tipo di attività:
  • per lavori faticosi e pesanti,  per trasporto pubblico e per lavori notturni svolti nell’intero anno è richiesta la quota 97,3 formata da un minimo di 61 anni e 3 mesi di età e da un minimo di 35 anni di contribuzione;
  • per lavori notturni svolti con il sistema del turno, i requisiti sono diversi in relazione al numero di notti:
con 78 notti la quota rimane di 97 e 3 mesi, con età minima di 61 anni e 3 mesi;
da 72 a 77 notti la quota sale a 98 e 3 mesi con età minima di 62 anni e 3 mesi;

da 64 a 71 notti la quota sale a 99 e 3 mesi con età minima di 63 anni e 3 mesi.
Ai lavoratori autonomi è richiesto un anno in più di età.

Inoltre, per la liquidazione della pensione occorre attendere l’apertura della c.d. “finestra”, che comporta un’aggiunta di 12 mesi, elevati a 18 mesi se la pensione è liquidata nella gestione dei lavoratori autonomi.

La domanda di riconoscimento dei periodi di svolgimento di attività usuranti va inviata all’INPS completa di tutte le informazioni utili per gli accertamenti e il giudizio finale dell’istituto, compilata sul modulo disponibile sul sito www.inps.it










10 febbraio 2015

Scompare il servizio di maggior tutela per le forniture di gas e di energia elettrica

Il servizio di maggior tutela per le forniture di gas e di energia elettrica è in via di abolizione. La fine dei contratti protetti, ossia quelli cui si applica la tariffa di vendita fissata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), è stabilita nel Disegno di legge governativo annuale sulla tutela della concorrenza. Le scadenze previste sono due: 30 giugno 2015, per il gas, e 30 giugno 2016, per l’energia elettrica. Fanno eccezione le utenze elettriche di aziende allacciate in bassa tensione con meno di 50 dipendenti e con un fatturato non superiore a 10 milioni di Euro, per le quali la scadenza è anticipata al 30 giugno 2015.
La notizia che circolava da qualche tempo è stata comunicata ufficialmente dall’AEEGSI. Pertanto, salvo modifiche al Disegno di legge, entro le suddette date, le forniture (comprese quelle domestiche) gestite dal servizio di maggior tutela dovranno migrare verso il mercato libero. Ciò significa che i consumatori saranno obbligati a scegliere un operatore di tale settore con il quale stipulare contratti di somministrazione di gas e di energia elettrica regolati da una delle offerte tariffarie del mercato libero.


Per gli ex dipendenti elettrici in pensione assunti prima del 1996 ed i loro superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilità, sorge una complicazione in più, considerato che l’agevolazione tariffaria su un determinato quantitativo annuo di energia elettrica consumata, di cui sono beneficiari, è applicata sulle forniture gestite dal servizio di maggior tutela. La migrazione obbligatoria verso il libero mercato impone, perciò, l’individuazione tempestiva di soluzioni idonee alla salvaguardia di tale beneficio, che deriva - è bene ricordarlo - dai patti contenuti nel C.C.N.L., al cui adempimento le aziende elettriche restano comunque obbligate.

Dal punto di vista dei consumatori l’abolizione del servizio di maggior tutela, seppure prevista, avviene a scadenze molto ravvicinate, comunque non ritenute congrue, sia per l’elevatissimo numero di clienti interessati alla migrazione, e sia perché nell’ambito del settore energetico il mercato libero ha fatto registrare uno sviluppo assai modesto, a circa dieci anni dalla sua apertura. Lo dimostrano le poco esaltanti percentuali di utenti rispetto al totale, che in un periodo abbastanza lungo hanno scelto di abbandonare il mercato di maggior tutela del gas e dell’energia elettrica, stipulando un contratto con un operatore del mercato libero.


Per i pensionati elettrici (e loro superstiti) si apre, dunque, una fase molto delicata ai fini della difesa dello sconto sulla tariffa. Senza fare proclami, siamo legittimati a vigilare sull’intangibilità del nostro diritto e a difenderlo, se necessario. Ma insieme con noi ha il dovere di sentirsi legittimata l’ANSE - la nostra Associazione - che, in aderenza ai suoi scopi sociali riportati all’articolo 2 dello Statuto, è impegnata a “tutelare la dignità dei propri associati e promuovere le più opportune iniziative a salvaguardia dei legittimi interessi materiali e morali dei Soci”. 

Nel Disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 febbraio 2015, le scadenze sopra indicate sono state fissate definitivamente al 2018, come risulta dal comunicato del governo:
"Energia elettrica, gas e carburanti. Allo scopo di superare le residue regolamentazioni di prezzo, viene previsto: a) per il gas naturale, la graduale eliminazione della “tutela” a decorrere dal 2018 nel mercato domestico (prezzi fissati dall’Autorità per l’Energia per i consumatori che non hanno scelto un fornitore sul libero mercato); b) per l’energia elettrica la graduale restrizione dell’attuale perimetro di tutela (pmi e famiglie che non hanno scelto un fornitore sul mercato), sempre a decorrere dal 2018. c) per i carburanti si vieta l’introduzione, in particolare da parte delle Regioni, di norme discriminatori ad esempio a carico dei nuovi entranti".





08 febbraio 2015

Il 730 precompilato ai nastri di partenza

Si avvicina un importante appuntamento col fisco: la dichiarazione annuale dei redditi. Dal 2015, l’Agenzia delle Entrate inaugura un nuovo tipo di rapporto con i cittadini contribuenti, rendendo disponibile per via telematica il modello 730 precompilato. L’obiettivo del nuovo servizio è di semplificare gli adempimenti del contribuente, fornendogli direttamente, mediante il modello precompilato, i dati utili per la sua dichiarazione, prelevati dalle banche dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. L’innovazione è di notevole portata perché inverte il flusso dei dati: in passato dal contribuente all’Agenzia delle Entrate, ora da questa al contribuente, il quale può accettarli, correggerli o integrarli, e quindi trasmettere la sua dichiarazione. Ciò riduce la necessità di controlli da parte dell’Agenzia.
Com’è ben evidente, non siamo ancora al fisco sul modello dei Paesi più avanzati di noi in questo campo; per arrivarci dobbiamo colmare un abisso, tuttavia l’intento è positivo e il nuovo servizio costituisce un buon avvio verso un rapporto tra fisco e contribuente più snello, privo di complicazioni burocratiche e improntato alla leale collaborazione e al rispetto reciproco. Non resta che auspicare la riuscita dell’operazione, come primo passo verso un reale cambiamento di tale rapporto.

Ora che sono stati definitivamente approvati i modelli di dichiarazione, riepiloghiamo, con l’ausilio delle istruzioni ministeriali, gli aspetti più importanti della dichiarazione 2015, con particolare attenzione alla novità del modello 730 precompilato.

Chi sono i contribuenti interessati al 730 precompilato

·    Lavoratori dipendenti e pensionati con redditi di lavoro di pensione e assimilati percepiti nel 2014, che hanno presentato il modello 730/2014 per i redditi del 2013 e che hanno ricevuto dal sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (che da quest’anno sostituisce il CUD).

La dichiarazione precompilata è predisposta anche per i contribuenti in possesso della Certificazione Unica 2015, che per l’anno 2013 hanno presentato il modello Unico Persone Fisiche 2014 pur avendo i requisiti per presentare il modello 730, oppure hanno presentato, oltre al modello 730, anche i quadri RM, RT e RW del modello Unico Persone fisiche 2014.

La dichiarazione precompilata non viene, invece, predisposta per i contribuenti che per l’anno d’imposta precedente, hanno presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento dell’elaborazione della dichiarazione precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata.

Un chiarimento importante. I contribuenti che riceveranno la dichiarazione precompilata non sono obbligati ad utilizzarla. Il servizio è aggiuntivo e perciò chi lo ritiene può anche ignorarlo e presentare il modello 730 “tradizionale”, avvalendosi come di consueto dell’assistenza fiscale dei soggetti abilitati (sostituto d’imposta, professionista o CAF). Può scegliere, inoltre, di dichiarare i propri redditi attraverso il modello UNICO anziché col 730.

Quali informazioni contiene il 730/2015 precompilato

  • Dati contenuti nella Certificazione Unica 2015 (ad esempio il reddito di lavoro dipendente, di pensione o assimilato, le ritenute Irpef, le trattenute a titolo di addizionale regionale e comunale, i compensi di lavoro autonomo occasionale e i dati dei familiari a carico).
  • Redditi derivanti da terreni e fabbricati, presenti nella dichiarazione presentata nel 2014 per i redditi del 2013.
  • Interessi passivi sui mutui, premi assicurativi e contributi previdenziali, comunicati all’Agenzia delle Entrate dai soggetti che erogano mutui agrari e fondiari, dalle imprese di assicurazione e dagli enti previdenziali.
  • Spese derivanti dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente che danno diritto a una detrazione ripartita in più rate annuali (ad esempio, le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, i crediti d’imposta e le eccedenze riportabili a nuovo).
  • Altri dati presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio, i versamenti effettuati con il modello F24 e i contributi versati per lavoratori domestici).
Nel modello 2015 precompilato non sono presenti i dati riguardanti le spese sanitarie e gli altri oneri sostenuti nell’anno 2014, che dovranno essere inseriti a cura del contribuente. Il progetto prevede che siano inseriti nella dichiarazione precompilata dal 2016 in poi.

Nel corrente anno, saranno adottati particolari criteri per l’inserimento nel 730 precompilato dei dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate da enti esterni, nell’ottica di evitare l’attribuzione di deduzioni o detrazioni non spettanti; quindi non è escluso che un dato, ancorché comunicato, non figuri nel 730 precompilato. In tal caso il contribuente può far valere il suo diritto alla deduzione o alla detrazione inserendolo in sede di integrazione della dichiarazione.

Come sarà reso disponibile il 730/2015 precompilato

La dichiarazione precompilata sarà messa a disposizione del contribuente on-line dal 15 aprile 2015, in un’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, cui si accede mediante codice PIN (chi ne è in possesso, può accedervi anche mediante la Carta Nazionale dei Servizi – CNS). I contribuenti che non hanno il codice PIN possono richiederlo all’Agenzia delle Entrate on-line, per telefono o recandosi personalmente allo sportello di un Ufficio dell’Agenzia.
Allo scopo di agevolare chi non ha il codice PIN, l’Agenzia sta mettendo a punto altre modalità  per l’accesso alla dichiarazione precompilata on-line, che comunicherà nei prossimi giorni. Una di queste potrebbe essere l’accesso tramite INPS.

In alternativa, il contribuente può sempre incaricare un intermediario abilitato - CAF o professionista - di scaricare o gestire interamente la propria dichiarazione precompilata, rilasciandogli delega.

Che deve fare il contribuente che si avvale del 730 precompilato

Il contribuente, prima di accettare la dichiarazione, deve verificare l’esattezza dei dati riportati. Nell’ipotesi che abbia percepito, oltre a quelli di lavoro dipendente, di pensione o assimilati, anche altri redditi derivanti per esempio da partita IVA, non può utilizzare il 730 precompilato, ma deve presentare il modello UNICO.
Una volta accertata la corrispondenza dei dati riportati nella dichiarazione, il contribuente può accettarla integralmente e presentarla direttamente on-line. In questo caso sono esclusi i controlli da parte dell’Agenzia sui dati riguardanti deduzioni e detrazioni comunicati da soggetti terzi.
Se invece riscontra dati mancanti o inesatti, può integrarla o correggerla sulla scorta di dati reddituali (per esempio, nuovi redditi fondiari) o di documentazione relativa ad oneri deducibili o detraibili in suo possesso (per esempio, spese sanitarie, spese per lavori di recupero edilizio iniziati nel 2014 ecc.), e quindi presentarla.

Il calendario del modello 730/2015

Entro il 28 febbraio 2015
Il sostituto d’imposta consegna al contribuente la Certificazione Unica dei redditi percepiti e delle ritenute subite.

Entro il 7 marzo 2015
Il sostituto d'imposta invia all’Agenzia delle Entrate le certificazioni uniche rilasciate.

A partire dal 15 aprile 2015
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione del contribuente, tramite i servizi telematici, il modello 730 precompilato.

Entro il 7 luglio 2015
  • Il contribuente presenta al sostituto d’imposta, al Caf o al professionista abilitato la dichiarazione modello 730 e la busta contenente il 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, cinque e due per mille dell’Irpef, ricevendo copia della dichiarazione modello 730 e il prospetto di liquidazione 730-3; 
oppure
  • presenta direttamente all’Agenzia delle Entrate - per via telematica - la dichiarazione precompilata modello 730 e il 730-1 per la scelta della destinazione dell’otto, cinque e due per mille dell’Irpef. Nei giorni successivi alla presentazione del modello 730 gli perviene, sempre per via telematica, la ricevuta  dell’avvenuta presentazione.

Dal mese di luglio 2015 (per i pensionati dal mese di agosto o di settembre 2015)
Il contribuente riceve la retribuzione (o la pensione) con i rimborsi o con le trattenute delle somme dovute. In caso di rateizzazione dei versamenti di saldo e degli eventuali acconti è trattenuta la prima rata. Le altre rate, maggiorate dell’interesse dello 0,33% mensile, saranno trattenute dalle retribuzioni dei mesi successivi.
Se la retribuzione (o la pensione) è insufficiente per il pagamento delle imposte (ovvero degli importi rateizzati) la parte residua, maggiorata dell’interesse nella misura dello 0,4% mensile, sarà trattenuta dalle retribuzioni dei mesi successivi.

Entro il 30 settembre 2015
Il contribuente che prevede di realizzare nel 2015 minori redditi, può comunicare al sostituto d’imposta di non voler versare il secondo o unico acconto dell'Irpef o di volerlo eseguire in misura inferiore rispetto a quello indicato nel modello 730-3.

Entro il 25 ottobre 2015
Nell’eventualità che il contribuente abbia commesso errori nella dichiarazione, può presentare al CAF o al professionista abilitato la dichiarazione 730 correttiva o integrativa.

A novembre 2015
Il contribuente riceve la retribuzione con le trattenute delle somme dovute a titolo di acconto per l’Irpef. Se la retribuzione è insufficiente per il pagamento delle imposte, la parte residua, maggiorata dell’interesse nella misura dello 0,4% mensile, sarà trattenuta dalla retribuzione del mese di dicembre.

Entro il 10 novembre 2015
Il contribuente riceve dal Caf o dal professionista abilitato copia dell’eventuale dichiarazione modello 730 integrativo e il prospetto di liquidazione modello 730-3 integrativo. 


24/2/2015
Dopo il via libera del Garante della privacy, sono state fissate le regole per l’accesso, a partire dal prossimo 15 aprile, al modello 730 precompilato da parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari.
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