03 febbraio 2016
26 gennaio 2016
ORDINANZA DEL TRIBUNALE DI PALERMO SUL BLOCCO DELLA PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI
Il Tribunale di Palermo, con ordinanza del 22 gennaio 2016,
ha dichiarato non manifestamente infondata la questione di legittimità
costituzionale del comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201/2011,
convertito nella Legge 214/2011, come recentemente modificato dal decreto legge
n. 65/2015 convertito nella legge n. 109/2015, nella parte in cui prevede che
per i pensionati, titolari di trattamento pari o inferiore a cinque volte il
minimo Inps, sia riconosciuta la rivalutazione nella misura solo del 20%.
La citata ordinanza, con la quale il Tribunale di Palermo ha
disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale è stata emessa
nel corso del procedimento promosso da CIDA e dalle proprie Federazioni, per
conto di un proprio iscritto.
La decisione accoglie in pieno le contestazioni di dubbia costituzionalità mosse al decreto 65/2015, convertito nella legge 109/2015,
emanato dal Governo attualmente in carica subito dopo la sentenza della Corte
Costituzionale n. 70/2015, che dichiarò incostituzionale il blocco della
rivalutazione automatica delle pensioni per gli anni 2012 e 2013.
Afferma, infatti, il Tribunale di
Palermo che: “la rivalutazione
(riconosciuta dalla legge 109/2015, n.d.r.) è
talmente modesta da indurre a ritenere che anche la nuova normativa mantenga un
contrasto con i principi dettati dalla Costituzione e con l’interpretazione che
degli stessi ha fornito la Corte Costituzionale nelle sentenze ut supra citate.”
Ordinanza Tribunale di Palermo - Apri
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10 gennaio 2016
Tutela dell’anziano, quante chiacchiere
“Incontro tra Enel ed Anse: passato, presente e futuro”. Con questo titolo il Notiziario Anse n. 3/2015 riporta il resoconto dell’incontro tra una Delegazione dell’Enel e i rappresentanti dell’ANSE a livello nazionale e regionale, avvenuto il 26 giugno del 2015. Lo stesso resoconto si premura di far sapere ai lettori che (riportiamo testualmente): “…Enel ed Anse si sono incontrati a Roma allo scopo di attualizzare reciproche conoscenze e rinsaldando i legami: un’Azienda proiettata al futuro che continua a valorizzare il proprio passato e le donne e gli uomini che hanno lavorato nelle Aziende Elettriche private, nell’Ente di Stato e nella nuova S.p.A.”.
Non per dissacrare il testo e il titolo dell’articolo in questione, ma, alla luce di quanto accaduto, sembra di stare su “Scherzi a parte”.
Poche semplici riflessioni. È verosimile che a fine giugno Enel stesse già preparandosi ad attuare la decisione di sopprimere l’agevolazione tariffaria agli ex dipendenti, ma i suoi rappresentanti all’incontro con l’ANSE evitano accuratamente qualsiasi accenno al progetto in cantiere. Di qui la domanda: ma Enel e ANSE non avevano organizzato – riteniamo di comune accordo - l’incontro con lo scopo di attualizzare le reciproche conoscenze? Il misterioso silenzio osservato sull'argomento, nonostante alcune voci di corridoio, si spiega solo con l'intenzione di voler servire a freddo la polpetta avvelenata (in senso metaforico) in corso di preparazione.
In effetti, il 12 ottobre successivo, le voci di corridoio si materializzano con l’arrivo della disdetta dell’Enel, che fa esplodere l’ira e la legittima reazione degli ex dipendenti. Chi non si scompone di fronte alla grave lesione dei diritti (che peraltro mina alla base uno dei principi fondanti dell’ANSE, lo “spirito di appartenenza”) è il Presidente nazionale dell’Associazione, il quale sceglie di non esprimere alcuna posizione – anche cauta – in difesa della quasi totalità degli iscritti che egli rappresenta. Non solo, ma il sagace Presidente, assecondato evidentemente dal Comitato direttivo nazionale, dimentica anche che l’ordinamento dell’Associazione si basa sulla democrazia e omette di investire della questione l’Assemblea nazionale, massimo Organo deliberante dell’Associazione (dopo il Congresso), nonostante la straordinarietà e la delicatezza della situazione. In casi di tale rilevanza, il passaggio è obbligatorio, oltre che opportuno. La valutazione e la gestione collegiale della vicenda non ne avrebbero cambiato l’esito, ma avrebbero avuto, se non altro, effetto sul suo corso, manifestando la vicinanza dell’Associazione agli iscritti e contribuendo probabilmente a svelenire il clima.
In definitiva, quanto accaduto in occasione di questa ed altre vicende di estrema importanza per gli interessi dei soci, mette a nudo un aspetto inconfutabile: la completa rinuncia dell’Associazione ad esercitare il suo ruolo. Lo hanno rilevato pubblicamente, talvolta con durezza, anche diversi soci. Se ne saranno accorti i responsabili?
Nella pagina Documentazione sono pubblicati documenti normativi e riferimenti giurisprudenziali riguardanti la riduzione tariffaria sull'energia elettrica.
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04 gennaio 2016
Abolizione dello sconto: un provvedimento illegale
di Pasquale Cutino -
La soppressione dello sconto sull’ energia elettrica, a danno degli ultimi beneficiari, merita qualche più attenta riflessione circa le modalità con cui è avvenuta e le persone che sono state colpite non tanto per il danno economico, ma soprattutto perché si è spezzato quel filo che idealmente li legava ancora all’azienda. Il mio dire forse risulterà incomprensibile a tutte quelle persone che oggi sono interessati prevalentemente ai problemi di natura economica, tralasciando quelli che appartengono ai sentimenti e alla storia di coloro che hanno vissuto per circa quarant’anni all’interno dell’ Azienda. Dai numerosi commenti dei lettori del blog “Anse fuori dal coro”, a fronte degli articoli pubblicati in merito alla soppressione del benefit, emerge un profondo rammarico per l’atteggiamento assunto dall’Enel che costringerà parecchi di noi a ricorrere ad azioni giudiziarie per la difesa di un diritto ampiamente consolidato nel tempo. E’ lo stesso atteggiamento autoritario e violento assunto dal governo a fronte del provvedimento sulla perequazione delle pensioni, che interessa tutti i pensionati, ove la delibera della Consulta, massimo organo di garanzia legislativa, viene aggirata con altro provvedimento sulla cui costituzionalità sono sorti dubbi molto seri, che hanno indotto molti pensionati ad intraprendere azioni legali per renderlo non operativo.
L’Enel giustifica la sua decisione partendo dalla perdurante crisi economico-finanziaria dell’intero sistema produttivo che implica significative ripercussioni sui costi. Di conseguenza gli oneri derivanti dalle agevolazioni tariffarie, agli ex dipendenti e superstiti, assumono una tale valenza da non essere più sopportati nel mutato quadro di mercato concorrenziale. Motivazione quanto mai strumentale e oggi usata e abusata per la liquidazione di ogni problema che comporti risvolti di natura economica ove i diritti acquisiti non hanno più alcun valore e si possono con grande facilità disconoscere. Questo scenario, decisamente avverso ai pensionati, mi fa pensare ai fiumi di parole che vengono spesi, inutilmente nei convegni indetti con la pretesa di insegnare agli anziani come devono invecchiare. E’ opportuno che queste risorse vengano impiegate per l’unica attività fiorente in queste associazioni, quella conviviale.
A questo punto vale la pena ricordare di che pasta è fatta la generazione che ha subìto il provvedimento dell’Enel. E’ quella generazione di lavoratori che ha accompagnato l’Ente nel non facile cammino che va dalla nazionalizzazione (1962) alla privatizzazione e alla liberalizzazione del mercato elettrico (decreto Bersani 1999), che da monopolista elettrico pubblico è divenuto un operatore energetico multinazionale attivo in oltre 40 paesi di quattro continenti: grazie anche a queste solide radici, oggi è sempre leader nel campo energetico. Questi ex lavoratori, di ogni livello e grado, si sono trovati spesso a gestire impianti elettrici provenienti da piccole aziende familiari nazionalizzate. Impianti obsoleti e in condizioni spesso non conformi alle norme antinfortunistiche e per tenerli in esercizio, finché non vennero ricostruiti totalmente nuovi, si richiedeva notevole impegno sia dei tecnici che delle maestranze e una dose consistente di perizia e ingegnosità. Affermazioni non mie ma del prof. Castronuovo, già ordinario di storia contemporanea all’Università di Torino, nel volume “I cinquant’anni dell’Enel” pubblicato nel 2012 . E’ la generazione che gestì l’elettrificazione rurale per estendere il servizio elettrico a una miriade di piccoli borghi e di case sparse nelle campagne. Si calcolò allora che più di due milioni e mezzo di abitanti con residenze permanenti erano ancora privi di energia elettrica o non ne disponevano a sufficienza. Non fu un impegno di poco conto specialmente per gli operativi gestire quegli impianti con trenta classi di tensione diverse sulle linee di media tensione e circa diecimila tipi di apparecchiature e materiali diversi. Una vera unica e grande riforma strutturale che apportò grandi benefici al nostro Paese. Questa generazione è quindi portatrice di una storia significativa dell’Enel intrecciata con quella economica della nazione, ma oggi questi valori, molto diversi da quelli in voga, non hanno più alcun peso per chi ha in mano le leve decisionali, che non ha esitato a distruggerli rinnegando i patti sottoscritti per conseguire un vantaggio economico non certamente in favore della collettività, ma solo a beneficio dei profitti di una multinazionale.
Nella pagina Documentazione sono pubblicati documenti normativi e riferimenti giurisprudenziali riguardanti la riduzione tariffaria sull'energia elettrica.
La soppressione dello sconto sull’ energia elettrica, a danno degli ultimi beneficiari, merita qualche più attenta riflessione circa le modalità con cui è avvenuta e le persone che sono state colpite non tanto per il danno economico, ma soprattutto perché si è spezzato quel filo che idealmente li legava ancora all’azienda. Il mio dire forse risulterà incomprensibile a tutte quelle persone che oggi sono interessati prevalentemente ai problemi di natura economica, tralasciando quelli che appartengono ai sentimenti e alla storia di coloro che hanno vissuto per circa quarant’anni all’interno dell’ Azienda. Dai numerosi commenti dei lettori del blog “Anse fuori dal coro”, a fronte degli articoli pubblicati in merito alla soppressione del benefit, emerge un profondo rammarico per l’atteggiamento assunto dall’Enel che costringerà parecchi di noi a ricorrere ad azioni giudiziarie per la difesa di un diritto ampiamente consolidato nel tempo. E’ lo stesso atteggiamento autoritario e violento assunto dal governo a fronte del provvedimento sulla perequazione delle pensioni, che interessa tutti i pensionati, ove la delibera della Consulta, massimo organo di garanzia legislativa, viene aggirata con altro provvedimento sulla cui costituzionalità sono sorti dubbi molto seri, che hanno indotto molti pensionati ad intraprendere azioni legali per renderlo non operativo.
Di fronte a tutti questi esempi, che si poggiano non sul diritto, ma sulla violenza del diritto, nessuna associazione che pretende di tutelare i pensionati ha speso una parola. I dirigenti centrali e periferici, con il loro silenzio, hanno fatto da sponda a istituzioni e persone che hanno violato le leggi fondamentali dello stato di diritto, dando una veste di credibilità ai provvedimenti presi. Neanche l'ANSE, di fronte a problemi così sentiti dai soci, ha avvertito il dovere di convocare l’Assemblea nazionale, massimo organo deliberante dell'Associazione (dopo il Congresso); ma visto che il Comitato direttivo nazionale ha colpevolmente omesso di farlo, spettava ai componenti dell’Assemblea stessa chiederne la convocazione, avvalendosi dello Statuto, per valutarli collegialmente e per deliberare un atteggiamento condiviso. Invece, hanno scelto di non gestire le diverse situazioni, similmente al capitano e all’equipaggio che rinunciano a governare la loro nave in mezzo alla tempesta.
L’Enel giustifica la sua decisione partendo dalla perdurante crisi economico-finanziaria dell’intero sistema produttivo che implica significative ripercussioni sui costi. Di conseguenza gli oneri derivanti dalle agevolazioni tariffarie, agli ex dipendenti e superstiti, assumono una tale valenza da non essere più sopportati nel mutato quadro di mercato concorrenziale. Motivazione quanto mai strumentale e oggi usata e abusata per la liquidazione di ogni problema che comporti risvolti di natura economica ove i diritti acquisiti non hanno più alcun valore e si possono con grande facilità disconoscere. Questo scenario, decisamente avverso ai pensionati, mi fa pensare ai fiumi di parole che vengono spesi, inutilmente nei convegni indetti con la pretesa di insegnare agli anziani come devono invecchiare. E’ opportuno che queste risorse vengano impiegate per l’unica attività fiorente in queste associazioni, quella conviviale.
A questo punto vale la pena ricordare di che pasta è fatta la generazione che ha subìto il provvedimento dell’Enel. E’ quella generazione di lavoratori che ha accompagnato l’Ente nel non facile cammino che va dalla nazionalizzazione (1962) alla privatizzazione e alla liberalizzazione del mercato elettrico (decreto Bersani 1999), che da monopolista elettrico pubblico è divenuto un operatore energetico multinazionale attivo in oltre 40 paesi di quattro continenti: grazie anche a queste solide radici, oggi è sempre leader nel campo energetico. Questi ex lavoratori, di ogni livello e grado, si sono trovati spesso a gestire impianti elettrici provenienti da piccole aziende familiari nazionalizzate. Impianti obsoleti e in condizioni spesso non conformi alle norme antinfortunistiche e per tenerli in esercizio, finché non vennero ricostruiti totalmente nuovi, si richiedeva notevole impegno sia dei tecnici che delle maestranze e una dose consistente di perizia e ingegnosità. Affermazioni non mie ma del prof. Castronuovo, già ordinario di storia contemporanea all’Università di Torino, nel volume “I cinquant’anni dell’Enel” pubblicato nel 2012 . E’ la generazione che gestì l’elettrificazione rurale per estendere il servizio elettrico a una miriade di piccoli borghi e di case sparse nelle campagne. Si calcolò allora che più di due milioni e mezzo di abitanti con residenze permanenti erano ancora privi di energia elettrica o non ne disponevano a sufficienza. Non fu un impegno di poco conto specialmente per gli operativi gestire quegli impianti con trenta classi di tensione diverse sulle linee di media tensione e circa diecimila tipi di apparecchiature e materiali diversi. Una vera unica e grande riforma strutturale che apportò grandi benefici al nostro Paese. Questa generazione è quindi portatrice di una storia significativa dell’Enel intrecciata con quella economica della nazione, ma oggi questi valori, molto diversi da quelli in voga, non hanno più alcun peso per chi ha in mano le leve decisionali, che non ha esitato a distruggerli rinnegando i patti sottoscritti per conseguire un vantaggio economico non certamente in favore della collettività, ma solo a beneficio dei profitti di una multinazionale.
Nella pagina Documentazione sono pubblicati documenti normativi e riferimenti giurisprudenziali riguardanti la riduzione tariffaria sull'energia elettrica.
31 dicembre 2015
Un socio scrive al Presidente nazionale dell'ANSE
Il Dr. Armando Garofalo, socio ANSE, ha indirizzato al Presidente nazionale e ai responsabili periferici dell'Associazione la seguente lettera, che ci ha autorizzato a pubblicare.
"Tremestieri Etneo, 31 dicembre 2015
Al Dott. Franco Pardini Presidente ANSE
Viale Regina Margherita, 125
00198 R O M A
e p.c. Ai Presidenti delle Sezioni Territoriali ANSE
LORO SEDI
e p.c. Ai Responsabili di Nucleo ANSE Sicilia
LORO SEDI
ABOLIZIONE SCONTO ENERGIA A PENSIONATI E SUPERSTITI ENEL
Scrivo questa mia lettera nella qualità di socio dell’ANSE, con una anzianità d’iscrizione certamente fra le più “antiche” (sin dal 1971, allora UGLAE). Voglio riferirmi alla vicenda connessa alla recente abolizione dello sconto sull’energia a pensionati e superstiti ENEL.
Sin dalla disdetta unilaterale dell’ENEL del 12/10/2015, l’ANSE nazionale non ha assunto alcuna posizione. Soltanto qualche sporadica iniziativa a livello periferico per informativa o per trasmettere la lettera di “vibrata protesta” da parte delle OO.SS. Qualche Responsabile di Nucleo riferiva di speranze connesse ad un suo “autorevole” intervento nei confronti dell’ENEL a favore dei pensionati, molti dei quali iscritti all’Associazione. Erano chiaramente degli illusi!
Chi la conosce sa che lei è stato (per ultimo, da Direttore Centrale del Personale), e sempre sarà, un uomo “fedele” all’azienda, la quale, in virtù della sua indiscussa affidabilità, ha “caldeggiato” ogni volta la sua vigile presenza sulle varie poltrone (ANSE, ARCA, FISDE, ecc.). Non vi potevano essere, pertanto, dubbi sul fatto che, dovendo scegliere fra gli interessi dell’ENEL e quelli dei soci ANSE, lei avrebbe certamente abbandonato questi ultimi. Difatti, per tutto il periodo, il silenzio dell’ANSE è stato veramente “assordante”, deludendo le aspettative di migliaia di iscritti ed anche di Presidenti territoriali (vedi, ad esempio, il caso del Friuli Venezia Giulia).
Ma il massimo è stato raggiunto con la sua lettera del 18/12/2015 prot. n. 185!
Il tenore della stessa è veramente scandaloso! Dopo uno sterile accenno informativo, difatti si traduce in un chiaro invito ad accettare l’elemosina offerta dall’ENEL, perchè “l’attivazione di procedure giudiziarie preclude la possibilità di aderire alla transazione” e che “qualora si concludano negativamente per i nostri soci, li esporranno alla perdita dell’importo una-tantum, senza quindi alcuna misura compensativa”. Nessuna, neanche velata, critica all’accordo-truffa, stipulato tra chi non ha più il potere di togliere un diritto ormai acquisito e chi non ha alcuna legittima rappresentatività dei pensionati e superstiti. Si tace sul fatto che la “riportata” minaccia di perdere il diritto all’una-tantum è quasi certamente priva di fondamento giuridico. Il tenore della sua nota rispecchia e riporta parzialmente (anzi, sembrerebbe quasi scritta da lui) quello della lettera a firma del “Responsabile delle Risorse Umane di ENEL Italia,
Dr. Quaranta, che, in questi giorni, stanno ricevendo tutti gli interessati, come regalo di Buon Natale e per un Felice Anno Nuovo.
Pur comprendendo che l’ANSE ha il “patrocinio ENEL”, lei ha probabilmente confuso il termine con “padroncino”.
L’art. 2 alla lettera c) dello STATUTO ANSE prescrive, fra gli “scopi sociali”, quello di “TUTELARE LA DIGNITA’ DEI PROPRI ASSOCIATI E PROMUOVERE LE PIU’ OPPORTUNE INIZIATIVE A SALVAGUARDIA DEI LEGITTIMI INTERESSI MATERIALI E MORALI DEI SOCI”.
E’ ovvio che, al di là di gite e momenti conviviali o piccole convenzioni locali, fornibili anche dai tanti club-service esistenti, sono i momenti di vera tutela che dovrebbero realmente differenziare dalle altre l’Associazione dei Seniores ENEL. Con il suo atteggiamento, lei è stato consenziente e compartecipe dell’offesa alla dignità dei soci e dell’aggressione ai loro legittimi interessi.
A mia memoria, nella storia dell’ANSE, non si era mai verificato un fatto di tale gravità!
Siffatta pesante inadempienza statutaria deve, a mio avviso, comportare azioni conseguenti e per ciò richiamo l’intervento degli organismi statutariamente a ciò deputati.
Richiedo, pertanto, che lei RASSEGNI IMMEDIATAMENTE LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE ANSE e con lei tutti i rappresentanti degli organismi centrali e territoriali che hanno partecipato e/o condiviso tale comportamento associativo inadeguato.
E’ chiaro che, in caso contrario, moltissimi soci, ed io per primo, non potranno sentirsi adeguatamente rappresentati e non confermeranno l’adesione sin dal prossimo anno, facendo, così, ricadere su di lei la responsabilità morale e materiale della disgregazione dell’ANSE.
Le richiedo, altresì, che questa mia lettera, e l’eventuale sua risposta, vengano pubblicate sul NOSTRO notiziario periodico, così che tutti gli associati possano venirne a conoscenza e giudicare.
Ma so che quasi certamente questa mia richiesta resterà vana.
Distinti saluti.
(Dr. Armando Garofalo)"
Pur comprendendo che l’ANSE ha il “patrocinio ENEL”, lei ha probabilmente confuso il termine con “padroncino”.
L’art. 2 alla lettera c) dello STATUTO ANSE prescrive, fra gli “scopi sociali”, quello di “TUTELARE LA DIGNITA’ DEI PROPRI ASSOCIATI E PROMUOVERE LE PIU’ OPPORTUNE INIZIATIVE A SALVAGUARDIA DEI LEGITTIMI INTERESSI MATERIALI E MORALI DEI SOCI”.
E’ ovvio che, al di là di gite e momenti conviviali o piccole convenzioni locali, fornibili anche dai tanti club-service esistenti, sono i momenti di vera tutela che dovrebbero realmente differenziare dalle altre l’Associazione dei Seniores ENEL. Con il suo atteggiamento, lei è stato consenziente e compartecipe dell’offesa alla dignità dei soci e dell’aggressione ai loro legittimi interessi.
A mia memoria, nella storia dell’ANSE, non si era mai verificato un fatto di tale gravità!
Siffatta pesante inadempienza statutaria deve, a mio avviso, comportare azioni conseguenti e per ciò richiamo l’intervento degli organismi statutariamente a ciò deputati.
Richiedo, pertanto, che lei RASSEGNI IMMEDIATAMENTE LE DIMISSIONI DA PRESIDENTE ANSE e con lei tutti i rappresentanti degli organismi centrali e territoriali che hanno partecipato e/o condiviso tale comportamento associativo inadeguato.
E’ chiaro che, in caso contrario, moltissimi soci, ed io per primo, non potranno sentirsi adeguatamente rappresentati e non confermeranno l’adesione sin dal prossimo anno, facendo, così, ricadere su di lei la responsabilità morale e materiale della disgregazione dell’ANSE.
Le richiedo, altresì, che questa mia lettera, e l’eventuale sua risposta, vengano pubblicate sul NOSTRO notiziario periodico, così che tutti gli associati possano venirne a conoscenza e giudicare.
Ma so che quasi certamente questa mia richiesta resterà vana.
Distinti saluti.
(Dr. Armando Garofalo)"
10 dicembre 2015
Trattamento fiscale e contributivo importi compensativi agevolazioni tariffarie ex dipendenti
Il più che discusso accordo quadro del 27 novembre 2015 sul superamento delle agevolazioni tariffarie sull’energia elettrica, sottoscritto da Enel e Organizzazioni sindacali, oltre a presentare problemi di carattere giuridico, ha riflessi di natura fiscale e contributiva ai fini previdenziali. Dal punto di vista fiscale - non vi sono dubbi - l’importo previsto dall’accordo in sostituzione della riduzione tariffaria entra a far parte del reddito imponibile del pensionato, che deciderà di accettarlo, nell’anno di imposta in cui è corrisposto, sommandosi alla pensione e agli eventuali altri redditi del soggetto, e quindi tassato ai fini Irpef.
Sotto il profilo previdenziale, dopo aver premesso che non tutte le somme erogate in via transattiva sono necessariamente imponibili, ma solamente quelle che, direttamente o indirettamente, sono collegate da un'obbligazione causale al rapporto di lavoro, sia esso in corso o cessato, propendiamo per l’assoggettamento dell’importo medesimo alla contribuzione previdenziale, alla luce degli orientamenti espressi dalla giurisprudenza richiamati dall’INPS nella sua circolare n. 6/2014. Il problema si pone in tutta la sua evidenza per le intuibili conseguenze che ne possono derivare. Stranamente, l’accordo sindacale tace in proposito. Per quanto ci riguarda, invece, la questione merita la massima attenzione e perciò riteniamo che vada chiarita oltre ogni ragionevole dubbio. Sarebbe molto interessante conoscere, per esempio, anche il parere di un autorevole esperto di problemi previdenziali, quale è il Dott. Bruno Benelli collaboratore dell’ANSE. Osiamo sperare che almeno in questo l’Associazione si renda utile, girando il quesito all’esperto.
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07 dicembre 2015
Perequazione automatica delle pensioni
Ancora brutte notizie per i pensionati. In base all’andamento
del costo della vita delle famiglie degli operai e degli impiegati, la
rivalutazione automatica delle pensioni per l’anno 2016 è pari a zero. Questo
il valore provvisorio stabilito dal Ministero dell’economia e delle finanze con
decreto n. 280 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° dicembre 2015.
Nello stesso decreto, il Ministero fissa nello 0,2% l’indice definitivo di
rivalutazione per l’anno 2015, contro lo 0,3% calcolato in via provvisoria, un
decimo di punto più basso del parametro utilizzato per l’anno in corso.
Quindi, a gennaio 2016, doppia beffa per i titolari di
pensione: da un lato i trattamenti non subiranno aumenti e dall’altro sarà
recuperato lo 0,1% corrisposto in più sulla
rivalutazione 2015.03 dicembre 2015
Cinquantamila ringraziamenti
di Stefano Di Vincenzo
Quando negli ultimi giorni del mese di luglio del 2014 è nato il nostro blog, abbiamo fissato un solo obiettivo: essere un costante punto di riferimento per i soci dell’ANSE.
Tagliare in così breve tempo il nastro delle 50.000 visualizzazioni, un risultato allora inimmaginabile, sta a significare che abbiamo centrato pienamente l’obiettivo.
Dobbiamo complimentarci con noi stessi? No, perché non rientra nel nostro costume. Manifestiamo semplicemente la nostra grande soddisfazione per il risultato ottenuto e siamo grati ai lettori che ci hanno premiato, seguendoci numerosi, con assiduità e fiducia.
Quello che all'inizio era solo un sogno, adesso è realtà. Non vogliamo attribuirci tutto il merito del successo, perché pensiamo che vi abbia contribuito indirettamente anche il demerito di chi nell’ANSE preferisce parlare senza produrre, ovvero privilegia attività meno impegnative e più gratificanti per se stesso.
Per noi, invece, è più importante continuare nella nostra attività di servizio con immutato impegno e con onestà intellettuale, per fare sempre meglio.
Grazie a tutti!
28 novembre 2015
Accordo sull'abolizione della riduzione tariffaria agli ex dipendenti
Pubblichiamo il testo dell'accordo tra Enel e Organizzazioni sindacali, sottoscritto nella serata del 27 novembre 2015.
Abolizione riduzione tariffaria - accordo 27/11/2015
Il commento
Quella della soluzione equa, richiesta dalle Organizzazioni Sindacali e inserita nel verbale di accordo del 27 novembre 2015, è un’affermazione cui non crede nessuno. Serve solo per giustificare un’operazione che assomiglia più a un esproprio senza adeguato indennizzo. L’equità è cosa ben diversa e lo sanno anche i sottoscrittori dell’accordo.
Alla reazione sdegnata dei pensionati
interessati, molto eloquente e pienamente condivisibile, aggiungiamo solo alcune
considerazioni.
Tutta l’operazione, impostata e
condotta dall’Enel con cinismo e determinazione, consente all’Azienda di
conseguire un notevole vantaggio economico a costi molto bassi e senza sforzo
alcuno, per giunta con la motivazione altisonante della solidarietà tra
generazioni. Di questi tempi, un
richiamo al “sociale” nobilita qualsiasi atto e salva la faccia, ma non la
coscienza, perché, in sostanza, nel nostro caso si è consumato un baratto
nel quale Enel ha fatto la parte del leone, pur mettendo in conto l’eventualità
di un sostanzioso pacchetto di incarichi legali per resistere alle azioni
giudiziarie che molti degli interessati promuoveranno.
Le Organizzazioni sindacali, accettando,
di fatto, prima l’impostazione e poi la soluzione prospettate da Enel, hanno
avallato l’operazione, pur sapendo di non aver alcun titolo giuridico a
rappresentare i titolari del beneficio alla riduzione tariffaria, il quale - ricordiamolo
- è un diritto acquisito individuale, entrato nel patrimonio di ogni pensionato
e non può più essere oggetto di contrattazione collettiva. Se l’intervento delle Organizzazioni
sindacali avesse avuto almeno il merito di ottenere in cambio dall’Enel una
compensazione monetaria a favore degli ex dipendenti commisurata a criteri di
equità e giustizia, molti dei quasi 98.000 fruitori della riduzione avrebbero
accettato l’offerta compensativa, a prescindere da ogni questione.
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26 novembre 2015
Riduzione tariffaria e.e.: incontro Enel-OO.SS. del 25 novembre 2015
Ieri pomeriggio 25 novembre, tra Enel e Organizzazioni sindacali si è svolta l'annunciata riunione per affrontare la questione della riduzione tariffaria sull'energia elettrica agli ex dipendenti. Il confronto proseguirà in una nuova riunione in programma per oggi pomeriggio.
Provvederemo a informare i lettori del nostro blog sugli ulteriori sviluppi della vertenza.
26/11/2015 - 14,00
Siamo in grado di riferire che nella riunione di ieri pomeriggio è stata raggiunta l'intesa economica. Restano da definire alcuni altri aspetti.
Secondo indiscrezioni abbastanza attendili, la parte economica prevede la corresponsione di un indennizzo una tantum agli ex dipendenti e ai superstiti che attualmente fruiscono della riduzione tariffaria. L'indennizzo sarebbe graduato in misura decrescente per fasce di età degli aventi diritto.
27/11/2015 - 8,00
La trattativa è stata aggiornata alle ore 16 di oggi 27 novembre.
A titolo informativo, pubblichiamo la tabella contenuta nell'ipotesi di accordo quadro prospettata dall'Enel alle OO.SS.
Ovviamente, si tratta della proposta Enel sulla quale si è sviluppato il confronto che ha portato alla definizione dell'accordo economico, di cui non ancora non conosciamo i contenuti.
Bozza di accordo
UNA TANTUM SOSTITUTIVA AGEVOLAZIONI TARIFFARIE
27/11/2015 - 21,45
Ultim'ora. L'accordo è stato firmato nella serata di oggi. Pubblicheremo tutti i dettagli appena possibile.
Vai all'accordo
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24 novembre 2015
La pensione ai superstiti
Com’è noto, il diritto a pensione ai superstiti sorge in caso di
decesso dell’assicurato o del pensionato, iscritto presso una delle gestioni
dell’INPS. Il trattamento spetta ai familiari superstiti individuati
dall’articolo 22 della legge del 21 luglio 1965, n. 903 se ricorre una delle
seguenti condizioni:
1. che il dante causa sia titolare di pensione diretta (vecchiaia,
anticipata, anzianità, inabilità e pensione di invalidità) ovvero avendone
diritto, ne abbia in corso la liquidazione; in tali casi la pensione ai superstiti
assume la denominazione giuridica di pensione di reversibilità;
2. che il lavoratore deceduto abbia maturato i seguenti requisiti:
- 15 anni di assicurazione e di contribuzione oppure n. 780 contributi
settimanali;
ovvero
- 5 anni di assicurazione e contribuzione oppure n. 260 contributi
settimanali, di cui almeno 3
anni oppure n. 156 contributi settimanali nel quinquennio precedente la
data del decesso.
In tali casi la pensione ai superstiti assume la denominazione di pensione
indiretta.
La pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo
a quello del decesso del pensionato o dell'assicurato e spetta in una quota
percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all'assicurato.
Un utile riepilogo di tutte le disposizioni vigenti in materia e dei
riferimenti normativi è contenuto nella recentissima circolare dell’INPS n. 185
del 18 novembre 2015, che pubblichiamo integralmente a beneficio dei nostri
lettori.
Circolare INPS n. 185 del 18 novembre 2015
12 novembre 2015
Applicazione sentenza della Consulta n. 70/2015 sul blocco della perequazione delle pensioni
ANSE nazionale, con Foglio Informativo n. 13 del 30 ottobre 2015, ha precisato che la richiesta dell’integrale applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015 con la quale è stata dichiarata l’incostituzionalità del blocco della perequazione automatica delle pensioni per gli anni 2012 e 2013, deve essere inviata entro il 31 dicembre 2015 alla Direzione Generale dell’INPS e per conoscenza alla Sede INPS territorialmente competente, a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
L’informazione fornita ai soci è esatta, ma solo parzialmente. Contrariamente a quanto indicato nel citato Foglio Informativo, la richiesta deve essere indirizzata prioritariamente alla Sede INPS del territorio in cui ha la residenza il pensionato e poi alla Direzione Generale dello stesso Istituto. Infatti, per le controversie contro l' INPS si applica l' art. 444 del codice di procedura civile, il quale stabilisce che:
“Le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie indicate nell'articolo 442 sono di competenza del tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione ha la residenza l'attore …..”. La competenza per territorio per tali controversie non è facoltativa, ma obbligatoria ed inderogabile (Corte di Cassazione 28/04/2014 n. 9373), ed è rilevabile d' ufficio.
L’informazione fornita ai soci è esatta, ma solo parzialmente. Contrariamente a quanto indicato nel citato Foglio Informativo, la richiesta deve essere indirizzata prioritariamente alla Sede INPS del territorio in cui ha la residenza il pensionato e poi alla Direzione Generale dello stesso Istituto. Infatti, per le controversie contro l' INPS si applica l' art. 444 del codice di procedura civile, il quale stabilisce che:
“Le controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie indicate nell'articolo 442 sono di competenza del tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione ha la residenza l'attore …..”. La competenza per territorio per tali controversie non è facoltativa, ma obbligatoria ed inderogabile (Corte di Cassazione 28/04/2014 n. 9373), ed è rilevabile d' ufficio.
Per estrema chiarezza verso i pensionati interessati, giova anche ricordare che la lettera raccomandata non darà luogo al pagamento del dovuto da parte dell’INPS, ma in ogni caso servirà ad interrompere la prescrizione.
Sussistono, invece, dubbi sull’efficacia della stessa richiesta ai fini della possibile decadenza del temine triennale per promuovere l’azione contro l’INPS, di cui all’art. 47 del D.P.R. 639/1970. Pertanto, per ridurre il rischio di incappare in detta decadenza è consigliabile far seguire l’azione giudiziaria.
30 ottobre 2015
Riduzione tariffaria e.e.: incontro Enel-OO.SS. del 29 ottobre
L'incontro tra Enel e Organizzazioni sindacali di categoria, svoltosi il 29 corrente, ha avuto carattere esclusivamente interlocutorio. La questione della disdetta della regolamentazione collettiva delle agevolazioni tariffarie agli ex dipendenti e superstiti è stata rinviata ad uno specifico incontro da programmare, al quale parteciperanno anche le Organizzazioni sindacali confederali.
Pubblichiamo il comunicato sindacale FILCTEM-FLAEI-UILTEC con la sintesi dell'incontro.
Apri il Comunicato sindacale del 30 ottobre 2015
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26 ottobre 2015
Considerazioni sulla decisione Enel di non applicare lo sconto sull’energia elettrica
La decisione unilaterale dell’Enel di non applicare più dopo
il 31 dicembre 2015 la riduzione tariffaria sull’energia elettrica agli ex
dipendenti in pensione e loro superstiti titolari di assegno di reversibilità ha
suscitato indignazione e allarme tra gli interessati. Com’è noto, il diritto
alla riduzione deriva dai contratti collettivi che regolavano il rapporto di
lavoro dipendente al tempo in cui i soggetti beneficiari prestavano servizio
presso l’Enel.
Proviamo a fare alcune considerazioni sugli aspetti formali
e di merito della questione, che interessa decine di migliaia di pensionati.
Il
primo aspetto riguarda la scelta dell’Enel di inviare la disdetta alle
Organizzazioni sindacali. Si tratta di una scelta contestabile sul piano
giuridico, perché, secondo il parere di un esperto, la disdetta non è
opponibile agli ex dipendenti e loro aventi causa. Il beneficio non può essere
oggetto di contrattazione collettiva, trattandosi di un diritto acquisito
individuale entrato nel patrimonio di ogni pensionato.
E
veniamo al merito. L’Enel motiva la sua scelta di non erogare lo sconto dopo il
31 dicembre 2015, richiamando sia la crisi economica, che si ripercuote sui
costi del settore elettrico, e sia il venir meno della copertura economica da
parte dello Stato degli oneri a carico delle imprese elettriche per
l’erogazione dello sconto, per effetto della legge 11 agosto 2014, n. 116.
È del
tutto evidente che entrambe le argomentazioni sono pretestuosamente utilizzate
dall’Enel per giustificare la sua decisione di sottrarsi agli obblighi verso gli
ex dipendenti. La crisi economica, che - detto per inciso - si riflette anche e
soprattutto sui pensionati, non giustifica l’eventuale pretesa dell’Enel di
chiamare gli ex dipendenti a contribuire all’alleggerimento dei costi del
settore elettrico, espropriandoli sic et
sempliciter del loro diritto. Si tratterrebbe di trasferire sui pensionati
un onere che riguarda esclusivamente le aziende che operano in tale settore,
tra le quali l’Enel, che peraltro - a quanto risulta - è l’unica ad aver deciso di
sopprimere lo sconto in questione.
Improponibile
appare poi il riferimento alla citata legge 116. Come abbiamo già scritto su
questo blog commentando detta legge, il venir meno della copertura pubblica
dell’onere sostenuto dalle imprese per l’erogazione dello sconto non implica
assolutamente che le imprese stesse possano ritenersi esonerate dall’obbligo di
sostenerlo in proprio, come peraltro già avveniva in origine. Per capirci
meglio, la legge non autorizza l’Enel a riversare l’onere sui pensionati; abolisce
semplicemente la compensazione dell’onere stesso da parte dello Stato, di cui
prima beneficiavano le imprese elettriche (tra cui l'Enel) attraverso la sua inclusione
tra i costi per la determinazione della tariffa da
praticare ai clienti del settore c.d. di maggior tutela. Onere, che per effetto
della legge 116, ritorna quindi a ricadere sulle imprese elettriche, che lo
avevano assunto a suo tempo sottoscrivendo i contratti collettivi di lavoro.
Ad
ulteriore sostegno della sua linea, l’Enel evidenzia nella lettera di disdetta che
tali benefici (la riduzione tariffaria) “non
sono più riconosciuti da tempo ai dipendenti in servizio”, omettendo però di aggiungere che ciò è avvenuto dietro adeguata compensazione a
favore dei dipendenti. Omissione a parte, non è questo un motivo sufficientemente
valido per sottrarsi di punto in bianco all'obbligo di applicare la riduzione tariffaria agli
ex dipendenti aventi diritto.
Anche
la risposta delle Organizzazioni sindacali destinatarie della disdetta,
chiamate in causa dall’Enel, nell’evidenziare che la disdetta stessa “non è rispettosa di quel proficuo sistema
di relazioni industriali, da sempre seguito in Enel”, non manca di fare,
per quanto riguarda il merito della questione, rilievi sostanzialmente analoghi
a quelli prima esposti.
La legittima reazione degli interessati ha aperto un accesso
dibattito, che si è sviluppato particolarmente sui social network. Tale dibattito, lungi dall’esaurirsi, prelude a una
dura vertenza, atteso che gli interessati sono fermamente decisi a contrapporre
una strenua difesa a tutela del loro diritto.
Appare
dunque chiaro che ogni tentativo di chiudere la questione in danno degli ex
dipendenti e loro aventi causa sarebbe contrastato duramente, con il rischio di
trasferirla nelle aule giudiziarie dando luogo a migliaia di vertenze legali.
Non pensiamo che questa sia l’ipotesi migliore, da praticare ad ogni costo; ma sappiamo bene
che ciò si potrà evitare solo attraverso una soluzione equa e giusta, rispettosa del
diritto degli ex dipendenti. La volontà di ricercarla - se si manifesterà - sarà
un concreto segnale per svelenire una vertenza molto complessa.
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Vita associativa
20 ottobre 2015
Enel revoca il benefit agli ultimi beneficiari: …E le stelle stanno a guardare
di Pasquale Cutino
Gli ex
dipendenti Enel pensionati in questi giorni hanno avuto notizia per via
indiretta della formale disdetta della regolamentazione collettiva sulle
agevolazione tariffarie con estinzione al 31.12.2015. La decisione è stata
comunicata con lettera dall’Enel alle OO.SS. di categoria che hanno
immediatamente risposto, dissentendo tra l’altro dal metodo adottato. La
notizia si è diffusa rapidissimamente tra gli interessati oltre che con il
passa parola anche attraverso internet. Anche Anse nazionale ha diffuso in
proposito un laconico e anemico comunicato. A completamento è
opportuno anche ricordare che il servizio elettrico di maggior tutela, al quale
appartengono i pensionati di una certa epoca (gli altri hanno risolto il
problema quando erano in servizio ricevendo un indennizzo), cessa di esistere a
far data dall’1.1.2018 (vedi legge sulla concorrenza) per cui tutti gli
interessati dovranno scegliersi un nuovo gestore sul mercato libero dell’energia.
E’ stato un
provvedimento che ha sorpreso un po’ tutti, anche se con i tempi che corrono i
diritti, specialmente quelli dei pensionati, sono continuamente disattesi; vedi
il provvedimento sulla perequazione delle pensioni con il quale il governo ha inteso interpretare e non
applicare la decisione della Consulta. Ma rimaniamo soprattutto meravigliati e perplessi dell’atteggiamento
assolutamente agnostico dell’Anse che non spende una parola a favore dei suoi
soci colpiti ancora una volta nei propri sacrosanti diritti. Questo non significa mettersi di traverso rispetto
alle decisioni che prende l’azienda, anzi vuol dire collaborare per suggerire una
soluzione equa e condivisa. L’Assemblea Nazionale, che ha la rappresentanza più diretta dei
soci, potrebbe dare valide indicazioni con atteggiamenti collaborativi per la
migliore soluzione del problema, senza perdere di vista i buoni rapporti che
bisogna avere con Enel. Aver coinvolto le OO.SS. in questa problematica, che
non è di facile soluzione, dimostra che l’Enel è alla ricerca di un
interlocutore che possa in qualche modo rappresentare i pensionati con il quale
aprire un discorso; d’altro canto l’Anse, che ha tra i suoi ventiquattromila soci la
maggior parte delle persone coinvolte nell’abolizione del benefit, può svolgere
in questa situazione un ruolo determinante. Infatti l’articolo due - lettere b) e c) - dello
statuto prescrive di “sviluppare un
rapporto di collaborazione con Enel…….. e promuovere le più opportune
iniziative a salvaguardia dei legittimi interessi materiali e morali dei soci.”
A mio modesto avviso, in questa particolare situazione, le due esigenze non
sono inconciliabili, occorre solo molta cautela e chiarezza nelle azioni da
sviluppare.
16 ottobre 2015
Riduzione tariffaria sull'energia elettrica agli ex dipendenti Enel
Allo scopo di aggiornare i lettori, pubblichiamo la risposta inviata delle Organizzazioni sindacali degli elettrici all'Enel in merito alla disdetta della regolamentazione collettiva sulle agevolazioni tariffarie agli ex dipendenti e ai superstiti.
Risposta OO.SS. a Enel su disdetta regolamentazione collettiva e.e.
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Vita associativa
14 ottobre 2015
L’Enel abolisce lo sconto tariffario agli ex dipendenti
Colpire in qualsiasi modo i pensionati è diventata una
pratica ormai abituale nel nostro Paese. Una sorta di tiro al bersaglio.
Stavolta tocca ai pensionati ex dipendenti Enel (e loro superstiti titolari di
pensione di reversibilità), i quali - per decisione dell’Azienda - dovranno
rinunciare alla riduzione tariffaria su determinati quantitativi di energia elettrica
consumati nell’abituale dimora, spettante per effetto dei contratti collettivi
che regolavano il loro rapporto di lavoro.
Infatti, con lettera del 12 ottobre 2015, l'Enel ha comunicato alle Organizzazioni sindacali degli elettrici la formale disdetta della regolamentazione collettiva sulle agevolazioni tariffarie, con estinzione al 31 dicembre 2015.
Infatti, con lettera del 12 ottobre 2015, l'Enel ha comunicato alle Organizzazioni sindacali degli elettrici la formale disdetta della regolamentazione collettiva sulle agevolazioni tariffarie, con estinzione al 31 dicembre 2015.
La improvvisa notifica della decisione che suscitato sorpresa, oltre a far ipotizzare che l’Enel abbia voluto forzare i tempi, non è accompagnata di alcuna indicazione o proposta. Per questo motivo circoscriviamo il nostro ragionamento agli aspetti generali, in attesa di conoscere maggiori elementi di valutazione.
Si tratta di una decisione unilaterale con apprezzabili
riflessi economici per decine di migliaia di pensionati, che va valutata prima
di tutto sul piano giuridico per verificarne la fondatezza. Tuttavia, ammesso
che la volontà manifestata dall'Enel di abolire il c.d. sconto abbia tutti i requisiti necessari, è
da escludersi che la stessa possa sottintendere un “esproprio”, perché ai pensionati interessati
spetta comunque un adeguato risarcimento.
Questi sono gli aspetti principali del problema che
dovrebbero meritare anche l’attenzione dell’ANSE, visto riguarda circa i due terzi dei
suoi iscritti. Le Organizzazioni sindacali stanno già valutando la questione, come ci risulta. Non dimostra di fare altrettanto l’ANSE, che si limita a dare
notizia della decisione dell’Enel con un laconico comunicato a firma del suo Presidente, diffuso nel primo pomeriggio del 13 corrente. Non pretendiamo che essa si debba sostituire alle Organizzazioni sindacali, perchè sappiamo bene che non è questo il ruolo dell'ANSE; tuttavia, limitarsi a comunicare la notizia nel modo
suddetto, senza un minimo di commento e sopratutto senza avvertire la necessità di riaffermare perlomeno il sacrosanto
principio di civiltà giuridica del diritto dei pensionati ad un equo indennizzo,
significa non adempiere il dettato del patto associativo.
Con ciò non vogliamo sostenere che l’ANSE non debba tener conto della delicatezza dei suoi rapporti con l’Enel, che sono fondamentali per la vita dell’Associazione,
ma l’atteggiamento passivo dimostrato genera una brutta impressione nei soci,
che non gradiscono il ruolo di semplice “portavoce” o peggio di “passacarte” che l'ANSE sembra voglia ritagliarsi nella vicenda. Certamente non corrisponderà al vero, ma non possiamo astenerci dal riferire, sia pure con profondo rammarico, le opinioni espresse da molti
soci in proposito.
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Vita associativa
01 ottobre 2015
2 ottobre, la festa dei nonni
Ritorna la festa dei nonni. Per celebrare la ricorrenza non vogliamo tessere le lodi dei nonni, magari sconfinando nella retorica. Tutti conoscono quanto siano importanti i nonni nella famiglia e nella società attuale, specie nel nostro Paese. Del resto, i nonni rifuggono dalle lodi e non cercano applausi o riconoscimenti; sono persone semplici che badano all'essenziale ed amano agire con discrezione. Perciò, in occasione della loro festa, preferiamo salutare tutti i nonni, in particolare i nonni dell'ANSE, dando loro appuntamento alla festa del prossimo anno!
29 settembre 2015
L’ANSE e la trasparenza
Mantenere
vivo nel tempo il rapporto fiduciario con la collettività di riferimento, che è
destinataria dei servizi prestati e da cui provengono i fondi ricevuti e il lavoro
volontario, è un dovere primario di qualsiasi associazione. Per far fronte a ciò l’associazione interessata
deve rispondere con una politica di sincera comunicazione, idonea a
rappresentare in dettaglio le fonti di finanziamento e il grado dei servizi
prodotti. Ovviamente, lo strumento principe di tale politica è il bilancio
annuale, la cui pubblicazione a beneficio di tutti i portatori di interesse
rappresenta il doveroso atto conclusivo.
Questa buona
pratica in passato osservata dall’ANSE, sembra ora essere stata abbandonata dall'attuale gruppo dirigente dell’Associazione, non sappiamo se per colpevole dimenticanza
o per “allergia” alla trasparenza. Infatti, fino ad oggi, il bilancio sociale
consolidato del decorso anno 2014, benché siano trascorsi quasi quattro mesi
dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea nazionale dell’Associazione (6
giugno 2015), non è stato pubblicato integralmente sul sito internet, sul quale
si può consultare o scaricare ancora quello del 2013. Il bilancio 2014, invece,
è rimasto un documento riservato agli “addetti ai lavori”, mentre tutti gli
altri si sono dovuti accontentare della notizia dell’avvenuta approvazione e di pochi dati sintetici pubblicati sul numero 2/2015 del Notiziario ANSE.
La mancata pubblicazione del documento, comunque si metta,
non trova alcuna giustificazione, anzi è la chiara dimostrazione della scarsissima
considerazione del gruppo dirigente nazionale verso quel rapporto fiduciario
richiamato in apertura - che l’Associazione dovrebbe intrattenere con la
propria comunità - tant’è che anche le lamentele espresse da qualche
responsabile a livello locale sono cadute nel vuoto. È soprattutto sommamente
incoerente con il Codice etico dell’Enel, cui anche l’ANSE dovrebbe sempre ispirarsi,
giacché dall’azienda riceve un più che significativo sostegno. 21 settembre 2015
Pensioni: l’accanimento di Boeri
di Pasquale Cutino
Il Presidente
dell’Inps, da quando si è insediato al vertice dell’istituto, ha messo in atto
una strategia di discredito nei confronti dei pensionati di tutti i livelli che avendo versato nel periodo lavorativo sostanziali contributi alla previdenza, hanno
poi usufruito delle leggi in vigore in quel momento. Leggi che da oltre venti
anni hanno subito continue modifiche sempre più sfavorevoli. Non ultima la
riforma Fornero che, tra i tanti squilibri creati nel sistema pensionistico, ha
sottoposto i pensionati, provenienti dai fondi speciali a una tassazione per
cinque anni, definita contributo di
solidarietà. L’importo viene determinato, applicando le aliquote previste
dalla legge, che varia in relazione al periodo di iscrizione precedente il
decreto di armonizzazione (legge 335/95) per la quota di pensione maturata
entro il 31 dicembre 1995. Se si ritiene giusto che si paghi un contributo di
solidarietà per aiutare le finanze dello Stato, lo è ancor di più farlo pagare
anche a quelli che percepiscono un’indennità con connesso vitalizio, senza aver
versato adeguati contributi. Invece, si ritiene (e non poteva essere
diversamente) che la natura del vitalizio, pur avendo carattere previdenziale, non sia una pensione, ma una garanzia assicurativa che sfugge a tutte le leggi
emanate, tese a comprimere l’importo delle pensioni dei comuni mortali. In merito al vitalizio dei parlamentari,
Boeri ha ricevuto una dura risposta dal Presidente dell’associazione degli ex
parlamentari il quale gli ha ricordato, tra l’altro, che l’indennità
parlamentare e i vitalizi non sono materia di sua competenza: in tal modo hanno
chiuso ogni azione in merito. Non si è conclusa invece l’attenzione verso quei
pensionati (non ex parlamentari) che, pur appartenendo ad associazioni che
dovrebbero tutelare e difendere il loro
“status” attraverso un dialogo tra generazioni, nulla di concreto dicono. Non
si spiega all’opinione pubblica, attraverso
i normali canali d’informazione, come stanno realmente le cose e non si
invita Boeri a una maggiore responsabilità e moderazione intorno a un problema
di cui i pensionati non sono affatto responsabili. Essi hanno dalla loro parte
solo le leggi costituzionali, le quali hanno dato alla magistratura lo strumento
che ha permesso l’annullamento del blocco
per due anni della perequazione delle pensioni. Anche se poi nell’applicazione,
la legge non è stata uguale per tutti, ma è stato pur sempre un segnale forte
per chi, con nostalgia di un passato non troppo remoto, costruisce leggi non
costituzionali pur di tosare solo i pensionati. La relazione annuale del Presidente
dell’Inps è una diagnosi delle precarie condizioni economiche del Paese, il cui
debito pubblico, essendo ai massimi storici impone un radicale miglioramento
della capacità del nostro sistema di protezione sociale per raggiungere i
cittadini più bisognosi. Non è corretto far credere all’opinione pubblica che i
pensionati di oggi, specialmente quelli
che hanno lavorato per più di quarant’anni in aziende pubbliche o private, siano
beneficiari di chi sa quali privilegi, creando in tal modo pericolosi conflitti
tra generazioni. La relazione letta in Parlamento non accenna minimamente al
problema delle evasioni fiscali che è il
vero nodo da sciogliere. Alleggerire le spalle dei lavoratori, dei pensionati,
dei datori di lavoro, del fardello fiscale, aiuterebbe la ripresa dell’economia
a patto però che non se ne parli solo in prossimità di elezioni per attirare
voti, ma che divenga un impegno primario e permanente. Solo in questo modo si
eviterebbe di fare cassa pensando sempre ai soliti noti.
15 settembre 2015
Punture di spillo. Informazione e realismo
Quanti sono gli iscritti all’ANSE con disponibilità in
contanti superiori a 100.000 € sul conto corrente o in un conto deposito? Evidentemente
Anse nazionale ritiene che siamo moltissimi, tanto è vero che la sua prima
preoccupazione è stata quella di informarli dettagliatamente che, dal 2016, potrebbero essere chiamati a rispondere in solido con i loro risparmi in caso
di crisi della banca o dell’impresa d’investimento. Il Foglio Informativo ANSE
n. 12/2015, in cui, tra l’altro, l’argomento è trattato con linguaggio sapiente,
rappresenta un chiaro esempio di informazione fatta senza tener conto della
realtà, che - ahimè - è ben diversa da quella immaginata!
22 agosto 2015
Le imprese e le loro radici
Le cronache si sono occupate più volte della cessione di importanti aziende italiane
ad acquirenti stranieri. Le ultime hanno riguardato Pirelli e Italcementi e sono state al centro del dibattito estivo. La
questione ha suscitato un vivace confronto di opinioni favorevoli e contrarie, che
hanno esaminato la questione prevalentemente dal punto di vista economico.
Tuttavia, oltre all’economia, al mercato e alla globalizzazione, vi è un altro
aspetto non meno importante, giustamente posto in risalto dal sociologo Prof.
Francesco Alberoni nell’interessante articolo pubblicato su Il Giornale del 9
agosto scorso che riportiamo.
23 luglio 2015
Bollette di gas ed elettricità: l’IVA non va calcolata sulle accise
I
giornali riportano la notizia della sentenza emessa da un Giudice di Pace di
Venezia, il quale ha deciso che l’IVA sulle bollette di gas ed
elettricità va calcolata solo sui corrispettivi spettanti al fornitore e
non anche sulle accise spettanti allo Stato come avviene adesso, dando
ragione a un consumatore che aveva fatto ricorso.
Tra i
principi richiamati dal Giudice di Pace, vi è quello sancito dalla Corte di
Cassazione con sentenza n. 3671/97, secondo cui un'imposta non costituisce
mai base imponibile per un'altra, salvo deroga esplicita.
La
decisione costituisce, indubbiamente, un precedente importante perché
mette in discussione l’attuale disciplina sull’IVA, da sempre contestata dai
consumatori, che ammette il calcolo dell’imposta anche sulle accise gravanti
sui consumi di gas e di energia elettrica.
Da un
punto di vista pratico, non è possibile prevedere al momento che la decisione
comporti vantaggi per i consumatori, poiché é improbabile che milioni di utenti
domestici (gli utenti con partita IVA non hanno alcun interesse) decidano di
imbarcarsi in un’azione legale individuale per ottenere – in caso di
vittoria – il rimborso di cifre relativamente basse. Inoltre, è chiaro che una
sola sentenza, se non seguita da decisioni analoghe di altri giudici, non fa
giurisprudenza.
Va anche
evidenziato che l’attuale ordinamento non consente ai consumatori di ricorrere
alla class-action per la fattispecie in argomento. Il quadro potrà, però,
mutare radicalmente se sarà approvato in via definitiva dal Senato il
testo uscito il 3 giugno scorso dalla Camera dei Deputati, che estende la
possibilità di un'azione di classe dal codice dei consumatori al codice di
procedura civile.
Vedremo
cosa succederà. Intanto, un fatto è certo: la sentenza del Giudice di Pace di
Venezia spinge le associazioni dei consumatori ad affinare le proprie strategie
per rilanciare l'azione volta ad eliminare il calcolo dell’IVA sulle imposte
applicate sulle bollette.
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17 luglio 2015
A proposito di rivalutazione delle pensioni
Il decreto legge n. 65/2015 sui
rimborsi per la mancata rivalutazione delle pensioni decisa dal Governo Monti,
dichiarata poi illegittima dalla sentenza della Costituzionale n. 70/2015, è
una bella fregatura per i pensionati. Come abbiamo constatato a suo tempo, il decreto in questione, recentemente
convertito in legge, stabilisce per una parte dei pensionati solo un recupero (molto)
parziale delle somme non percepite per effetto della norma dichiarata
incostituzionale, mentre a un consistente numero di essi (circa 724.250 unità) nega qualsiasi rivalutazione per gli anni 2012 e 2013.
L’interrogativo che si
pongono ora i pensionati, cui il decreto accorda solo parzialmente o nega del
tutto la rivalutazione per gli anni citati, riguarda la possibilità di ottenere
o no l’applicazione integrale della sentenza n. 70/2015 e le vie da percorrere
per esperire il tentativo in tale senso. Anche l’ANSE si è premurata di dare ai propri soci
dei suggerimenti sull’argomento. Infatti, con Foglio Informativo n. 11/2015 - dopo essersi preoccupata zelantemente di dichiarare che “La suddetta normativa [quella del decreto legge, (N.d.R.)] sembra rispettare i tratti fondamentali ed
i principi affermati dalla Corte Costituzionale (proporzionalità ed
adeguatezza), anche sotto il profilo della parziale retroattività della
disciplina con riferimento agli anni dal 2012 al 2015 compreso (essendo la
rivalutazione attribuita il 1° gennaio di ogni anno).” - ha diffuso
uno schema di istanza da inviare all’INPS (tra i tanti testi che circolano in
questi giorni), per chiedere l’applicazione integrale della sentenza. Ha anche
aggiunto che in caso di silenzio o diniego i pensionati e, quindi anche soci ANSE,
potranno rivolgersi a una Federazione di Pensionati oppure ad altra
associazione per chiedere assistenza.
Un modo elegante per
dire ai soci arrangiatevi da soli, perché l’ANSE se ne lava le mani. Bel modo
di attuare gli scopi sociali!
È più che prevedibile
che tale richiesta non avrà alcun effetto, se non quello di interrompere i
termini - peraltro allo stato attuale non prossimi alla scadenza. L’aspetto più importante
riguarda invece il merito della questione, visto che l’eventuale seguito comporta
obbligatoriamente, per chi intende andare sino in fondo, il ricorso all’azione legale. Mettere a disposizione dei soci un parere giuridico qualificato e -
all’occorrenza - organizzare e coordinare le azioni legali, individuando e indicando
ai soci interessati uno o più professionisti di riferimento, sarebbe stata
un’iniziativa perfettamente in linea con gli scopi sociali e sicuramente molto apprezzata. Qual’è
stata invece la risposta di ANSE nazionale? La rinuncia ad esercitare il suo ruolo
di guida e la scelta di “chiamarsi fuori”, invitando i soci a rivolgersi ad altri
operatori. Peccato!
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25 giugno 2015
L’ANSE e la sua capacità di aggregazione
Un collega in pensione, esprimendo con una mail il suo interesse per il nostro blog, ha anche evidenziato di essere stato iscritto all’ANSE, ma di non avere più rinnovato la sua adesione. Ci ha colpito questa dichiarazione, perché riflette il sentimento di sfiducia di numerosi soci sul ruolo dell’Associazione, che è poi una delle cause determinanti del mancato rinnovo dell’iscrizione. Il fenomeno degli abbandoni ci offre, perciò, lo spunto per una riflessione sulla capacità di aggregazione dell’Associazione.
Qualcuno liquiderà la questione, attribuendola ad una sensazione avvertita solo da chi scrive, ma la situazione reale dimostra, purtroppo, che non si tratta di sensazione.
Basta soffermarsi sulle quote associative contabilizzate nell’anno 2014 e sulla partecipazione alla recente Manifestazione nazionale 2015, i cui numeri non possono ritenersi esaltanti.
Ci limitiamo a una sola considerazione sulle quote sociali, suggerita dalla lettura dei dati delle quote ripartite per categorie di soci. Tali dati evidenziano la consistente diminuzione di 505 unità, rispetto al 2013, registrata nelle categorie dei soci in servizio, in pensione e superstiti, cioè dei soggetti aventi titolo “originario” all’iscrizione all’ANSE. Tale diminuzione, benché sia in parte compensata dall’incremento registrato nella categoria dei Soci familiari a quota ridotta, costituisce comunque un dato su cui riflettere, perché la crescita di quest’ultima categoria accompagnata dalla contemporanea riduzione delle categorie dei soci “tradizionali” altera profondamente la composizione del corpo sociale, a parte i suoi riflessi di natura finanziaria. Ricordiamo che i Soci familiari a quota ridotta ormai rappresentano oltre un quinto degli iscritti (21,5%).
Tale stato di fatto è frutto della progressiva indifferenza di molti iscritti verso l’Associazione, la quale è percepita come “assente” su alcuni importanti problemi che interessano la maggior parte dei membri della comunità. Un’associazione che mostra scarsa sensibilità rispetto ai problemi di interesse generale più complessi, non alimenta quel rapporto di fiducia tra base e vertice che rappresenta l’essenza e il collante di qualsiasi sodalizio. In altre parole, al sentimento prevalente del corpo sociale, che esige un’azione più efficace ed appropriata sulle questioni maggiormente “sentite”, si contrappone l’assenza di iniziative con la motivazione (errata) che tali problemi non rientrerebbero nei compiti istituzionali dell’ANSE. Ciò genera quell’indifferenza che nel tempo induce il socio a non rinnovare più la sua adesione.
Tanto per fare qualche esempio concreto, soffermiamoci brevemente su due problemi di maggiore attualità, sui quali si concentra l’interesse dei soci: il contributo di solidarietà e la mancata rivalutazione delle pensioni. Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, nulla si è saputo della richiesta di valutazione legale, avviata poco tempo prima dell’ultimo Congresso per decisione della Presidenza di allora; verosimilmente la pratica è caduta nel dimenticatoio, perché non è stata più seguita dalla nuova Presidenza oppure per altri motivi. Sulla mancata rivalutazione delle pensioni, non abbiano potuto notare alcuna iniziativa promossa dall’ANSE. Né tanto meno si può affermare che sia stata avviata un’azione idonea attraverso il celebrato “Patto federativo a tutela degli anziani”, il quale sino ad oggi - almeno così risulta - oltre a un comunicato stampa sull'argomento, non ha prodotto nulla di rilevante. Come si vede, ben poca cosa.
Non contribuiscono, inoltre, a instaurare un clima di fiducia tra Associazione e iscritti, taluni comportamenti della dirigenza nazionale, dei quali non si riesce a comprendere la logica. Ovviamente, ci riferiamo alla logica comune, quella delle persone normali che si lasciano guidare dal buon senso e non dalla spocchia di chi dirige l’ANSE. Sempre per stare sul concreto, è incomprensibile che l’Assemblea nazionale, impegnata a discutere sul modo più efficace per incrementare le adesioni all’ANSE, finisca, nella stessa riunione, per occuparsi diffusamente delle modalità di iscrizione all’ANLA (cfr. verbale Assemblea nazionale 10-12 dicembre 2014). D’accordo, la discussione è stata originata dall’esigenza di conoscere quanti soci ANSE sono iscritti contemporaneamente anche all’ANLA, ma è a dir poco stravagante utilizzare il tempo dell’Assemblea nazionale per discutere di dettagli che non ci riguardano e vanno ben oltre l’esigenza di conoscere il fenomeno. Beninteso, non è in discussione la libertà delle persone, e quindi anche dei soci ANSE, di aderire a qualsiasi altra organizzazione, ma è contrario a ogni logica - lo ripetiamo - che l’Assemblea nazionale dell’ANSE si occupi con dovizia di particolari dell’importo della quota associativa dell’ANLA e dell’eventuale riduzione praticata per le adesioni di gruppo. Il messaggio implicito che si trasmette non è certamente positivo per l’ANSE, perché contribuisce ad aumentare il sospetto che tutto ciò preluda alla progressiva liquidazione della nostra Associazione e alla sua confluenza nell’ANLA. Se trattasi solo di supposizioni o di un disegno ben preciso, non possiamo saperlo. Ricordiamo solo che in un post pubblicato su questo blog abbiamo riportato le legittime preoccupazioni dei soci, che purtroppo permangono e si rafforzano, visto che dalla Presidenza nazionale non è arrivato alcun chiarimento.
Che la situazione sia destinata a cambiare è piuttosto improbabile. Il dibattito negli organismi nazionali sui problemi che interessano maggiormente i soci è quasi inesistente e l’atteggiamento dei membri dell’Assemblea nazionale è improntato alla massima prudenza. A parte i fedelissimi del Presidente, gli altri membri o si mostrano riluttanti a manifestare il proprio pensiero, preferendo uniformare il proprio comportamento a quello del leader, perché ritengono assai scarsa la possibilità di incidere sul corso impresso all’Associazione, oppure si limitano ad esprimere le loro critiche in privato, non lesinando qualche battuta sarcastica, ma evitando di manifestare il loro punto di vista nelle sedi competenti.
Risultato: tutto sembra andare per il meglio e perciò, almeno da un punto di vista formale, si ricava l'impressione che l’azione della dirigenza abbia un consenso convinto e diffuso, che non rispecchia però il sentimento reale degli associati.
Dal nostro punto di osservazione emerge, infatti, che tra i soci è diffuso più di quanto si possa pensare il convincimento che ANSE nazionale non riesca più a catturare la fiducia della gente, intesa come espressione di un consenso effettivo verso una “linea di azione” riconosciuta e fatta propria dall’intera comunità. In altre parole, l’attenzione verso i problemi della comunità compatibili con gli scopi sociali è fondamentale per alimentare il rapporto con i soci. Coltivare la memoria lavorativa e il rapporto di comunanza tra i soci va bene, ma non basta; come ha sintetizzato efficacemente il collega Luigi Marengo, commentando un post pubblicato su questo sito, "L'essere soci non significa solo partecipare a Congressi Nazionali o a incontri regionali conviviali."
Occorre che l'ANSE si faccia carico dei problemi di carattere generale riguardanti i soci per assisterli e tutelarli, impiegando le risorse eventualmente necessarie per promuovere ed attuare iniziative idonee finalizzate alla ricerca di soluzioni, in analogia a quanto praticato da altre associazioni. Individuare e condividere i problemi dei soci, attuando azioni di tutela, significa esercitare quel ruolo su cui si fonda il patto associativo, che genera fiducia e consenso. Al contrario, la scarsa attenzione o peggio l’inazione portano inevitabilmente al ritiro di uno dei soggetti del patto stesso: l’iscritto che decide di abbandonare la comunità associativa.
La tutela dei diritti è diventata un elemento essenziale del rapporto tra l'Associazione e i suoi soci, che chiedono all’ANSE di svolgere un ruolo attivo nel promuovere iniziative attraverso tutti i mezzi possibili, superando le remore che frenano o condizionano la sua azione. Non si tratta di cambiare i connotati dell’Associazione, né di stravolgere la sua “missione”, si tratta invece di realizzare quegli scopi sociali spesso negletti, dispiegando azioni adeguate al tempo in cui viviamo e alle necessità dei soci. Non farlo significa deludere le loro attese; significa ridurre l’ANSE a un sodalizio di soli nostalgici, cosa da evitare nel modo più assoluto.
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